Giovannini a Duezerocinquezero: «Italia indietro sulle rinnovabili, il nucleare di quarta generazione non esiste»

Aprile 23, 2026 - 18:30
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Giovannini a Duezerocinquezero: «Italia indietro sulle rinnovabili, il nucleare di quarta generazione non esiste»

Nel corso della terza e ultima giornata di Duezerocinquezero, il Forum nazionale sull’energia e sulla sostenibilità in corso a Padova, l’economista Enrico Giovannini è intervenuto tracciando un quadro lucido e diretto sullo stato della transizione energetica in Italia e in Europa. L’ex ministro e attuale direttore scientifico dell’ASviS ha riconosciuto i passi avanti compiuti a livello territoriale («il Veneto ha fatto già molto per la transizione energetica e intende accelerare»), ma ha soprattutto sottolineato che a livello nazionale l’Italia non sta procedendo con la giusta velocità e ha anzi rallentato rispetto ad altri partner europei. «Germania, Spagna e altri hanno fatto molto meglio di noi sulle rinnovabili. L’accelerazione va infatti vista rispetto a quello che fanno gli altri Paesi», ha osservato.

Allargando lo sguardo sull’Europa nel suo complesso, l’ex ministro del governo Draghi ha evidenziato una contraddizione strutturale: nonostante obiettivi ambientali ambiziosi, il continente continua a registrare criticità importanti. «Abbiamo 300mila morti all’anno in Europa di malattia legate all’inquinamento, di questi 70mila solo in Italia, in particolare in Pianura Padana», ha ricordato, insistendo sulla necessità di accelerare. E lo si deve fare non solo per questioni di carattere ambientale e di contrasto alla crisi climatica, considerando che la transizione non è più soltanto una scelta etica ma anche economica: «Oggi, siccome i costi di investimenti in rinnovabili si sono abbassati, possiamo puntare a centrare il trilemma (sicurezza- competitività-sostenibilità) con le rinnovabili. Dunque, perché arrestarsi se è conveniente?».

Quella del direttore scientifico dell’ASviS è una visione che si lega direttamente alla strategia europea del Green deal: costruire un sistema produttivo sostenibile per rafforzare la competitività globale. In questa direzione, Giovannini ha richiamato anche i dati sulla manifattura italiana, sottolineando come le imprese che hanno investito in sostenibilità abbiano registrato performance migliori: «Un incremento del valore aggiunto superiore al 16% nel triennio successivo, rispetto alle altre imprese. La vera competitività si costruisce sposando sostenibilità e innovazione nei processi produttivi».

Il tema energetico assume poi una dimensione strategica più ampia, arrivando a toccare la sicurezza nazionale. Per questo Giovannini ha criticato apertamente alcune scelte territoriali: «Non è possibile che ci siano Regioni che hanno detto che il 90% del loro territorio sia inadatto alle rinnovabili, come la Sardegna».

Accanto alle criticità, però, esistono strumenti concreti per agire. Dalle infrastrutture ai cambiamenti normativi, l’ex ministro ha ricordato come anche la Costituzione italiana sia stata aggiornata grazie al lavoro dell’ASviS: oggi l’articolo 9 tutela esplicitamente ambiente, biodiversità ed ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni. Un passo importante che, secondo Giovannini, deve ora tradursi in atti concreti, come l’aggiornamento delle linee guida delle sovrintendenze.

Sul fronte economico, il Pnrr ha «dato una scossa all’economia e alla società italiana sotto tutti i punti di vista». «Ora, però, è necessario guardare oltre», ha aggiunto, «pianificando le prossime tappe e sfruttando appieno strumenti europei ancora sottoutilizzati, come il fondo Ets”. Allo stesso tempo, ha invitato a non lasciarsi distrarre da false soluzioni: «Il nucleare di quarta generazione non esiste. Quello di terza generazione ha dei costi altissimi, quindi è inattuabile». La priorità, ha ribadito, resta l’utilizzo delle tecnologie già disponibili.

In questo percorso, la decarbonizzazione al 2050 resta un obiettivo realistico e raggiungibile, anche mantenendo una quota residuale di gas. Ma la posta in gioco va oltre il clima: riguarda il modello stesso di sviluppo: «Dobbiamo comprendere che la sostenibilità è una trasformazione radicale dei nostri modelli di capitalismo e distribuzione del potere nel senso di una maggior democraticità».

Infine, Giovannini ha allargato lo sguardo alle due grandi trasformazioni in atto – quella energetica e quella digitale – evidenziando un paradosso nel dibattito pubblico: sulla prima si invoca prudenza, sulla seconda accelerazione. Dietro questa divergenza, secondo lui, si nascondono «enormi scontri di potere economico, dunque politico».

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia