È stato creato il primo Etf per la ricostruzione ucraina

Il 25 febbraio 2022, il giorno dopo l’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina, i mercati crollavano e l’indice Pfts della borsa di Kyjiv veniva sospeso. Per molti l’Ucraina era un Paese spacciato. Invece, quattro anni dopo la guerra non è finita, Mosca è impantanata nel fango e c’è chi sceglie di investire su Kyjiv. Mentre cadono le bombe, investitori privati stanno già mettendo capitali nel Paese e alla Borsa di Londra è stato appena lanciato il primo Etf sulla ricostruzione ucraina. Perché investire in un Paese ancora in guerra può avere senso.
Secondo Henry Shterenberg, imprenditore ucraino naturalizzato americano e presidente onorario del World Trade Center Kyiv, ci sono almeno tre buoni motivi. «Primo, storicamente i maggiori profitti si sono sempre fatti nel dopoguerra. Secondo, l’Ucraina è ricca di risorse naturali. Terzo, è uno dei Paesi più grandi d’Europa e diventerà un membro dell’Unione europea. Chi entra ora potrà beneficiare della crescita di valore futura e, secondo me, l’Ucraina diventerà il Paese più avanzato al mondo in termini di smart manufacturing. A differenza di altri Paesi dove è difficile riconvertire infrastrutture obsolete, il novantacinque per cento del nostro territorio è ancora vergine. Possiamo costruire tutto da zero, nel modo giusto: sostenibile, efficiente, digitale».
A questo si aggiungono altri due motivi: gli oltre novanta miliardi tra prestiti e assistenza finanziaria accordati dall’Unione europea a Kyjiv (Ungheria permettendo) e la completa esenzione dalle tasse per almeno dieci anni per gli investitori esteri. A fine 2024 questo ha attratto in Ucraina oltre sessanta miliardi di stock investimenti esteri diretti, principalmente con aziende con sede legale a Cipro, Paesi Bassi, Svizzera e Stati Uniti. L’Italia è neanche tra i primi venti.
La raccolta di risparmio tra i piccoli investitori è stata finora più complessa. Anche per questo il Kyiv Independent ha pubblicato una “Guida per gli investimenti in Ucraina”, negli stessi giorni in cui alla Borsa di Londra ha debuttato il primo fondo negoziato dedicato alla ricostruzione del Paese: l’Ukraine Reconstruction Ucits Etf, lanciato dall’emittente HANetf con il contributo di Kpmg, e che replica il VettaFi Ukraine Reconstruction Index.
L’Etf non investe direttamente in asset ucraini, almeno per ora. Il portafoglio è composto soprattutto da grandi aziende europee e globali quotate, attive nei settori che saranno centrali nella ricostruzione: infrastrutture, energia, industria pesante, difesa e ingegneria civile. L’obiettivo è intercettare il flusso di capitali pubblici e privati che nei prossimi anni dovrà finanziare la ricostruzione del Paese, stimata dalla Banca Mondiale in oltre cinquecento miliardi di dollari.
Il fondo potrà includere progressivamente anche aziende ucraine, quando torneranno a quotarsi sui mercati internazionali e la liquidità del sistema finanziario inizierà a normalizzarsi.
Il debutto in borsa è stato prudente, come spesso accade per Etf tematici di nicchia. Nei primi giorni di contrattazione il prezzo si è mosso tra circa 8 e 8,6 euro per quota, con volumi ancora contenuti ma in crescita. UKRN è stato presentato dai promotori come un veicolo di investimento di lungo periodo, legato alla trasformazione dell’economia ucraina e alla sua integrazione con l’Unione Europea. Nelle loro intenzioni i mercati dei capitali privati potrebbero diventare una delle infrastrutture finanziarie della ricostruzione, permettendo agli investitori di partecipare a un processo che sembrava destinato quasi solo da governi e istituzioni multilaterali. Ossigeno per la rinascita ucraina, sempre più legata all’Occidente.
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