Energia dal cuore della Terra: gli USA puntano sui superpozzi
Stiamo assistendo a numerosi progetti che riguardano la geotermia, e a dirla tutta ci fa davvero piacere vedere nuovi sforzi una una tra le più interessanti forme di energie rinnovabili. Il motivo è presto detto, ed è la disponibilità più costante rispetto ad altre fonti, che dipendono da precise condizioni climatiche. L'eolico, dal vento, il solare dal sole, e per loro natura non potranno mai assicurare la costanza necessaria a garantire una piena autonomia energetica.
La geotermia potrebbe farlo, e il nuovo sviluppo di una forma chiamata "geotermia supercalda" non può che promettere bene, almeno sulla carta. Si tratta per ora di un progetto di ricerca, che è già stato finanziato con circa 700.000 dollari. Le attuali tecniche soffrono di alcune limitazioni legate al sottosuolo, ma in questo caso si punta a capire se sia davvero possibile sfruttare il calore più profondo della Terra per produrre quantità di elettricità potenzialmente enormi.
Studi simili sono necessari per avere un punto di partenza, una sorta di base comune che dica con certezza quali materiali si potrebbero rivelare adatti e qual è il livello di resistenza attualmente raggiungibile dalle nostre tecnologie. Il problema è che più in basso si scende, più aumenta la compressione e le temperature in generale, fino a raggiungere punti in cui la geotermia diventa impossibile. Eppure le stime dei ricercatori dicono che non stiamo facendo nulla, o quasi, per utilizzare questa incredibile risorsa. Sfruttare appena l’1 per cento delle risorse di roccia supercalda presenti nel pianeta potrebbe generare fino a 63 terawatt di potenza, più di otto volte l’attuale produzione elettrica globale.
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