Meriti ed errori di Achille Occhetto, il coraggioso che ha visto le cose prima degli altri

Mar 3, 2026 - 12:30
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Meriti ed errori di Achille Occhetto, il coraggioso che ha visto le cose prima degli altri

Quando non aveva nemmeno quarant’anni, si vedeva subito che Achille Occhetto era diverso dagli altri dirigenti del Pci. Era più irrequieto, più estroso, diceva cose fuori dai canoni classici dei discorsi consueti.

In diversi momenti della sua vita politica questo tratto tendenzialmente ribelle al limite dell’eresia gli costò caro. Il suo essere avanti rispetto ai tempi fu la leva della Svolta della Bolognina del 1989 ma anche la causa di una incomprensione, di una diffidenza, che in una parte dei comunisti non si dissolse mai.

Oggi che “Akel” arriva alla bella età di novant’anni portati con eleganza e ancora con la voglia di dire la sua, gli va riconosciuta la qualità rara di vedere sempre più in là della storia che scorre davanti agli occhi. Cosa che in un partito tradizionalmente lentissimo come il Pci veniva considerata una fuga in avanti, un’attitudine spregiudicata, un tratto ingraiano di fumisteria da acchiappanuvole. Occhetto vedeva le cose prima degli altri. Non tanto la morte del comunismo perché quella era visibile a tutti, ma serviva uno come lui per prenderne formalmente atto.

Capì il bipolarismo e il maggioritario in un partito legato al proporzionale. Intuì la forza devastante di Silvio Berlusconi, troppo devastante, appunto, anche per lui. Salutò senza le doppiezza dalemiane l’Ulivo. Intravide l’approdo del Pd che però non lo convinse per come stava venendo fuori. Oggi legge meglio di tanti altri il pericolo di una destra rapace e pasticciona.

Errori? Tanti. Per anni in molti sostennero che la Svolta della Bolognina non andava fatta in quel modo, dalla sera alla mattina, non avendo “preparato” il Partito a una rottura epocale di quella portata. Non tanto al giudizio definitivo e senz’appello sull’est comunista ma allo strappo con il nome del Pci, un nome che faceva corpo con l’idea collettiva di poter cambiare le cose. Poteva farla in un altro modo, Occhetto, la Svolta del 1989? Forse l’operazione scontò una certa fragilità culturale, e sulla efficacia dell’approdo, il Pds, si può discutere e si discusse. Ma fece esattamente come accadde al Muro di Berlino, preso a picconate in poche ore evitando che i suoi calcinacci cadessero sul comunismo italiano. Occhetto capì che non bastava commentare la storia: bisognava entrarci.

Andava fatta prima? Sicuramente, ma gli altri non ne avevano avuto il coraggio perché, come scrisse una volta Alfredo Reichlin, «avevamo paura di perdere il Partito». Pensò, il segretario del Pci, che servisse un blitz. Paradossalmente poi ci volle un anno e mezzo per cambiare il nome al Pci. Il blitz più lungo della storia. Andò alla sezione della Bolognina con una certa angoscia tre giorni dopo la caduta del Muro. Prima di entrare chiese al compagno William, che era stato partigiano, se fosse giusto cambiare nome al Partito, e quando il compagno fece di sì con la testa, il segretario non ebbe più dubbi.

«Cambierete il nome?», gli chiese Walter Dondi dell’Unità. «Tutto è possibile», rispose lui. Spaccò il Partito davanti all’Italia – una cosa mai vista prima – ci vollero due congressi e tante lacrime, anche le sue, le vaste incomprensioni su una “Cosa” che non si capiva bene cosa fosse. Ma alla fine vinse lui. Poi perse le elezioni con la “giocosa macchina da guerra” contro Berlusconi. Di fatto uscì di scena. Senza tanti riguardi. Uno come lui se la prese, e molto. Un rancore che il tempo ha lenito ma mai dissolto.

È vero: di fronte a un’operazione così gigantesca, nulla può giustificare l’isolamento anche umano cui Occhetto è stato condannato, come fosse stato il colpevole delle successive disgrazie della sinistra italiana e non invece l’uomo che probabilmente ne ha evitato la rovina. Tra le varie brutture che la lotta politica reca con sé questa è tra le più ruvide. Ma oggi è giorno di festa, non di recriminazioni. Anche perché i fatti hanno stabilito da tempo i meriti di Achille Occhetto, coraggioso novantenne.

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Redazione Redazione Eventi e News