La competizione tra Usa, Russia e Cina sta portando a una nuova geopolitica nel Golfo Persico

Lo si sapeva già, ma le ultime settimane del conflitto innescato dall’asse Israele-Usa l’ha confermato in pieno: il Golfo Persico è rimasta una delle regioni del pianeta più strategicamente importanti, a causa dell’enorme concentrazione di risorse energetiche da fonti fossili (petrolio e gas naturale), della convergenza di flussi di traffico marittimo fondamentali per lo shipping, oltre che della posizione centrale occupata nelle dinamiche di geopolitiche, che interessano potenze quali Usa, Russia e Cina.
Gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo fondamentale in quell’area, mantenendo costantemente la propria presenza militare, alla quale non è mancato l’appoggio degli Emirati del Golfo oltre all’architettura geo-strategica con Israele; questa impostazione di politica internazionale è ad un tempo strategica e funzionale al sostegno dell’economia legata al trasporto delle materie prime per la produzione energetica oltre a costituire una forte deterrenza militare esercitata sull’intera area geografica. Non possiamo non considerare il fatto che tramite la realizzazione di un complesso intreccio di basi logistico-militari, indispensabili a mantenere l’asset ad un livello elevato di reattività bellica, Washington abbia potuto esercitare (e mantenere) un’influenza altamente incisiva per la sicurezza del Golfo Persico, ovviamente senza trascurare l’esercizio stabile sul controllo delle principali rotte energetiche mondiali.
La crescente ascesa della Cina, diventata potenza economica di rilievo mondiale e il ritorno della Russia nell’area del Golfo stanno però erodendo gli equilibri regionali; nuove e più incisive iniziative diplomatiche, partnership economiche e una sempre più marcata cooperazione militare coi diversi Regni dell’area, operate da Mosca e Pechino, stanno disegnando una nuova cornice strategica, che si rivela sempre più complessa da interpretare sia per Washington che per Tel Aviv.
La situazione venutasi a determinare nel Golfo Persico è simile a quanto accaduto già in altre aree strategiche – il Mar Nero e il Mar Baltico –, dove abbiamo potuto osservare che l’espansione della Nato e il rafforzamento delle infrastrutture militari dell’Occidentali hanno rappresentato (e rappresentano) un’evidente sfida per la sicurezza militare della Russia; in maniera speculare, quindi, potremmo affacciare l’ipotesi che la massiccia presenza di Russia e Cina nel Golfo Persico contribuirà alla trasformazione della regione in un teatro di competizione geopolitica di enorme importanza.
Vale la pena ricordare che dalla fine della Seconda guerra mondiale e, soprattutto, dopo la fine della guerra fredda, gli Stati Uniti hanno considerato il Golfo Persico una regione di importanza vitale per la sicurezza nazionale e per la stabilità dell’economica globale; l’enorme concentrazione di riserve petrolifere esistenti in Paesi come Arabia Saudita, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti colloca l’intera area in una posizione nevralgica dell’intero sistema energetico internazionale.
Non a caso, infatti, Washington ha costruito nel tempo un’ampia rete di basi militari e installazioni navali, oltre ad aver firmato accordi con numerosi Stati della Penisola arabica; in particolare, la “Quinta Flotta della Marina” statunitense, con base nel Bahrain, rappresenta uno degli strumenti principali attraverso cui gli Stati Uniti assicurano la sicurezza delle rotte marittime e la protezione delle infrastrutture energetiche.
Nel corso della presente disamina, ricordiamo anche che Israele ha avuto un ruolo assai importante nella costruzione della strategia regionale americana; il legame profondo tra Washington e Tel Aviv ha, inoltre, contribuito a orientare una larga parte della politica statunitense in Medio Oriente, creando in tal modo una convergenza di interessi nella gestione delle principali crisi regionali. Diamo atto che per molti decenni questo sistema di alleanze ha funzionato dal punto di vista statunitense, consentendo agli Usa di esercitare una forte influenza sugli equilibri geopolitici nell’area del Golfo Persico.
Mentre speriamo ardentemente che questo tragico ed inutile conflitto scatenato dell’asse Usa-Israele cessi prima possibile, è già chiaro che oltre alle macerie vere delle devastazioni prodotte dalla guerra, resteranno altre e più pesanti macerie sul piano della geopolitica di quella regione: Cina e Russia stanno già ampliando la propria presenza diplomatica, economica e strategica in molte regioni del mondo, inclusa l’area mediorientale. Il Golfo Persico costituisce ancora uno degli spazi in cui questa trasformazione è più evidente e dopo la guerra quest’evidenza sarà destinata ad accrescersi.
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