Il decreto Bollette frana a Bruxelles: la Commissione Ue boccia la proposta dell’Italia sull’Ets

La strada italiana per sterilizzare il costo dell’Eu Ets – il mercato europeo dove ogni tonnellata di CO2 emessa ha un prezzo – nella generazione elettrica a gas si ferma a Bruxelles. La comunicazione pubblicata oggi dalla Commissione europea sugli aiuti di Stato emergenziali in risposta alla crisi di Hormuz, annunciata all’interno del pacchetto AccelerateEu, chiarisce infatti che gli strumenti nazionali di sostegno possono essere ammessi solo entro limiti stringenti: devono essere temporanei, non alterare il disegno del mercato elettrico né gli scambi transfrontalieri e, soprattutto, mantenere tutti gli obblighi e gli incentivi legati all’Ets.
È in questo quadro che il think tank italiano per il clima Ecco legge una bocciatura sostanziale della proposta contenuta nel decreto Bollette, approvato dal Consiglio dei ministri il 19 febbraio e da poche settimane convertito in legge con l’obiettivo di ridurre il divario tra i prezzi elettrici italiani e quelli degli altri Paesi europei. All’articolo 6, il decreto prevedeva di trasferire dai generatori di elettricità a gas ai consumatori finali alcuni costi di trasmissione e l’onere Ets, nella speranza di ridurre le offerte dei produttori termoelettrici sul mercato e quindi il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (che è legato a quello del gas dal meccanismo del prezzo marginale).
Nelle intenzioni del Governo, la misura avrebbe dovuto neutralizzare il costo delle emissioni di CO2 legato all’uso del gas naturale, ma per la Commissione il costo dell’anidride carbonica emessa non può essere usato come parametro per determinare le compensazioni, né può essere aggirato con interventi nazionali che ne cancellino il segnale di prezzo.
«La Commissione conferma il ruolo di Est come pilastro dei mercati elettrici europei. Per Bruxelles, gli strumenti di sostegno introdotti dagli Stati Membri non possono annullare l’effetto più necessario di questo meccanismo: mantenere il segnale di investimento di lungo termine per l’energia pulita, unica vera soluzione alle ripetute crisi a cui l’Europa e l’Italia sono esposte», afferma Matteo Leonardi, co-fondatore di Ecco.
La Comunicazione della Commissione ammette la possibilità di interventi transitori per contenere gli effetti della crisi energetica, ma non consente di trasformare il sostegno al gas in un modo per eludere il funzionamento dell’Ets. Eventuali compensazioni dovranno essere valutate caso per caso e, se comporteranno nuovi costi in bolletta, questi dovranno ricadere solo sui consumatori che abbiano effettivamente beneficiato della misura. È un vincolo che apre nodi applicativi rilevanti, perché potrebbe escludere i clienti con contratti a prezzo fisso, contratti 100% rinnovabili e Ppa, cioè soggetti che hanno scelto di mettersi al riparo proprio dalle crisi legate ai combustibili fossili con contratti di lungo periodo legati a impianti rinnovabili.
Il confronto con Bruxelles si annuncia quindi complesso anche sul piano tecnico. Occorrerà verificare che l’eventuale incentivo al gas non modifichi il merit order, cioè il meccanismo di formazione del prezzo nel mercato elettrico, e che non ostacoli gli scambi transfrontalieri. Dovrà inoltre essere definita la durata dell’aiuto, che per sua natura dovrà essere temporaneo e scalare nel tempo fino a tornare a convergere verso il prezzo di mercato.
«La Comunicazione di Bruxelles conferma che le misure proposte dall’Italia nel decreto Bollette non forniscono una soluzione strutturale al divario fra i prezzi dell’elettricità in Italia e il resto d’Europa e, questo, per un Paese a forte vocazione all’export come l’Italia non può essere ignorato», aggiunge Leonardi.
Come sottolinea il think tank, l’esito del confronto europeo riporta l’attenzione sulle scelte che possono ridurre davvero e in modo duraturo il costo dell’elettricità in Italia: accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, rivedere fiscalità e oneri del settore elettrico, assicurare mercati competitivi e intervenire sugli extraprofitti che si generano nelle fasi di crisi. Misure coerenti con l’impianto europeo e capaci di affrontare il problema alla radice, mentre il tentativo di sospendere o aggirare l’Ets sembra già senza sbocco.
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