“Falsissimo”, e il pubblico che trova irresistibile farsi i fatti altrui

Se nel Risorgimento ci fossero stati i cellulari con le telecamere, la signorina a tariffa oraria con cui il principe di Salina s’intratteneva quando andava a Palermo avrebbe immortalato il principone per poi ricattarlo con foto vendibili al miglior offerente?
Forse no, perché è vero che nella fine di secoli di discrezione i cellulari hanno avuto un’enorme importanza, e neanche solo in caso di sesso con mercenarie – fa delle foto a casa di Berlusconi la signora D’Addario, ma fa anche una foto a Salvini dormiente la sua allora fidanzata Elisa Isoardi – ma il problema temo sia un altro.
Questo è un articolo che ometterà i nomi dei protagonisti, perché non mi interessa spettegolare ulteriormente di coloro di cui si occupa l’ultima puntata del format di sputtanamento di Fabrizio Corona; mi interessa invece usarla per chiedermi quand’è successo che ci siamo ritrovati con una classe dirigente così inadeguata.
Breve riassunto degli eventi esposti da Fabrizio Corona nella sua puntata di “Falsissimo”, priva come sempre di dono della sintesi, ma questa volta ricca di registrazioni di videochiamate.
Un signore di cui non faremo il nome ma che è un uomo di potere ultrasessantenne viene approcciato, a una fiera di abiti da sposa dove si trova come ospite retribuito, da un trentenne della vigilanza che gli palesa subito le sue ambizioni, o almeno questo è quel che si inferisce dalle dichiarazioni del trentenne stesso nella denuncia pubblicata da Corona.
È, un trentenne dello sprofondo della provincia napoletana che è in cerca della sua scheggia di riflettore, uno del quale c’è da fidarsi? Ovviamente no, ed è ovvio che è facile dirlo col senno di poi, dopo aver visto che tutte le videochiamate le registrava dall’inizio, evidentemente in cerca di modi di monetizzarle, evidentemente in cerca del caso da creare, caso che l’esistenza di Fabrizio Corona e del suo format ha facilitato ma insomma: è chiaro che il trentenne il cui telefono fa i video è una Cécile de Volanges che si può rivoltare contro a qualunque visconte di Valmont perché non ha, a livello reputazionale ed economico, niente da perdere e tutto da guadagnare.
Come fa un esponente della classe dirigente a non porsi il problema che non ci si possa consegnare nella nudità delle proprie perversioni a gente che ha reso chiaro fin dall’inizio di avere ambizioni superiori ai propri talenti? Com’è possibile che, dopo venti o quanti sono anni di strumenti digitali pericolosissimi, la classe dirigente ancora non abbia imparato a gestirli con parsimonia? E, soprattutto: quand’è che la classe dirigente con perversioni sessuali ha smesso di sapere che la carne giovane va selezionata all’ingresso?
Io mi meraviglio ogni giorno che chiunque abbia un ruolo di potere in una qualunque innocentissima riunione di lavoro, ma anche chiunque organizzi una cena a casa propria, non faccia lasciare i cellulari all’ingresso: come fanno a non preoccuparsi tutto il tempo che qualcuno registri, che qualcuno renda pubblico ciò che è privato? Io mi preoccupo delle conversazioni innocenti, e poi là fuori c’è gente con ruoli di responsabilità che dice cose irripetibili a sconosciuti che ovviamente salvano e prontamente inviano la registrazione dello schermo al miglior offerente.
Non vorrei essere sempre io quella che svela cose che in società facciamo tutti finta non esistano, e per quest’inverno mi sembra d’essermi già sacrificata dicendovi quanto spesso le donne tra di loro parlino delle misure del contenuto delle mutande maschili, quindi non aggiungerò orrore a raccapriccio svelando, agli uomini non addentro a questa particolarità, quanto sia sorprendente la percentuale di uomini cui piace farsi pisciare addosso.
Figuriamoci se posso meravigliarmi quando Corona fa vedere una videochiamata in cui un esponente della classe dirigente dice a un ragazzo della profonda provincia che sì, non vede l’ora che lui gli pisci addosso, ma dobbiamo farlo nella doccia altrimenti si rovina il pavimento. Lo trovo anche tenero, giuro. Sono pronta a riderne con benevolenza, giuro. Ma.
Ma non è possibile che il pubblico senta questa roba. C’è una ragione per cui non si parla in società di ciò che si fa in camera da letto, ed è che le perversioni sessuali sono quel che Pessoa diceva fossero le lettere d’amore: tutte ridicole. Quindi, non le illustri in videochiamata a uno al quale, in quella stessa videochiamata, devi chiedere il cognome onde raccomandarlo per un programma televisivo. Non consegni i tuoi turpi segreti a uno di cui non sai neanche il cognome, su uno strumento sul quale questo tizio di cui non sai il cognome potrebbe registrare la conversazione. Non lo fai perché no. Non lo fai perché non l’hai selezionato all’ingresso, che è quel che, da che mondo è mondo, gli uomini di potere fanno con le marchette.
Quest’accortezza, che in secoli in cui restavano in giro molte meno prove avevano tutti gli uomini con qualcosa da perdere, gli uomini con un patrimonio o una posizione di potere, quest’accortezza è inspiegabilmente andata perduta nel secolo in cui è per converso divenuto facilissimo sputtanare qualcuno. Com’è possibile? Cos’è andato perduto nella trasmissione del sapere?
È solo questo che m’interessa capire, di tutto il resto non m’importa nulla. Non m’importa nulla delle ipotesi di reato di cui fantastica Fabrizio Corona, che pensa che un provino per un reality su una tv privata sia un concorso statale, per cui nell’eventualità che il giovanotto fosse stato raccomandato dall’uomo di potere ciò avrebbe inficiato la trasparenza dell’appalto, e se invece tale raccomandazione non fosse avvenuta si configurerebbe il reato d’ambizione infranta.
Non m’importa nulla dei conflitti d’interessi, delle ingerenze, delle ovvie sovrapposizioni tra la vita d’ufficio e la vita nelle mutande: i programmi di cui si parla nella puntata di Corona non sono esattamente contesti in cui siano richiesti particolari titoli di studio o abilità o talenti. Con chi vai a letto per entrarci fa parte della trattativa che fai con te stesso quando fai il conto delle tue ambizioni e di come puoi colmare il divario tra ciò che sei e ciò che vorresti sembrare. E sì, lo so che ora le produzioni dei programmi in questione mi diranno che è diffamatorio sostenere che si vada a letto con qualcuno per passare i loro casting, ma il fatto è che non lo è.
Le cose accadono assai più per caso di quanto piaccia credere al giovanotto di provincia convinto che se l’uomo potente l’avesse preso a ben volere lui a quest’ora chissà dove sarebbe. “Andare a letto” non va inteso diversamente da “rispondere gentilmente a qualcuno che neppure sai lavori in quel programma ma al bar ti chiede di passargli lo zucchero”: le cose accadono per caso, e se non accadono bisogna mettersela via: è l’unica ricetta per la serenità.
Se però così non va, è buona norma evitare di lasciare prove in mano a gente poco propensa a rassegnarsi alla perdita delle presunte grandi occasioni. È bene affidare, come hanno sempre fatto gli uomini di potere nei secoli che hanno preceduto questo, la selezione della carne giovane a chi sappia garantire innanzitutto discrezione.
Non per altro, ma perché il pubblico trova irresistibile farsi i fatti altrui, e non c’è nessuno al mondo che, se gli mandano in onda le vostre squallide videochiamate, non le guardi.
Bisogna badare a sé stessi: possibile che l’avessero capito in secoli in cui non avevano l’acqua corrente in casa, e noi con tutti i comfort ce lo siamo dimenticato?
L'articolo “Falsissimo”, e il pubblico che trova irresistibile farsi i fatti altrui proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




