Il quarto giorno di guerra in Iran, e il rientro dei 127 italiani a Fiumicino

Mar 3, 2026 - 12:30
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Il quarto giorno di guerra in Iran, e il rientro dei 127 italiani a Fiumicino

Il primo volo charter con 127 italiani bloccati in Oman o trasferiti dagli Emirati Arabi è atterrato lunedì sera a Fiumicino, mentre nel Golfo proseguivano attacchi con droni e missili legati alla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Il Boeing 737 operato da Oman Air, partito da Mascate, è arrivato a Roma alle 21.26. A bordo c’erano connazionali rimasti intrappolati dalla chiusura degli spazi aerei e dall’escalation militare nella regione.

Tra i passeggeri rientrati ci sono anche Gaia Saponaro, moglie del ministro della Difesa Guido Crosetto, e i figli della coppia, che si trovavano negli Emirati Arabi negli ultimi giorni. Nelle stesse ore la Farnesina ha annunciato l’invio a Mascate di un primo gruppo di funzionari in rinforzo alle sedi diplomatiche dell’area. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, d’intesa con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha disposto la creazione di una task force composta da diplomatici, carabinieri, finanzieri e un esperto della Protezione civile a sostegno delle ambasciate nella regione.

Il rientro da Oman è il primo di una serie di operazioni organizzate dal governo italiano dopo l’avvio dell’offensiva congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Oggi è previsto un volo speciale da Abu Dhabi a Milano per riportare in Italia circa 200 studenti minorenni bloccati a Dubai. Secondo Tajani, nella regione si trovano oltre 70 mila connazionali tra residenti e presenze temporanee, di cui circa 30mila tra Dubai e Abu Dhabi, mentre in Israele vivono circa 20mila cittadini con passaporto italiano. La Farnesina sta lavorando per facilitare ulteriori trasferimenti via Oman e Arabia Saudita. Una operazione difficile visto che le compagnie europee non possono operare nello spazio aereo dell’area.

Mentre iniziano i rientri, la guerra entra nel suo quarto giorno e si estende su più fronti. Nella notte tra lunedì e martedì l’esercito israeliano ha annunciato attacchi simultanei contro obiettivi a Teheran e contro infrastrutture di Hezbollah a Beirut. In Libano sono stati colpiti centri di comando e depositi di armi del gruppo terroristico libanese sostenuto dall’Iran. L’aviazione israeliana ha inoltre riferito di aver intercettato due droni provenienti dal Libano.

In Iran, analisi di immagini satellitari commerciali indicano possibili danni agli accessi sotterranei dell’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz. L’ambasciatore iraniano presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha affermato che il sito è stato colpito, mentre il direttore generale dell’AIEA aveva inizialmente dichiarato di non avere indicazioni di danni alle installazioni nucleari.

Il Comando centrale statunitense ha dichiarato di aver colpito oltre 1.250 obiettivi in Iran nelle prime 48 ore dell’operazione, tra cui centri di comando delle Guardie rivoluzionarie, sistemi di difesa aerea, siti di lancio di missili e basi aeree. Sei militari statunitensi sono stati uccisi dall’inizio delle ostilità, tutti durante attacchi iraniani nel fine settimana. Diciotto risultano gravemente feriti nelle prime 24 ore, secondo un funzionario americano.

La risposta iraniana ha coinvolto direttamente Paesi del Golfo che ospitano basi statunitensi. Droni hanno colpito l’ambasciata americana a Riyadh causando un incendio limitato e danni materiali, senza vittime secondo le autorità saudite. In Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Kuwait le difese aeree hanno intercettato missili e velivoli senza pilota, anche se alcune munizioni hanno provocato vittime civili. In Iraq una base nei pressi dell’aeroporto di Erbil è stata presa di mira da un drone.

I media iraniani hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz e la minaccia di colpire le navi in transito. Attraverso quel passaggio marittimo transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante del commercio globale di gas naturale liquefatto. Diverse petroliere sono state danneggiate e centinaia di navi risultano bloccate nell’area. I prezzi del petrolio hanno raggiunto i livelli più alti dall’inizio del 2025.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito l’operazione «rapida e decisiva» e ha escluso che si tratti di «una guerra senza fine». Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha parlato di un impegno previsto di «quattro o cinque settimane», aggiungendo che le operazioni potrebbero durare più a lungo. Il segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che «i colpi più duri devono ancora arrivare» e che l’obiettivo dichiarato è distruggere le capacità missilistiche iraniane.

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Redazione Redazione Eventi e News