Dopo dieci anni di presidenza ad Arcigay Varese, Boschini passa il testimone: “Lascio un’associazione solida”

Dieci anni esatti.
Il 10 marzo 2016 Giovanni Boschini diventava presidente di Arcigay Varese. E sabato, con il congresso associativo, lascerà ufficialmente la carica. Dieci anni che hanno segnato una rifondazione profonda dell’associazione varesina, rinata dopo anni di quiescenza di fatto proprio nei mesi in cui si discuteva quella che sarebbe diventata la legge sulle unioni civili, la principale conquista in tema di diritti per la comunità LGBT in Italia.
È stato Boschini, insieme al gruppo che lo ha seguito, a fondare il Varese Pride nel 2016, una manifestazione che ha portato la città sotto un’altra luce, facendola entrare nella rete europea e mondiale dei pride: «Anche per confrontarci e scambiarci buone prassi, oltre a far conoscere Varese in modo diverso» spiega. Inoltre, sempre durante la sua presidenza, nel 2022, è nato il Centro Arcobaleno in piazza 26 Maggio a Biumo, un centro antidiscriminazione per persone LGBT che offre servizi gratuiti, sia psicologici che di prima necessità, per le vittime di discriminazioni.
Qual è il suo consuntivo di questi dieci anni da presidente?
«Sicuramente siamo riusciti a colmare un vuoto che c’era da tempo e siamo riusciti a creare un punto di riferimento con la comunità, oltre che un ponte con istituzioni e politica. A volte è stata anche dura, fare attivismo è logorante: mi sono trovato più volte davanti a muri di gomma che non dovrebbero esserci. Non è così per tutti: ci sono istituzioni che ascoltano. Altre però davanti a semplici richieste di primo incontro non hanno nemmeno risposto. Ci “rimbalzavano” già dal centralino, solo per il tema che portiamo avanti. Questo è il punto più amaro, l’unico che mi sento di segnalare. Allo stesso tempo però abbiamo trovato istituzioni e aziende che ci hanno ascoltato e non hanno mancato di dare il loro sostegno anche in momenti difficili, come questo. E una cosa bella in questi anni sono stati i messaggi lasciati nella cassetta delle lettere di Arcigay, che ci ringraziavano di quello che avevamo fatto. Sono cose che fanno stare bene, perché ti fanno capire che quello che facciamo aiuta molte persone».
L’inizio della sua presidenza l’ha visto studente universitario: ora sono cambiate molto le cose…
«E’ vero: siamo partiti addirittura nel 2015, come ragazzi dell’università che reclamavano diritti, ed eravamo in piazza in pochi. Io ero uno di quegli studenti, e il mio attivismo è poi cresciuto…. Io però ho sempre fatto l’informatico, e ora questo è il mio lavoro, oltre a quello di coordinare il centro antidiscriminazione. In effetti, è stata un’evoluzione inaspettata, e all’inizio nemmeno facile: sul lavoro la mia visibilità era ingombrante. L’evoluzione principale in questi dieci anni è stata comunque nel segno dell’associazionismo, un’evoluzione che è servita per farci crescere e rendere le cose più solide. E poi ho anche conosciuto mio marito…»
Cosa lascia al prossimo presidente e cosa gli augura?
«Gli auguro sicuramente il meglio per questo nuovo mandato, e questa nuova avventura, che comincia in un periodo storico un po’ complicato. Lascio però un’associazione solida che può davvero aiutare le persone. Inoltre, auguro nuove prospettive e nuove idee perché senza di loro non si cresce: c’è sempre bisogno di nuova freschezza».
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