Il prossimo ceo di Apple dovrà colmare il divario sull’intelligenza artificiale

Aprile 23, 2026 - 01:00
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Il prossimo ceo di Apple dovrà colmare il divario sull’intelligenza artificiale

Quando Steve Jobs lasciò questo mondo nel 2011, Apple vendeva 72 milioni di iPhone l’anno; con Tim Cook sono diventati circa 240 milioni nel 2025, un quinto del mercato mondiale, abbastanza per superare i 4 trillioni di valore, un club ristretto condiviso solo con Microsoft e Nvidia. Al prossimo amministratore delegato, John Ternus, Apple non può chiedere di vendere di più, ma capire come governare il futuro. E perché no, intuire quale sarà il prossimo dispositivo o sistema basato sull’intelligenza artificiale che prenderà il posto dell’iPhone come centro della nostra vita quotidiana digitale.

Cook diventerà presidente esecutivo, concentrandosi sui rapporti con i policy maker a livello globale, ovvero farà le telefonate difficili a Donald Trump, sperando che il presidente degli Stati Uniti non riveli il contenuto, come ha fatto ieri in un post su Truth in cui ha scritto di «essere molto impressionato da me stesso quando il capo di Apple mi ha chiamato per “leccarmi il culo”».

Ternus ha forse cinquant’anni, la stessa età che aveva Cook quando prese il posto di Jobs. È entrato in Apple nel 2001 nella squadra che si occupava della progettazione dei prodotti e ha fatto tutta la carriera lì, fino a diventare nel 2021 senior vice president of hardware engineering. Tradotto dal linkediano, il dirigente che guida tutta la progettazione tecnica dei dispositivi fisici dell’azienda: iPhone, iPad, Mac, Apple Watch e AirPods. Ternus ricorprirà ufficialmente la carica dal 1 settembre e in questi cinque mesi di tirocinio dovrà imparare a reggere la pressione di un’azienda fortissima nella scala industriale con 2,5 miliardi di dispositivi attivi nel mondo e ricavi trimestrali record.

Il futuro ceo ha già imparato egregiamente come non spaventare i mercati con dichiarazioni improvvide, ed è già qualcosa. Negli ultimi anni è diventato uno dei volti delle presentazioni Apple, soprattutto dopo l’uscita di scena di Jony Ive e il progressivo ritiro operativo di Dan Riccio. Non è un animale da palcoscenico come Steve Jobs, forse non lo è nessuno tra i vertici di Apple, ma ha messo il suo volto in uno dei passaggi più delicati dell’era Cook. Per esempio nella transizione del Mac ai chip Apple Silicon: l’abbandono di Intel dopo 15 anni, annunciato nel 2020 e completato in meno di tre anni, un cambio industriale rarissimo per scala e rapidità. 

Nei suoi interventi sui Mac con i nuovi chip M1 e M2 ha contribuito a cambiare il modo in cui veniva percepito il computer Apple: da prodotto stabile, ma poco innovativo in un mercato stagnante, a macchina capace di offrire più prestazioni consumando meno energia, puntando sull’efficienza e sull’autonomia della batteria, invece che sulla sola potenza bruta, inseguita dai PC concorrenti. Questo modo di raccontare i prodotti, senza enfasi ma con un grado leggermente superiore all’empatia media di un ingegnere tech, è tipico di Ternus: pochi annunci spettacolari e particolare attenzione a come il cambiamento tecnico si traduce nell’uso quotidiano. 

Lo ha fatto anche durante la presentazione dell’iPhone Air dove ha spiegato le innovazioni apportate come conseguenza di scelte ingegneristiche ponderate, senza vendere fumo, dalla riduzione dello spessore alla nuova architettura interna. Sembrano dettagli irrilevanti per chi si aspetta una nuova scoperta tecnologica all’anno, ma invece fa tutta la differenza del mondo in un momento storico in cui il mercato, scottato dall’intelligenza artificiale, premia annunci ambiziosi con la stessa velocità con cui punisce chi non li concretizza.

Apple da sempre ritiene che il proprio vantaggio competitivo risieda nell’integrazione stretta tra software, design irripetibile e catena produttiva. Questa è la sua forza, ma forse non basterà più nella nuova stagione dell’intelligenza artificiale. L’azienda di Cupertino è stata una delle prime a portare al pubblico un assistente vocale di massa con Siri nel 2011, ma non è riuscita a trasformare quel vantaggio temporale in leadership nella stagione dell’IA generativa. Ad Apple pesa eccome non aver ancora ottenuto un successo hardware o software centrato sulle nuove tecnologie IA, a differenza delle concorrenti come OpenAI e Google. Anzi, proprio con Google, Apple ha stretto un accordo a gennaio per usare Gemini nel tentativo di migliorare Siri. Una mossa pragmatica per colmare una lacuna, ma allo stesso tempo una ammissione di debolezza: Apple non ha piattaforma IA proprietaria capace di imporsi con la stessa forza con cui in passato si sono imposti iPhone, Apple Silicon o l’ecosistema dei servizi. 

Se vorrà lasciare il segno come i suoi predecessori, il futuro ceo non potrà limitarsi al ruolo di traghettatore dalla fine dell’era smartphone all’inizio dell’era IA applicata ai dispositivi personali. Se vorrà gestire senza incomodi, dovrà sperare che si sgonfi presta la bolla, ma nel frattempo il mercato corre e non aspetta: Nvidia ha superato Apple nella classifica delle società di maggior valore di mercato proprio perché gli investitori hanno premiato la convinzione che la nuova infrastruttura dell’economia digitale si costruisca attorno all’intelligenza artificiale. 

Su Ternus pesa una differenza strutturale rispetto ai predecessori. Jobs ha fondato il mito, Cook è stato l’architetto del sistema che ha permesso a quei prodotti di dominare il mondo. Il prossimo Ceo invece è uno specialista di ciò che Apple sa fare meglio, gli oggetti. Se la prossima fase del settore si giocherà sulla capacità di integrare l’intelligenza artificiale in un hardware che resti desiderabile, affidabile e quotidiano, allora potrebbe essere la persona giusta. Non lo sarà, invece, se la partita principale si sposterà sulla capacità di costruire piattaforme software e agenti che ridisegnano il rapporto con il dispositivo. 

L’iPhone non è solo un prodotto di enorme successo commerciale. È il cardine di un sistema che tiene insieme servizi, pagamenti, store, privacy, fedeltà al marchio e routine quotidiane. Difendere quell’architettura significa ridefinire l’iPhone prima che lo facciano i concorrenti con nuovi e allettanti prodotti. La gamma di promesse hardware è ampia, così come il numero di fallimenti industriali: diverse aziende hanno provato a puntare su smartphone pieghevoli, occhiali, realtà virtuale e nuove forme di interazione basate sull’IA, ma il tonfo di Zuckeberg con il Metaverso ha spaventato più di qualcuno nella Silicon Valley. La vera scommessa della nomina di Ternus è tutta qui: trasformare una cultura eccellente nel perfezionare categorie esistenti in una cultura capace di imporre una nuova categoria dominante. Come fece Steve Jobs.

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