Foreste europee sotto pressione climatica: entro il 2100 raddoppieranno i disturbi naturali

Mar 17, 2026 - 09:30
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Foreste europee sotto pressione climatica: entro il 2100 raddoppieranno i disturbi naturali
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Una simulazione su 185 milioni di ettari di foreste europee prevede un forte aumento di incendi, tempeste e infestazioni entro il 2100. Lo studio, tra i più vasti studi di modellistica forestale mai realizzati, cui ha contribuito anche Eurac Research di Bolzano, evidenzia il ruolo di incendi, insetti e tempeste nel ridefinire gli ecosistemi forestali

Il cambiamento climatico non modifica soltanto temperature e regimi delle precipitazioni. Le sue conseguenze si riflettono anche sulla stabilità degli ecosistemi forestali, con effetti destinati a ridefinire il paesaggio europeo nei prossimi decenni.

Un nuovo studio internazionale di modellistica forestale – coordinato dalla Technical University of Munich e realizzato con il contributo di numerosi centri di ricerca europei, tra cui Eurac Research e l’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isafom)- offre una delle analisi più complete finora disponibili su questo tema.

La ricerca rappresenta il più ampio esercizio di simulazione forestale mai condotto su scala continentale. Attraverso un sistema avanzato di modellizzazione basato su intelligenza artificiale e dati satellitari, gli studiosi hanno analizzato l’evoluzione dei disturbi naturali in tutti i 185 milioni di ettari di foreste europee, simulandone le possibili traiettorie fino al 2100 con una risoluzione spaziale di cento metri.

L’obiettivo era comprendere come incendi, tempeste e infestazioni di insetti – fenomeni già oggi responsabili di una parte rilevante della mortalità degli alberi – potrebbero evolvere in scenari climatici futuri (lo studio Climate change will increase forest disturbances in Europe throughout the 21st century è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science).

Disturbi naturali destinati a crescere

I risultati indicano un aumento significativo dei disturbi forestali nel corso del XXI secolo. Secondo le simulazioni, nello scenario climatico più severo elaborato dall’Ipcc la superficie interessata da incendi, tempeste e infestazioni potrebbe più che raddoppiare rispetto al periodo recente, con un incremento stimato del 122%.

Tra i fattori di disturbo, gli incendi risultano quelli maggiormente sensibili alle variazioni climatiche. L’area mediterranea si conferma particolarmente esposta, ma l’espansione del rischio riguarda anche regioni finora considerate relativamente stabili, comprese aree temperate e boreali.

Il fenomeno non riguarda quindi soltanto i Paesi tradizionalmente colpiti dagli incendi estivi. Le simulazioni indicano un aumento della probabilità di incendi anche nelle regioni alpine, in Germania e nel sud della Finlandia, evidenziando una trasformazione progressiva dei regimi di disturbo su scala continentale.

Un ulteriore elemento evidenziato dallo studio riguarda l’interazione tra diversi fattori di disturbo. Tempeste, infestazioni di insetti e incendi possono infatti rafforzarsi reciprocamente, generando effetti cumulativi sugli ecosistemi forestali.

Il contributo della modellistica basata sull’intelligenza artificiale

La portata della ricerca è resa possibile dall’utilizzo di un nuovo framework di simulazione basato su tecniche di deep learning. Il meta-modello sviluppato dai ricercatori integra una vasta mole di simulazioni locali realizzate negli anni passati attraverso modelli forestali process-based.

Nel complesso il sistema è stato addestrato su oltre un milione di simulazioni relative a 13.600 foreste europee, equivalenti a circa 135 milioni di anni di sviluppo forestale simulato. L’analisi combina dati satellitari, modelli ecologici e moduli specifici per la simulazione di incendi, tempeste e infestazioni di insetti come il bostrico.

Il risultato è una piattaforma capace di proiettare l’evoluzione dei disturbi forestali con un livello di dettaglio spaziale e temporale finora inedito. Questo approccio consente di identificare con maggiore precisione le aree più vulnerabili e di comprendere come i cambiamenti climatici possano alterare la dinamica degli ecosistemi forestali.

Tra i contributi scientifici integrati nel modello figurano anche le simulazioni sviluppate da Eurac Research, tra cui quelle coordinate dal ricercatore Marco Mina, coautore dello studio.

Boschi più giovani e nuove implicazioni ecologiche

Le simulazioni non indicano necessariamente una scomparsa delle foreste europee, ma delineano un cambiamento significativo nella loro struttura demografica. L’aumento dei disturbi naturali comporterà infatti una maggiore mortalità degli alberi maturi, con la conseguente diffusione di popolamenti più giovani.

Secondo le proiezioni, la quota di foreste giovani potrebbe aumentare fino al 14%, mentre la presenza di foreste mature e vetuste tenderà a ridursi. Questa trasformazione ha implicazioni rilevanti sia per la biodiversità sia per i servizi ecosistemici forniti dai boschi.

In particolare, foreste più giovani richiedono tempi più lunghi per accumulare carbonio nel suolo e nella biomassa. Ciò potrebbe ridurre la capacità complessiva degli ecosistemi forestali di contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico attraverso l’assorbimento di CO2.

Un altro aspetto riguarda la funzione protettiva delle foreste, soprattutto nelle aree montane. Popolamenti forestali recentemente rigenerati offrono infatti una protezione limitata contro fenomeni come frane, caduta massi o valanghe, aumentando la vulnerabilità dei territori.

Implicazioni per le politiche forestali

Le proiezioni delineate dallo studio suggeriscono la necessità di ripensare le strategie di gestione forestale in Europa. Come osservato anche dal ricercatore di Eurac Research Marco Mina, i risultati indicano con chiarezza che la frequenza dei disturbi naturali è destinata ad aumentare in gran parte del continente se le emissioni climalteranti non verranno ridotte.

L’analisi suggerisce inoltre che gli incendi potrebbero diventare un fenomeno più comune anche nelle regioni temperate e alpine, dove storicamente sono stati relativamente rari. Questo scenario implica la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e pianificazione, inclusi piani antincendio e strategie di gestione adattativa delle foreste.

Un’altra indicazione riguarda la composizione dei popolamenti forestali. Foreste caratterizzate da maggiore diversità di specie e strutture più complesse risultano generalmente più resilienti rispetto a popolamenti monoespecifici, spesso più vulnerabili a infestazioni e tempeste.

Il quadro delineato dalla ricerca evidenzia dunque come la gestione delle foreste europee dovrà confrontarsi con un contesto climatico e ecologico sempre più dinamico. In questo scenario, la capacità di integrare dati scientifici, monitoraggio sul campo e strumenti di modellistica avanzata diventa un elemento centrale per orientare le politiche forestali e preservare i servizi ecosistemici offerti dai boschi europei.

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