Il caso Minetti imbarazza la destra perché le ricorda da dove viene

Aprile 29, 2026 - 10:30
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Il caso Minetti imbarazza la destra perché le ricorda da dove viene

Il caso Minetti imbarazza il governo per mille motivi che non c’è bisogno di spiegare, anche perché li hanno già spiegati tutti, ma pure per un motivo meno approfondito, che riguarda la facilità con cui in Italia tendiamo a lasciar riscrivere la storia, anche recentissima, e soprattutto le biografie, almeno in certi casi.

Penso anzitutto, ma non solo, alla biografia di Giorgia Meloni, alla leggenda dell’underdog, e ai mille articoli che ci tocca leggere ogni giorno su una destra che con lei sarebbe giunta al governo per la prima volta, cogliendo o meno un’occasione storica, dopo decenni di emarginazione, esilio e persecuzioni. Il caso Minetti ci ricorda invece che in parlamento Meloni votò persino a favore della richiesta di sollevare un conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale, in quanto Silvio Berlusconi avrebbe agito nelle sue funzioni di presidente del Consiglio, per scongiurare una crisi diplomatica, nella convinzione che la diciassettenne marocchina Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, fosse la nipote del leader egiziano Hosni Mubarak.

So bene che Meloni si è sempre giustificata sostenendo di essere uscita dal Pdl e avere fondato un suo partito proprio per questo motivo, ma a parte la scarsa coerenza logica dell’argomento (semmai avrebbe dovuto farlo prima, così è come rivendicare di avere chiuso la stalla dopo che i buoi sono scappati), il fatto è che il voto sulla nipote di Mubarak è dell’aprile 2011, Fratelli d’Italia è stato fondato a dicembre del 2012, e per tutt’altro motivo: banalmente, l’umiliante cancellazione delle primarie, cui Meloni si era già candidata, decisa con un improvviso e inspiegato atto di forza da Berlusconi.

Fino a quel momento, e per tutti i trent’anni precedenti, Meloni e l’intero gruppo dirigente di Fratelli d’Italia, da Ignazio La Russa a Adolfo Urso, sono stati fedeli e disciplinatissimi alleati di Berlusconi, oltre che ministri, viceministri e sottosegretari nei suoi governi, di cui hanno condiviso ogni scelta. Altro che emarginati, esclusi, sfavoriti. È grazie all’alleanza con Berlusconi che Meloni ha potuto fare la vicepresidente della Camera a ventinove anni e la ministra a trentuno, oltre a sedere in parlamento per venti anni filati.

La piena solidarietà e l’attiva complicità degli esponenti di Alleanza nazionale, e poi del Pdl, in tutte le vicende più squallide di quell’epoca non può essere cancellata tanto facilmente, nonostante l’acquiescenza o la pigrizia dei molti giornali che insistono a parlare di Fratelli d’Italia come fosse nato direttamente da una costola del Movimento sociale, saltando magicamente tutti i tre decenni successivi.

Decenni che i suoi dirigenti hanno passato felicemente al potere, un potere di cui il caso Minetti torna adesso a ricordare a tutti le miserie e lo squallore.

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