Conte provoca e Schlein rincorre, ma entrambi girano a vuoto nel campo largo

Mar 27, 2026 - 13:30
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Conte provoca e Schlein rincorre, ma entrambi girano a vuoto nel campo largo

È chiara la tattica della Volpe di Volturara Appula: provocare, provocare, e ancora provocare. Per mettere il Partito democratico in fuorigioco. Forse adesso al Nazareno si accorgeranno che non è il caso di discettare di primarie, di inseguire Giuseppe Conte. Gli adulti del Pd lo avevano già capito. Poi ieri è arrivata una specie di annuncio di morte della coalizione cosiddetta del campo largo, per bocca dell’ex capogruppo del Movimento 5 stelle Stefano Patuanelli, uomo di Giuseppe Conte: «Con noi al governo stop agli aiuti militari all’Ucraina». Irricevibile per il Pd. Almeno per i riformisti, che sulla politica estera danno spesso la linea: «Gli aiuti con noi ci sono stati, ci sono, e ci saranno sempre, fatevene una ragione», ha replicato immediatamente Filippo Sensi. Provocazioni contiane: sarà sempre così. Il messaggio degli adulti nella stanza alla segretaria era arrivato: «Elly, calma». Il film è questo.

Come al solito, i giovani e gli ex giovani che guidano il Pd si sono lasciati prendere dall’entusiasmo. Non abituati a vincere, nel turbinìo entusiastico della sera di lunedì con Rosy Bindi, Gianfranco Pagliarulo e Maurizio Landini, erano andati a prendere piazza Barberini e poi piazza del Popolo. Nelle chiacchiere riprendeva vigore il gioco delle caselle del prossimo governo. Perché, oplà, il popolo è con noi, e i giovani, ritenuti dei mantenuti a ufo, ignari di tutto fino a poche ore prima, sono tutti di sinistra. Intanto Giuseppe Conte, anch’egli ebbro, li scavalcava dando l’idea che, basta, facciamo le primarie: io ci sono. Ed Elly Schlein, un po’ indispettita perché l’aveva detto prima lei: «Io ci sono». Il solito acchiappabandiera dei ragazzini.

A quel punto, mentre la destra andava al tappeto per la prima volta in tre anni, è partita la quarantott’ore di Le Mans di fumisterie, bizantinismi, alambicchi sulle primarie. Giorgia Meloni silurava i suoi – bum bum – e tanti saluti a Delmastro, Bartolozzi e finanche lady Santanchè, e a sinistra suonavano il piffero della rivoluzione dei gazebo. Mentre Silvia Salis forse aveva capito l’antifona e si sfilava, ecco il redivivo Ernesto Maria Ruffini, totalmente assente nella campagna referendaria, alzare la mano: ehi, ci sono anch’io. Non hanno capito che i miasmi dell’esecutivo non equivalgono alla presa del Palazzo d’Inverno. La strada è lunga.

Per cui, pur smaltita la sbornia landiniana, Schlein ha pensato bene di mettere agli atti che sono pronti per le elezioni. Non è vero. Non sono pronti per niente. Non c’è un programma condiviso, non c’è un candidato presidente del Consiglio, non c’è un’idea di squadra di governo.

Il fatto è che quando non si hanno le idee chiare si alza «la nebbia della retorica», come la chiamò una volta Mario Draghi, per cui, per esempio, ogni intervista ai capi della sinistra si conclude immancabilmente così: «Troveremo la sintesi». Peccato che dopo quattro anni di guerra, sull’Ucraina e il riarmo europeo, siano sempre lì a cantare canzoni stonate. Patuanelli docet.

Tutto questo Giorgia lo sa. Ma non può sfruttare la situazione perché in queste condizioni non è pronta nemmeno lei ad andare alle urne. Ha bisogno di tempo anche la gatta di Palazzo Chigi per cercare di far nascere un governo dalle ceneri del governicchio che presiede.

Perché il Meloni 1, parte seconda, è un governicchio debole in tutte le sue caselle, tranne forse la Difesa (non sappiamo se le perquisizioni della Guardia di Finanza avranno conseguenze sul piano politico). Non può più scommettere sull’aiuto della famiglia Berlusconi, che ha gentilmente cacciato Maurizio Gasparri dalla postazione di capigruppo al Senato di Forza Italia (messaggio ad Antonio Tajani).

Da ieri mattina sono partiti garbati inviti alla segretaria del Pd ad evitare fughe in avanti. Come al solito, sono stati i vecchi (Dario Franceschini e Goffredo Bettini sui giornali, ma tutti i big delle varie correnti la pensano così: nei momenti complicati esce fuori una vecchia storia di sapienza politica) a suggerire che invece di perdere tempo con i giochetti sulle primarie ci si deve concentrare contro il governicchio in carica.

Qui si vedrà quanto e se è cresciuta Elly Schlein. Se capisce che può battere la Volpe di Volturara Appula non inseguendolo, ma facendo politica.

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