Se il gioco diventa linguaggio di inclusione

Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema del gioco, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.

In occasione delle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, Fulvio Morella, con la rassegna I limiti non esistono, ha promosso attraverso la sua arte i valori dell’inclusione e della resilienza. Per la tappa milanese, ospitata a Palazzo della Regione Lombardia, l’artista ha scelto d’indagare il tema del gioco, ispirandosi al pensiero di Maria Montessori e Johan Huizinga, per i quali il gioco è motore della società, esperienza tanto libera quanto formativa. Ha quindi sintetizzato questa visione in una nuova forma, che ha chiamato Ludi: quattro ellissi inclinate e concentriche, disposte in equilibrio dinamico.
Non si tratta di una ricerca formale fine a se stessa, ma di un’opera tanto concettuale quanto simbolica, che richiama la forma di un abbraccio tra due persone unite da un nucleo: l’amicizia. Ludi diventa così un luogo ideale dove, attraverso l’arte, il gioco e lo stare insieme, si entra in contatto con l’altro, e la distanza si fa vicinanza.

Non è un caso che, nelle intenzioni dell’artista, questa parola sia anche un acronimo e un motto che racchiude quattro valori essenziali del vivere insieme: Linguaggio, ovvero la comunicazione; Unione, il costruire insieme; Dialogo, fondato sull’ascolto; Incontro, per aprirsi all’altro con autenticità.
Il gioco diventa così la più grande occasione, come ripete spesso Morella, «per capire che siamo tutti limitati in qualche modo, ma unendoci possiamo imparare a essere infinito». “Giochiamo, non facciamo la guerra”, sembra suggerire l’artista, cogliendo il significato più profondo dei Giochi Paralimpici e intrecciando arte, sport e inclusione.
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