Gli Stati generali del sì. I comitati pensano a un grande evento a Roma per chiudere la campagna referendaria
Se il centrodestra non si muove per chiudere insieme la campagna referendaria ci pensano i comitati. O perlomeno questa è l’idea. Il piano è in fase di definizione. Gli Stati generali del sì. Infilare nel rush finale per promuovere il via libera alla riforma costituzionale una kermesse che tenga dentro tutta la società civile che si è schierata pubblicamente. I comitati – dal ‘Sì riforma’ al ‘Sì separa’ – il mondo della sinistra che si è attivata in maniera difforme alla posizione del Nazareno, le Camere penali, il mondo delle professioni, gli avvocati, i magistrati. Per un grande evento da tenere il 20 a Roma.
Il ‘piano B’ è un collegamento tra le piazze, con la partecipazione di tutti i presidenti dei comitati nati sul territorio. Un progetto da mettere in piedi per ovviare alla decisione della coalizione di governo di non politicizzare il voto e portare sullo stesso palco i leader. Con la supervisione della premier Giorgia Meloni che sarà alla kermesse di domani al teatro Parenti di Milano (ci saranno tre panel: uno sulla separazione delle carriere, un altro sull’Alta corte disciplinare, l’ultimo sul sorteggio per i componenti del Csm) alla quale prenderanno parte i ‘big’ di Fdi (previsto uno ‘speech’ di tre minuti ognuno) e altri rappresentanti al di fuori della politica. E con il via libera del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano che, oltre a gestire partite delicate come la crisi internazionale, il ponte sullo stretto di Messina e l’ex Ilva, si è fatto carico di girare per il paese, da Milano a Lecce, da Napoli a Roma per illustrare i contenuti della riforma.
FI venerdì salirà sui Frecciarossa, per la Lega si muovono con gazebo e confronti i massimi dirigenti (“Ma meno Salvini, forse perché potrebbe urtare gli esponenti dell’opposizione a favore del ddl Nordio”, ipotizza un esponente azzurro), tante iniziative per Fratelli d’Italia (il 19 chiuderà nella Capitale Arianna Meloni con Mantovano e altri esponenti del partito di via della Scrofa). Ma sarà anche perché cominciano a scarseggiare i soldi (FI ha messo sul tavolo circa un milione di euro), saranno ora i comitati a dire l’ultima parola in vista del voto del 22 e 23 marzo. Con un messaggio chiaro: un appello al sì ma anche un appello al voto, perché – ecco il ‘refrain’ – questa è “la riforma degli italiani, non della destra o della sinistra, sono i cittadini che devono convincere gli indecisi”. In realtà, si ipotizza un video da parte dei leader, ma è ancora prematuro. Tra l’altro Meloni sarà a ‘Porta a porta’ il 20 ed è in programma, oltre alle tribune elettorali, dal salotto di Bruno Vespa un altro confronto tra Mantovano ed Enrico Grosso, presidente del Comitato per il no.
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