Il Sì al referendum e le possibili ricadute, catastrofiche, sulle cause ambientali

Riforma della giustizia e tutela dell’ambiente: ne parliamo con Flavio Cusani, magistrato di VII valutazione, giudice civile in organico al Tribunale di Benevento che invita, senza mezzi termini, a votare per il No, spiegando passo per passo cosa potrebbe succedere
Con la riforma costituzionale approvata in Parlamento con una striminzita maggioranza e, per questo, oggi sottoposta al voto dei cittadini con il referendum confermativo, cosa succederà in materia di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini?
Lo abbiamo chiesto a Flavio Cusani, magistrato di VII valutazione, giudice civile in organico al Tribunale di Benevento ma con un passato di Pm e di Gip.
La sua risposta è netta: “sarà molto più difficile trovare pubblici ministeri disposti a lottare contro la criminalità ambientale, che è quasi sempre facente capo a potenti e temibili gruppi imprenditoriali, se non proprio a imprese mafiose“.
“Il pubblico ministero – cioè il magistrato inquadrato nelle Procure della Repubblica che si è formato con la cultura della giurisdizione – si è sempre rapportato con i problemi di tutti i cittadini, specie di quelli derivanti dal degrado ambientale – continua Cusani – e una volta separato dall’ordine dei magistrati giudicanti, assunto con un concorso separato, formato in una scuola solo per magistrati inquirenti, diventerà un superpoliziotto“.
Non solo: “sarà condizionato, come tutte le forze dell’ordine, dall’autorità governativa e non più tutelato adeguatamente da un Consiglio Superiore della Magistratura: questo sarà indebolito dal sorteggio dei componenti togati, mentre i componenti politici saranno invece scelti dalle maggioranze al governo“.
Cusani teme che un Pm, “una volta sottoposto al controllo disciplinare del Ministro della Giustizia e di un Alta Corte Disciplinare (formata anche da componenti politici), si guarderà bene dall’intralciare l’operato di potentati economici in materia ambientale“. E dunque, chi tutelerà l’ambiente?
Le più importanti cause ambientali in Italia
Cusani tiene a ricordare che “solo al coraggio dei Pm si devono le grandi inchieste sulla cosiddetta criminalità d’impresa quali quelle sulla Eternit di Casale Monferrato, sull’Ilva di Taranto, sul polo petrolchimico di Augusta e Priolo nel siracusano, sulla nuova centrale a carbone Tirreno Power nel savonese.
Per non parlare di quelle sulle grandi speculazioni urbanistiche ed edilizie che hanno caratterizzato, anche di recente, quasi tutte le grandi città italiane“.
Ma anche nel settore dell’allevamento e dell’agricoltura intensiva ci sono stati (e si spera ci saranno) “valorosi Pm hanno indagato in tempi risalenti sull’uso di pericolosissimi farmaci e fitofarmaci, che, grazie alle loro inchieste, sono stati poi vietati per legge“.
Tanti sono gli esempi degli anni passati “in cui la magistratura inquirente, garantita nella sua autonomia, ha lottato anche contro le mafie ambientali, tipo quella operante nella Terra dei Fuochi (sotterramento di rifiuti industriali anche provenienti dal nord Italia, smaltimento selvaggio e abbruciamento indiscriminato di rifiuti speciali) e contro investimenti e riciclaggio di denaro sporco nel settore alimentare, della grande distribuzione o dell’eolico selvaggio (come quello dell’agrigentino, non quello misurato e rispettoso dell’ambiente adottato in altre zone)“.
Contro chi erano i pretori d’assalto?
“È questa la magistratura erede dei pretori d’assalto degli anni Settanta, che per primi si scontrarono con i potentati economici, contigui alla peggiore classe politica.
Questa, sin da allora, combatte per imbrigliare e condizionare la magistratura, per renderla inoffensiva nei suoi confronti.
Il potere politico vuole agire indisturbato, crede che l’essere stato eletto dal popolo, lo mette in condizione di assoluta libertà di azione, senza rimanere nei confini di quello che consente la legge e la Costituzione“.
I due Csm: cosa si prospetta?
“Il nuovo Csm – continua Cusani – che la riforma indebolisce anche separandolo in due (uno per i Pm, l’altro per i giudici) e l’Alta Corte di Disciplina, sono stati pensati per intimidire i magistrati.
L’Alta Corte, una corte speciale che ricorda quelle di fascista memoria, creata appositamente per i magistrati – avverso le cui decisioni la riforma vieta anche il ricorso in cassazione per violazione di legge – assumerà le vesti dell’organo punitivo dei magistrati, sia inquirenti che giudicanti, che non si conformeranno alle direttive del Governo, prendendo a pretesto loro violazioni spesso solo formali (ritardi, piccoli errori, disattenzioni)“.
E poi nel merito: “con questa riforma costituzionale, con legge ordinaria il Parlamento potrà intervenire a maggioranza semplice sull’ordinamento giudiziario e sulla materia disciplinare. Qualunque forza politica sarà al governo, di destra o di sinistra, ne profitterà per limitare il controllo di legalità affidato alla magistratura“.
Alcune innovazioni sono state già annunciate: sottrarre la polizia giudiziaria dalla dipendenza funzionale alle Procure, gerarchizzare le Procure e limitare i poteri dei singoli sostituti, riservare al governo direttive e priorità nelle scelte dei reati da perseguire.
“Evidentemente i danni già fatti, in tema di efficacia nella lotta ai crimini ambientali, non sono bastati” si domanda Cusani, che fa riferimento anche ai recenti interventi normativi in materia di facilitazione della prescrizione dei reati, particolarmente significativa per i reati ambientali, che, sottoposti a brevi termini di prescrizioni, vanificano, dopo alcuni anni, i processi con assoluzioni a ripetizione degli imputati.
“Si pensi alla recente abolizione del reato di abuso di ufficio, particolarmente tenuto dagli amministratori pubblici, che li limitava non poco nei favoritismi nel rilascio delle autorizzazioni ambientali e urbanistiche.
Va anche ricordata la recentissima limitazione temporale delle intercettazioni, che in passato hanno consentito la scoperta di collusioni tra pubblici ufficiali e mafie ambientali; e ancora gli scudi o simil scudi penali a categorie protette, come amministratori pubblici e ministri“.
Tutela dell’ambiente e salute pubblica
Ecco un’altra domanda che Cusani mette in evidenza: “dopo questa riforma e quelle che verranno a seguire, quali grandi inchieste vi saranno a tutela dell’ambiente e della salute pubblica?“.
Probabilmente nessuna, è la sua risposta: “già oggi, i reati che chiamano codici rossi (violenza intrafamiliare e altro) occupano gran parte del lavoro di Pm e Gip, costretti a rispettare rigorosi termini imposti dal legislatore, a pena di sanzioni disciplinari e non solo.
Chiaro che, andando avanti così, rimarranno in futuro meno tempo ed energie da dedicare alla tutela dell’ambiente“.
E poi sul sorteggio
Va detto pure che quasi tutti riconoscono che il sorteggio dei componenti del Csm non influirà sulle correnti presenti nell’associazionismo dei magistrati.
“Ma anche questo demonizzare le correnti non ha ragione di essere – afferma Cusani, che è ora applicato in via straordinaria ai Tribunali di Nocera Inferiore e di Napoli, per il raggiungimento degli obbiettivi Pnrr per le cause civili – perché rappresentano le varie sensibilità di interpretare il ruolo del giudice, con esse si selezionano i migliori giudici a tutela dell’intera magistratura e si veicolano all’organo di autogoverno anche tante informazioni su distorsioni di uffici e di singoli magistrati.
Le prime inchieste in materia ambientale dei primi anni settanta, avviate dai pretori (che erano sia Pm che Giudici!), furono il frutto di un percorso di sviluppo, all’interno dell’Associazione nazionale magistrati e delle sue correnti più progressiste, di una cultura dell’ambiente e della salute, che portò a una lettura costituzionalmente orientata delle norme di legge in materia di ambiente e salute pubblica.
Ora, consentire che si modifichi a maggioranza una Costituzione, da sempre definita bellissima, frutto della convergenza di varie ideologie nell’interesse superiore di tutti i cittadini e non di una parte politica, è un pericoloso azzardo.
Incidere su organi fondamentali come il Presidente della Repubblica apre la strada a ulteriori, ben più pericolose, riforme già in progetto“.
Un referendum politico
“Inevitabilmente il referendum ha acquisito un significato politico – riflette infine Cusani -. Come un significato politico hanno le recenti scelte di investire risorse in armi e in guerre, sottraendole alla tutela dell’ambiente, sull’onda di assecondare Trump, che per primo è uscito da tutti gli accordi mondiali faticosamente raggiunti negli anni a tutela del nostro pianeta terra.
Anche la scelta di ridurre sensibilmente gli incentivi fiscali tipo Ecobonus, figlia di una decisione politica di cambiamento improvviso di rotta da politiche green a quelle di sviluppo di comparti economici inquinanti; addirittura si è pensato a un ritorno al nucleare, fortunatamente già in passato bocciato dagli italiani proprio con un referendum“.
Gli ambientalisti devono, per questo, mantenere alta la guardia perché, conclude Cusani: “vicende come quella del Ponte sullo Stretto di Messina, fagocitatore di miliardi pubblici senza alcun risultato (tra l’altro per insufficienti studi sull’impatto ambientale e sulla resistenza ai sismi) o di Niscemi, con un’edilizia consentita dai pubblici amministratori anche su una frana conosciuta da decenni, devono essere di insegnamento e portare, soprattutto le forze ambientaliste, a valutazioni anche politiche sulle vere ragioni di questa riforma costituzionale“.
Crediti immagine: Depositphotos
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