Il fumetto più letto al mondo non è più americano e parla di politica

Mar 21, 2026 - 05:30
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Il fumetto più letto al mondo non è più americano e parla di politica

Il fumetto più letto al mondo non è più americano ed è un manifesto politico. È il manga giapponese One Piece, che racconta le storie di una ciurma di giovani pirati che decidono di prendere il mare per realizzare i propri sogni e vivere in libertà. In un mondo fatto di mari pericolosissimi e isole misteriose, il protagonista Luffy viaggia alla ricerca del grande tesoro del Re dei Pirati, il One Piece, e nel farlo incontra gli abitanti di queste isole, soggiogati dalla prepotenza dei regnanti locali.

In ogni isola l’arrivo di Luffy porta alla liberazione del popolo oppresso e a scoprire un pezzo in più della storia del mondo, accuratamente nascosta dal Governo Mondiale. Dal 1997 a oggi la storia è ancora in corso: ogni settimana viene pubblicato un capitolo da venti pagine, atteso da milioni di fan che lo commentano sui forum e su YouTube. Una community di tutte le età, ma soprattutto di giovani che vedono in questa opera mastodontica da oltre centoquindici volumi un riferimento culturale e politico.

Il formato e il messaggio sono profondamente diversi dalle storiche serie americane ormai surclassate nelle vendite, per quanto non sia semplicissimo il conteggio e si tratti di stime. Superando le seicento milioni di copie in ventinove anni, One Piece lascia indietro Superman – che ha ottenuto seicento milioni in ottantotto anni –, Batman – con 484 milioni in ottantasette anni – e Spiderman – 387 milioni in sessantatré anni –. Nei comics i protagonisti sono inseriti in una dimensione temporale indefinita, con alcuni elementi che si ripetono nei decenni tra rivisitazioni e adattamenti. Al contrario, i fumetti giapponesi sono la serializzazione di una storia precisa, con un inizio e una fine.

I protagonisti dei comics sono archetipi sempre uguali a sé stessi: il cavaliere azzurro senza macchia e il cavaliere nero con una vendetta da compiere, che combattono mostri e minacce alla sicurezza e alla stabilità in un mondo che è sempre da preservare e salvare. Luffy, invece, il mondo lo vuole ribaltare. In One Piece è il potere costituito che opprime i popoli e i “mostri” sono in realtà gli esclusi, gli emarginati e i “diversi” che vanno liberati.

Qui Capitan America rientrerebbe tra i cattivi che difendono un governo che schiavizza, discrimina e stermina le persone innocenti. Qualcuno ha mai scritto una storia in cui Superman guida una class action contro Lex Luthor per la ridistribuzione della sua ricchezza? Peter Parker è un insegnante del liceo sottopagato, che combatte i mostri, ma non i tagli all’istruzione. La generazione Z oggi vede una minaccia più nelle crescenti disuguaglianze e nella crisi climatica – temi centrali in One Piece –, che nei mostri alieni.

Una maggiore attenzione alle questioni sociali si è vista nell’ultimo Superman di James Gunn, in cui il supereroe sfida le indicazioni del governo per difendere una popolazione da imprenditori tech e imperialismo, ma è la bandiera di One Piece a essere diventata un simbolo. Il teschio con il cappello di Paglia è così comparso in tutte le ultime manifestazioni degli ultimi anni, dai movimenti pro-Palestina alle proteste contro Trump, arrivando persino a campeggiare nelle rivoluzioni giovanili in Indonesia e in Marocco, solo per citarne alcune. Così oggi l’immaginario collettivo dei più giovani continua a passare attraverso i fumetti, ma parla di libertà dalle oppressioni e lo fa in giapponese. Un pezzo di soft power che il Giappone sa bene di avere e in cui gli Stati Uniti non dettano più la linea.

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Redazione Redazione Eventi e News