Islamabad: diplomazia appesa ad un filo, mentre lo spettro della guerra torna ad agitare le acque di Hormuz

Aprile 21, 2026 - 06:00
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Islamabad: diplomazia appesa ad un filo, mentre lo spettro della guerra torna ad agitare le acque di Hormuz

La strada della diplomazia si presenta sempre più impervia: un brusco e insidioso colpo di scena diplomatico, infatti, sembra aver chiuso la porta a un secondo ciclo di colloqui diretti tra Iran e gli Stati Uniti, già traballanti citando quelle che definisce in quanto le richieste statunitensi sono state ritenute richieste eccessive, irragionevoli e irrealistiche da parte del governo degli Ayatollah.

Questa preoccupante e preoccupata notizia proviene da media statali iraniani (Irna) che l’ha diffuso domenica sera tardi (ieri per chi legge), aggiungendo, inoltre, che Washington si ostina a voler giocare pericolosamente col rischio concreto di far saltare le trattative, faticosamente organizzate e raggiunte grazie all’importante ruolo svolto dalla diplomazia pakistana.

Il nodo cruciale resta, comunque, la questione fondamentale legata al programma nucleare iraniano e le inevitabili ricadute sulla sicurezza dell’area Mediorientale. La richiesta della delegazione degli Stati Uniti, guidata dal vicepresidente Vance, non ha conseguito alcun risultato, rimanendo di fatto inconclusa perché l'Iran si è categoricamente rifiutato di voler abbandonare lo sviluppo del nucleare civile nel Paese.

I delegati iraniani hanno espresso la loro posizione con la massima chiarezza; infatti, parlando con giornalisti della seguitissima testa in lingua araba “Al Jazeera”, hanno voluto rimarcare che la pronta reazione di Teheran, pur restando aperta a qualsiasi confronto, ha tuttavia neutralizzato ogni possibilità insidia da parte degli Usa. Il messaggio appare, dunque, inequivocabile: l'Iran ritiene che le aperture diplomatiche di Washington possano nascondere le stesse immutate intenzioni aggressive; insomma, c’è diffidenza reciproca tra le parti.

A queste dichiarazioni rilasciate ai media arabi, si aggiunge la posizione assunta dal governo iraniano che, afferma, «l’atteggiamento di aggressiva del nemico contro l’Iran non è cambiato», e naturalmente tutto questo non fa che alimentare lo scetticismo che aleggia sull’intero percorso diplomatico.

È proprio il caso di richiamare che questo sta accadendo dopo mesi di intenso conflitto, iniziato alla fine di febbraio 2026; gli attacchi congiunti statunitensi e israeliani, ricordiamo, hanno preso di mira più di 13.000 bersagli in tutto il territorio della Repubblica Islamica dell'Iran. I numeri delle statistiche stilate dalle autorità iraniane dipingono un quadro drammatico che riporta oltre 3.400 morti e 26.500 feriti mentre i danni economici all'Iran vengono stimati in circa 270 miliardi di dollari.

Sappiamo bene che il fragile cessate il fuoco tra Iran e Usa sta per scadere; lo Stretto di Hormuz, per quello che ci è dato conoscere, continua a rimanere parzialmente bloccato per l’effetto del doppio blocco navale imposto dall’Iran e dagli Usa ed entrambi i contendenti continuano a lanciare nuove minacce. In queste ore di incertezza e di febbrile attesa possa prevalere la ragione sul becero uso della forza, un pensiero lo rivolgiamo alla capitale pakistana, Islamabad, che attende col fiato sospeso la conferma di un secondo round di colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran; certo è che l’ultimo sequestro di una nave mercantile battente bandiera iraniana effettuato dall’Us Navy non costituisce certamente un viatico che possa aprire all’ottimismo sull’esito di questo secondo incontro delle due delegazioni, previsto per domani. 

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia