Era già tutto previsto: lo strapotere dei colossi francesi domina gli Oscar

Mar 16, 2026 - 13:30
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Era già tutto previsto: lo strapotere dei colossi francesi domina gli Oscar
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Il 24 marzo 2002 il mondo scoprì l’esistenza di Elie Saab. Il designer libanese realizzò un abito per l’attrice Halle Berry che quella sera vinse l’Oscar come attrice protagonista del film ‘Monster’s ball’. Lei entrò nella storia del cinema per essere stata la prima donna afroamericana a portare a casa la statuetta e, parallelamente, da quel red carpet, iniziò l’ascesa internazionale di Saab, ormai tra i nomi abituali della Paris fashion week. Oggi un esordio simile sarebbe impensabile.

Ieri, durante la cerimonia dei premi Oscar allestita come di consueto al Dolby Theatre di Los Angeles, le vincitrici delle principali categorie hanno indossato look provenienti dagli atelier delle maison francesi più blasonate. Jessie Buckley, miglior attrice protagonista per il ruolo di Agnes Shakespeare in ‘Hamnet’, ha scelto una creazione di Chanel, Michael B. Jordan, migliore attore protagonista per la pellicola ‘Sinners’, era in Louis Vuitton mentre Amy Madigan ha vinto per la categoria attrice non protagonista grazie alla partecipazione in ‘Weapons’ sfoggiando un abito di Dior. Sean Penn, miglior attore non protagonista, ha scelto di non intervenire all’evento.

Fatta eccezione per Kate Hudson in Armani Privé, tutte le altre attrici nominate sono state immortalate sul red carpet con abiti di Chanel o di griffe che fanno capo al colosso del lusso Lvmh (ben sei su dieci tra Louis Vuitton, Dior, Givenchy e Loewe). Inoltre, la maggior parte delle altre attrici presenti alla cerimonia ha indossato outfit dei marchi di Lvmh e Kering (Gucci, Bottega Veneta, Balenciaga, Saint Laurent). È stata anche la prima notte degli Oscar per le creazioni di Matthieu Blazy e Jonathan Anderson, rispettivamente direttori creativi di Chanel e Dior.

Le nominate Teyana Taylor, in Chanel, e Rose Byrne, in Dior. Ph. courtesy of Chanel e Dior

Rare le star femminili di primo piano che hanno optato per altre maison, fatta eccezione per Armani, Valentino e Prada; assenti griffe storicamente molto presenti come Versace (attualmente in attesa dell’esordio di Pieter Mulier), Ralph Lauren e Michael Kors. Tra i pochi brand ‘superstiti’ anche Alberta Ferretti, Ami Paris, Vivienne Westwood, Elie Saab, Gabriela Hearst, Antonio Marras e Thom Browne.

Il red carpet rispecchia in realtà una posizione di potere evidente anche sfogliando le riviste di settore, le pagine pubblicitarie nelle posizioni principali sono sovente occupate da Chanel e i marchi di Lvmh e Kering. I tre big annunciano a velocità sempre più frequente la nomina di ambassador che, di conseguenza, indossano le loro creazioni sui red carpet internazionali. Lo sbilanciamento è lampante e la notte degli Oscar è solo la conferma di un sistema sempre più ristretto a cui accedono i soliti player.

Anne Hathaway in Valentino Haute Couture e Anna Wintour in Dior. Ph. courtesy of Valentino e Dior

Oltre ai pareri sul red carpet, gli appassionati di moda hanno commentato con stupore sui social l’arrivo sul palco di Anna Wintour (in Dior) e Anne Hathaway (in Valentino Haute Couture) per presentare i premi per i migliori costumi e per il miglior trucco e acconciature. Le due hanno anche dato ufficialmente il via al pronto tour dell’imminente ‘Il diavolo veste Prada 2’ sequel della pellicola cult uscita vent’anni fa. Si spera che, almeno sul grande schermo, lo styling includa – come nel primo film – anche marchi indipendenti, emergenti e, perché no?, esordienti.

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Redazione Redazione Eventi e News