Il suono delle lingue indigene riscrive le regole del mercato musicale

Aprile 24, 2026 - 07:00
 0
Il suono delle lingue indigene riscrive le regole del mercato musicale

Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema delle identità, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.

Nicholas Galanin. Courtesy of the artist

Il rapper indiano Shikriwal tiene la telecamera spenta durante l’intervista. E prima di salutarci, mi dice: «Aspetti!». Sullo schermo, una terrazza affacciata sul paesaggio monsonico della regione del Bihar: case, campi allagati, giardini. Sul suo viso, leggo un’espressione di orgoglio contagiosa. «È il mio villaggio, dove lavoro». Sì, perché «la musica crea ponti», m’avrebbe detto qualche giorno dopo la franco-cameroniana Kelly Rose, in arte Uzi Freyja. 

Ponti di legittimo orgoglio che aprono finestre inattese su lingue, storie, Paesi incredibili poco o per niente raccontati. Ma che cosa significa fare musica partendo di lì, in lingue ignote come il bhojpuri di Shikriwal o senza forma scritta come il quechua andino o il lingít delle popolazioni che vivono in Alaska – musiche lontane, ma sempre più vicine anche alle classifiche internazionali e ai Grammy Award? Tra radici e futuro, abuelas e social media, dialetti e inglese, local e global, quella che era la periferia del mercato musicale sta diventando ora sempre più centrale, ibridando la lingua, lo stile e i ritmi di quello che al centro della sua periferia ascoltiamo: «La musica, in questo senso, è assolutamente politica», racconta Renata Flores, giovane peruviana che sta portando musica, lingua e costumi andini su palchi sempre più grandi. E lo conferma Ya Tseen, dall’Alaska, quando dice che «le nostre tradizioni sono sistemi viventi, non reliquie».

Renata Flores. Courtesy of the artist

Il futuro, insomma, parla anche quechua, bhojpuri, tlingit. Chiosa Galanin: «La musica nasce da lingue che precedono i confini coloniali. La lingua non è decorazione; è un sistema. Se l’inglese cavalca la superficie, le nostre lingue indigene si muovono sotto, portando memoria e resistenza. Così ci opponiamo alla cancellazione e ricordiamo ai nostri figli che questa musica, come la lingua, è viva. Quella che alcuni chiamano “periferia” è il centro».

L'articolo Il suono delle lingue indigene riscrive le regole del mercato musicale proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News