Il rischio – ma anche l’opportunità – delle palme ornamentali

Aprile 23, 2026 - 00:00
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Il rischio – ma anche l’opportunità – delle palme ornamentali
palme ornamentali

Considerate ormai da molti infestanti, diverse specie di palma sono da manutenere al meglio, proprio in questo periodo dell’anno. Ecco i consigli degli esperti…

Per anni, le palme sono state una scelta quasi automatica nella progettazione del verde urbano mediterraneo. Resistenti, riconoscibili, capaci di costruire identità paesaggistica con pochi elementi, hanno colonizzato viali, piazze e giardini privati.

Oggi però, accanto alla loro funzione ornamentale, emerge un aspetto meno evidente, ma sempre più rilevante: la capacità di alcune specie di diffondersi spontaneamente e, in determinate condizioni, comportarsi come infestanti.

Il fenomeno è già percepito come emergenza in alcune zone del nostro Paese (e non solo, anche la Svizzera del Sud ha emanato allerta).

Il fatto è che alcune palme esotiche, utilizzate su larga scala, mostrano una notevole efficienza riproduttiva. È il caso del genere Washingtonia, in particolare Washingtonia robusta e Washingtonia filifera, che producono quantità elevate di semi, capaci di germinare facilmente anche in condizioni marginali.

Nelle città e nelle aree periurbane non è raro osservare giovani esemplari emergere spontaneamente in aiuole trascurate, lungo i marciapiedi o negli interstizi urbani.

Una dinamica analoga riguarda Phoenix canariensis, specie simbolo di molti paesaggi costieri italiani. I suoi frutti, consumati e dispersi dagli uccelli, permettono alla pianta di colonizzare nuovi spazi anche a distanza, ampliando progressivamente il proprio raggio di diffusione. Si tratta di un processo lento ma continuo, spesso invisibile finché non diventa strutturale.

Il caso più significativo, però, è quello di Trachycarpus fortunei. A differenza di altre palme, questa specie tollera temperature più basse e trova condizioni favorevoli anche nelle aree prealpine. Non a caso è proprio in questo contesto che il problema è diventato evidente per primo.

Nel Canton Ticino, in Svizzera, la palma di Fortune è già classificata come specie invasiva: qui ha dimostrato di potersi insediare nei boschi, alterando i processi di rinnovazione forestale e competendo con la vegetazione autoctona.

Non è più un elemento ornamentale sfuggito al controllo, ma una presenza ecologicamente attiva. E dunque cosa fare? Secondo Eugenio Gervasini, esperto di biodiversità e botanica, bisogna intervenire proprio in questo periodo dell’anno sulle infiorescenze.

Il dato svizzero assume un significato particolare se letto in chiave transfrontaliera. Le condizioni climatiche della fascia insubrica, tra Ticino e Lombardia, sono sostanzialmente le stesse e, infatti, anche sul versante italiano si osservano fenomeni di diffusione spontanea sempre più frequenti.

In Lombardia, lungo i laghi, ma anche in Veneto e Liguria, la presenza di giovani palme al di fuori dei contesti coltivati non è più episodica. Si tratta di una fase intermedia, quella che in ecologia viene definita naturalizzazione, che precede spesso l’invasività vera e propria.

Altri usi delle palme

Secondo Laura Cipolla, esperta di chimica verde e biotecnologie industriali, alcune specie di palma possono fornire materie prime rinnovabili per diverse applicazioni. La naturale super-idrofobicità delle foglie, data da una microstruttura particolare ricoperta di cere, consente di produrre materiali da imballaggio e vettovaglie usa e getta pronti all’uso senza la necessità di ulteriori trattamenti chimici e con processi produttivi a basso consumo energetico e poco inquinanti.

L’olio di semi di palma, chiamato anche olio di palmisto (kernel oil), è una eccellente fonte di composti chimici (alcoli a catena lunga) che hanno un larghissimo impiego, per esempio, come surfattanti nei prodotti della detergenza e dell’igiene personale.

Tuttavia, le piantagioni di palme da olio hanno distrutto foreste in Asia, America Latina e Africa occidentale, con enorme impatto negativo sulla biodiversità.

palma ornamentale

Per risolvere questo problema, alcune aziende hanno utilizzato le biotecnologie e, in particolare, la fermentazione di precisione per produrre gli stessi surfattanti attraverso microrganismi.

La risposta più efficace non è quindi emergenziale, ma preventiva. Intervenire sulle giovani piante prima che si stabilizzino, limitare la dispersione dei semi e, soprattutto, evitare la monotonia progettuale, sono azioni semplici ma decisive.

Inserire maggiore diversità nelle scelte vegetali riduce automaticamente il rischio che una singola specie trovi le condizioni per espandersi senza controllo. Il tema si inserisce in una riflessione più ampia sul progetto del verde in epoca di cambiamento climatico.

Specie che oggi appaiono perfettamente adattate potrebbero, nel giro di pochi decenni, modificare il proprio comportamento ecologico. In questo senso, la vicenda della palma di Fortune rappresenta un caso emblematico: una specie considerata per anni marginale si è trasformata, in un contesto favorevole, in un elemento di pressione sugli ecosistemi.

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