Gli Stati Uniti usano il soft power per alimentare il populismo in Europa

«La Germania ha pochi ebrei ma ha importato orde barbariche di stupratori». Con un messaggio pubblicato su X, Sarah Rogers, sottosegretaria di Stato alla diplomazia pubblica degli Stati Uniti, ha attirato l’attenzione europea. Fino a pochi anni fa il suo ruolo era associato alla promozione dell’immagine americana all’estero, con il linguaggio calibrato dei diplomatici. Oggi, nell’America di Donald Trump, quel ruolo si esprime con toni apertamente conflittuali.
Quando ha scritto quel messaggio, Rogers stava solo seguendo le regole del gioco dell’amministrazione Trump, secondo uno schema ormai riconoscibile: voleva provocare e testare i limiti del discorso pubblico europeo. «Da americana, io posso dirlo», ha aggiunto. Il sottinteso è che in Europa affermazioni simili potrebbero avere conseguenze legali.
Da quando è entrata in carica lo scorso autunno, Rogers ha progressivamente trasformato un incarico tecnico in uno strumento di intervento diretto e polemico. Interviene su casi giudiziari britannici, attacca le normative europee sull’hate speech, difende politici e attivisti finiti sotto inchiesta per dichiarazioni controverse, incontra esponenti della destra radicale e li legittima come interlocutori. Non parla quasi mai ai governi: il suo interlocutore è l’opinione pubblica più estremista e sovranista.
Lo scorso dicembre, in un intervento a Londra, ha elencato una serie di affermazioni che, a suo dire, verrebbero censurate in Europa: «I vaccini per il Covid non fermano del tutto la trasmissione», «il virus è uscito da un laboratorio», «le grooming gang in Inghilterra sono prevalentemente pakistane» (le grooming gang sono gruppi organizzati di individui che collaborano per adescare, sfruttare e abusare sessualmente di minorenni o persone vulnerabili). Più che discutere il merito di queste affermazioni, Rogers insiste sul fatto che possano o meno essere dette.
Il punto, però, non è solo ciò che dice. È il modo e il luogo in cui lo fa. Politico Europe ha osservato che il suo profilo X è il vero centro della sua attività: un flusso continuo di interventi, prese di posizione e provocazioni che aggirano i canali diplomatici tradizionali. Rogers appare come una figura ibrida, un’avvocata abituata al confronto che si muove come un’influencer politica. La sua presenza è creata ad arte per generare conflitto nello spazio pubblico..
L’uso sistematico di una comunicazione aggressiva serve a spostare il confine di ciò che è considerato accettabile nel dibattito pubblico. Per capire la portata di questo cambiamento avvenuto nell’ultimo anno e mezzo, basta guardare a cosa è stato il soft power americano. Dal secondo dopoguerra, la capacità di attrazione degli Stati Uniti è stata costruita su università, programmi culturali, fondazioni, media internazionali: strumenti pensati per rendere il Paese un simbolo di libertà, conoscenza, diritti umani e civili. Era un modo per costruire un’influenza indiretta, spesso discreta, che agiva nel lungo periodo. Rogers si muove nella direzione opposta. Non punta a rendere l’America più desiderabile, ma a incidere direttamente nelle fratture politiche europee. Perciò la libertà di espressione diventa uno strumento di pressione politica: una linea di scontro tra Stati Uniti ed Europa, tra cittadini ed élite, tra chi parla e chi, a suo dire, vorrebbe impedirglielo.
Il modo in cui Rogers sta intepretando il suo ruolo riflette una trasformazione più ampia della politica estera americana sotto l’amministrazione Trump: meno orientata alla gestione delle relazioni tra Stati, più incline a intervenire direttamente nelle fratture interne di altri Paesi. Il bersaglio privilegiato dei suoi messaggi è quella parte di pubblico europeo già diffidente verso le istituzioni nazionali e comunitarie, sensibile ai temi della censura, della libertà di parola e dell’immigrazione, spesso sovrapposta all’elettorato delle forze populiste e nazionaliste.
Questa strategia viene accompagnata da una struttura diplomatica e risorse economiche. Durante una visita in Irlanda, Rogers ha parlato di un fondo da cinquecentomila dollari per promuovere la «libertà digitale». Secondo il Financial Times, il Dipartimento di Stato americano starebbe lavorando a un programma anche più ampio: finanziamenti destinati a think tank e organizzazioni europee allineate al mondo Maga (acronimo di Make America Great Again), con l’obiettivo di diffondere le posizioni di Washington e contrastare quelle che l’amministrazione considera minacce alla libertà di espressione. Ufficialmente è un sostegno alla libertà di parola; in pratica, significa finanziare organizzazioni e iniziative che si oppongono alle regolazioni europee sulle piattaforme online.
Sempre secondo il Financial Times, Rogers ha incontrato a dicembre think tank e attori politici della destra europea – inclusi esponenti vicini a Nigel Farage – per discutere l’uso di questi fondi. Il programma, collegato alle celebrazioni per il duecentocinquantesimo anniversario dell’indipendenza americana, rappresenterebbe una versione aggiornata e ancora più invadente di iniziative già sperimentate in passato. Non a caso, tra i bersagli indicati ci sono leggi come l’Online Safety Act britannico e il Digital Services Act europeo, considerati dall’amministrazione Trump strumenti ostili agli interessi americani.
In documenti ufficiali dell’amministrazione Trump, questa linea viene descritta come la necessità di «coltivare resistenza» rispetto alla traiettoria europea – un’espressione che rende esplicita la volontà di intervenire non solo nei rapporti tra governi, ma nelle dinamiche politiche interne del continente.
Per decenni, gli Stati Uniti hanno rappresentato un modello di democrazia. Oggi sembrano esportare un metodo per amplificare il conflitto, più che per costruire consenso. In questo modo Washington non si limita a esprimere una posizione o a difendere i propri interessi, ma entra direttamente nelle divisioni politiche europee e sostiene le frange più estremiste contro i partiti che rientrano nell’arco democratico. Quindi si può dire che Rogers sia un prodotto coerente del tempo in cui si muove: è l’ennesima troll pro-Maga che si intromette nella democrazia europea.
L'articolo Gli Stati Uniti usano il soft power per alimentare il populismo in Europa proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0


