Il recupero del No al referendum è anche colpa dei sostenitori del Sì

Tutti i sondaggi registrano da settimane un notevole recupero del No al referendum e alcuni il sorpasso sul Sì, tanto più significativo in caso di bassa affluenza. Ieri il sondaggio di YouTrend per Sky TG24 dava il Sì nettamente vincente con una partecipazione al voto del 46% e Sì e No appaiati se a votare fosse il 55,4% degli aventi diritto.
Gli stessi sondaggi evidenziano anche un dato dal mio punto di vista più significativo e ancora più problematico per un fronte del Sì egemonizzato dalla compagine governativa: in qualunque scenario, se il Sì vincerà, sarà grazie al voto favorevole degli elettori di partiti di opposizione, che si esprimeranno a favore della riforma dell’ordinamento giudiziario non grazie, ma nonostante il tentativo bipartisan di trasformare il referendum in un plebiscito sul governo e resisteranno a tutti i peggiori e fondatissimi sospetti sull’uso non precisamente liberal-garantista, che l’esecutivo e la maggioranza hanno intenzione di fare dell’eventuale successo referendario.
Non un uso diretto, s’intende, perché malgrado gli sforzi della magistratura associata e corporata, è stato impossibile rintracciare nel testo della riforma un doppiofondo normativo che, qualora prevalgano i Sì, consenta al Parlamento, con legge ordinaria, di sottomettere il potere giudiziario a quello esecutivo.
Però un uso indiretto, in termini di pretesa legittimazione a impacchettare con un fiocchetto ufficialmente garantista e antifascista una legislazione penale da Ventennio democratico, che però nella riforma dell’ordinamento giudiziario e nel superamento dell’assetto unitario consacrato nel 1941 non troverebbe né un argine, né un incentivo, non avendo con essa alcuna relazione.
Mi pare evidente e mi dà un certo gusto pensare che il recupero del No e la flessione del Sì dipenda dall’avere non solo i contrari, ma anche i favorevoli alla riforma sacrificato l’oggetto del referendum sull’altare del fanatismo bipolare e trasformato il voto dei prossimi 22-23 marzo in un giudizio di Dio, per interposto elettore, sull’Italia migliore, che uscirà trionfatrice dalla prova, e peggiore, che ne uscirà soccombente. La democrazia, compresa quella referendaria, non è però l’ordalia del voto.
Quanti nel fronte del Sì, in buona o cattiva fede, pensano che, se questo è il ballo, è inutile provare a ballarne un altro e occorre confidare che i colpi bassi subiti facciano elettoralmente meno male di quelli inferti, sono i principali responsabili di una situazione, per cui un risultato che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile – la bocciatura della riforma – oggi appare tutt’altro che escluso e in qualche sondaggio perfino probabile.
Se il fronte del No ha aggredito la legge di revisione costituzionale con tesi per lo più false e diffamatorie, chi lo ha difeso, con importanti ma parzialissime eccezioni, lo ha fatto generalmente con argomentazioni altrettanto speciose, e soprattutto repellenti per chi è favorevole alla separazione della magistratura requirente da quella giudicante proprio perché ritiene che la giustizia non sia la giurisdizionalizzazione dell’ideologia del nemico.
Invitare a votare Sì contro l’assoluzione di Carola Rackete, la scarcerazione di tre antagonisti pro Askatasuna, il risarcimento di Sea Watch e l’iscrizione nel registro degli indagati dell’eroico agente di Rogoredo, che si era solo difeso da un delinquente matricolato, significa sottoporre a un quotidiano esercizio zen chi, quorum ego, vuole andare malgrado tutto a votare Sì per completare la riforma del codice di procedura penale e del giusto processo e rottamare l’unità organica dell’ordine giudiziario, ereditata dallo Stato fascista e divenuta un corpo di potere separato e irresponsabile nell’ordinamento dello Stato democratico.
Nelle tre settimane che ci separano dal voto, faremmo tutti bene, noi sostenitori del Sì, non solo a contestare l’inquinamento dei pozzi referendari da parte dell’Anm e della corte politica al suo servizio, ma anche a sorvegliarne l’auto-inquinamento, per eccesso di zelo, da parte dei professionisti della forca in libera uscita garantista.
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