Calcio, criminalità, clan e quel che Meloni prima o poi dovrà spiegare

Premessa: la nuova vicenda che coinvolge Andrea Delmastro investe profili penali che qui non si possono né si debbono valutare perché riguardano la magistratura.
La questione politica, invece, sì che va affrontata. Questa questione politica riguarda i rapporti inquietanti fra la destra romana e la criminalità organizzata. La cosa è molto importante perché si sta parlando del primo partito italiano la cui leader è anche la presidente del Consiglio, di cui il più importante esponente è presidente del Senato, che annovera vari ministri, sottosegretari, presidenti di commissione, tra le quali l’Antimafia. Che la vicenda scotti è dimostrato dal fatto che le sorelle Meloni sono subito scese in campo per difendere il sottosegretario alla Giustizia. Quindi è oggettivamente un’altra grana per il governo.
Ora, per quanto Delmastro, già incappato in altre vicende giudiziarie e pure condannato in primo grado per una di queste, su Linkiesta Carmelo Palma ha già spiegato il fatto di cui si sta discutendo. Una strana storia nella quale il sottosegretario di Fratelli d’Italia si era imbarcato in una società, fondata nella sua Biella con altri esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia, con la figlia di un ristoratore romano, Mauro Caroccia, che risulta impelagato con il clan del camorrista Michele Senese. Delmastro, quando ha capito con chi si era messo in affari, ha fatto dietrofront spiegando che non conosceva il padre della ragazza e che appena saputo è uscito dalla società. Ma poi è uscita una sua foto abbracciato al padre della ragazza nel ristorante di famiglia. E non appare nemmeno vero che il sottosegretario abbia subito preso le distanze dalla famiglia Caroccia dato che oggi emerge un’altra foto di un paio di mesi fa in cui Delmastro cena nel ristorante di Caroccia insieme a Giusy Bartolozzi, la capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Vedremo gli sviluppi perché il caso è solo agli inizi.
Dicevamo che la questione politica sulla quale il partito di Giorgia Meloni dovrebbe dire qualcosa è quella di ripetuti rapporti tra la destra romana e ambienti criminali che operano nella Capitale. I tempi di Massimo Carminati sono lontani, ma poi non tanto. Strascichi di nessi opachi tra destra, ambienti sportivi – gli ultrà della Lazio – e malavita (droga, riciclaggio di denaro sporco, ristoranti e quant’altro) esistono tuttora. Delmastro può essere rimasto impigliato, magari per imperizia, in un giro sbagliato.
Dice Matteo Orfini del Partito Democratico, che da anni segue queste vicende: «Qualche tempo fa Paolo Signorelli, portavoce di [Francesco] Lollobrigida, fu costretto alle dimissioni dopo la pubblicazione di sue chat in cui si abbandonava a orribili commenti antisemiti. In quelle chat Signorelli dialogava con Fabrizio Piscitelli, in arte “Diabolik”, capo degli ultras della Lazio nonché personalità di spicco della criminalità romana, ucciso in pieno giorno in un parco romano. “Diabolik” ovviamente conosceva e frequentava la famiglia Caroccia, come emerso in una precedente inchiesta».
Ovviamente, ripetiamo, vedranno i magistrati. Però è fuori dubbio che esista un contesto, avrebbe detto Leonardo Sciascia, come di scatole cinesi. Calcio, criminalità, destra. “Roma Caroccia”, alla maniera di Antonello Venditti, ancora una volta.
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