Von der Leyen scrive ai leader Ue e accelera sulla revisione dell’Ets. La sospensione chiesta dall’Italia non passa

«Cari colleghi, il contesto del nostro incontro di questa settimana è ancora una volta caratterizzato da sconvolgimenti esterni di enorme portata che hanno un profondo impatto interno sull’Europa». Inizia così la lettera che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha spedito ai capi di Stato e di governo che giovedì e venerdì si riuniranno a Bruxelles per un Consiglio che inevitabilmente avrà al centro il conflitto che sta incendiando il Golfo persico e le ricadute sul fabbisogno energetico dei Paesi comunitari. «Ci siamo già trovati in situazioni simili: che si tratti dell’Ucraina, della pandemia o delle crisi energetiche. Ogni volta abbiamo reagito insieme con senso di urgenza, adottando le decisioni necessarie per mitigare i rischi per i nostri cittadini, per la nostra sicurezza e per la nostra competitività. Ritengo fondamentale che anche questa settimana diamo prova della stessa urgenza e unità».
Il richiamo all’unità non è casuale. A causa del blocco dello Stretto di Hormuz come mossa di ripercussione irachena seguita ai bombardamenti statunitensi e israeliani, l’Europa ha visto diminuire drasticamente gli approvvigionamenti di petrolio e gas, che nell’arco di pochi giorni sono diventati sempre più costosi. Di fronte a ciò, i Paesi europei si sono mossi in ordine sparso con le proposte più varie, con il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orbán che ha chiesto di riaprire al greggio venduto dalla Russia e la premier italiana Giorgia Meloni che ha chiesto la sospensione del meccanismo di scambio delle quote di emissioni e tassazione del carbonio, il cosiddetto Ets (Emission trading system). Nella lettera inviata ieri, von del Leyen riconosce che la crisi in Medio Oriente è «un conflitto regionale con gravi ripercussioni geopolitiche e geoeconomiche per l’Europa», avverte che «dobbiamo prepararci ad affrontare ulteriori difficoltà qualora il conflitto dovesse protrarsi», ricorda che «l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili sta già pesando sulla nostra economia» (dall’inizio del conflitto, l’Europa ha già speso 6 miliardi di euro in più per le importazioni di petrolio e gas), ma proprio alla luce di tutto ciò sottolinea che la strada che l’Ue deve seguire è quella di un progressivo abbandono dei combustibili fossili e di un cammino accelerato verso fonti di energia pulite e reti di trasmissione adeguate: «Accelerare l’integrazione dell’energia a basse emissioni di carbonio prodotta localmente nel nostro sistema energetico è uno dei modi più efficaci per ridurre l’impatto dei combustibili fossili sulla formazione dei prezzi. Non possiamo permetterci che enormi volumi di capacità rinnovabile economicamente vantaggiosa non raggiungano i consumatori a causa di reti inadeguate».
Ed è in tale contesto legato a combustibili fossili e rinnovabili, dipendenza e indipendenza energetica, controllo dei prezzi dell’elettricità, che la presidente della Commissione Ue parla dei «costi del carbonio» e del meccanismo di scambio di quote di emissioni: «L’Ets – scrive – rimane uno strumento collaudato per promuovere la trasformazione industriale. Dalla sua introduzione nel 2005, l’Europa ha ridotto il consumo di gas di 100 miliardi di metri cubi, contribuendo a proteggere i consumatori dai prezzi elevati del gas. L’Ets è basato sul mercato, tecnologicamente neutro e offre certezza agli investimenti a lungo termine, premiando al contempo chi agisce per primo. Sulla base del sistema Ets, le aziende di tutta Europa hanno preso decisioni di investimento per i prossimi decenni. Ora dobbiamo garantire che sia adeguato alle nuove realtà». Le nuove realtà non richiedono lo smantellamento di questo meccanismo, che tra l’altro rappresenta un indispensabile cardine all’interno del bilancio Ue 2028-2034, né si affrontano con la sospensione dell’Ets chiesta dal governo italiano (per restare tra le voci italiane, oggi in un’intervista al manifesto il premio Nobel Giorgio Parisi dice dell’Ets: «Potrebbe funzionare meglio se si sostituissero i crediti con regole più rigide e tetti alle emissioni. Ma oggi si vuole eliminare il sistema Ets per rimuovere i vincoli all’emissione di anidride carbonica. E questo sarebbe un passo indietro»).
Da Bruxelles si fa sentire anche la voce del commissario Ue al Clima Wopke Hoekstra, il quale dice che è «estremamente importante andare avanti con l’Ets, è uno strumento di enorme importanza per la nostra politica climatica ma, nell’attuale contesto, lo è altrettanto per ragioni di competitività e certamente di indipendenza» (e poi: «l’unica via d’uscita dalla situazione in cui ci troviamo attualmente è una maggiore indipendenza energetica: questo significa più investimenti nella rete, più energie rinnovabili, più nucleare, più stoccaggio»). E nella lettera ai capi di Stato e di governo che a breve si riuniranno a Bruxelles, von der Leyen scrive che la Commissione Ue adotterà a breve i parametri di riferimento dell’Ets, tenendo sì conto delle preoccupazioni espresse dalle industrie europee, ma senza sospendere un meccanismo che fin qui ha dato ottimi risultati. Una discussione sulle modifiche da apportare, invece, è all’ordine del giorno: «Stiamo accelerando i nostri lavori sulla prossima revisione dell’Ets, in particolare per definire un percorso di decarbonizzazione più realistico oltre il 2030», si legge nella lettera.
E sarà proprio ricorrendo a quanto realizzato grazie all’Ets che ora l’Ue darà vita a nuovi strumenti per la decarbonizzazione. Annuncia infatti von der Leyen che Bruxelles sta lavorando per «accelerare il sostegno alle industrie ad alta intensità energetica nel loro processo di modernizzazione e decarbonizzazione»: «In vista dell’istituzione della “Banca per la decarbonizzazione industriale”, la Commissione lavorerà a uno strumento ponte accelerato, finanziato dalle quote Ets, con particolare attenzione agli Stati membri a reddito più basso. Nel loro insieme, questo insieme di misure concrete può fornire un sostegno tangibile e tempestivo, pur rimanendo coerente con i nostri obiettivi climatici ed energetici a lungo termine».
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