Nate per colpire Temu e Shein, applicabili anche per Amazon: dall’UE tasse alle piattaforme di e-commerce
Bruxelles – Amazon e affini, ora arrivano le tasse per ogni pacco venduto. Parlamento e Consiglio UE raggiungono un accordo sul codice doganale dell’Unione europea che opera una stretta sull’e-commerce. Uno dei principi più dirompenti sta nel fatto che le piattaforme di commercio on-line che inviano pacchi direttamente ai consumatori dell’UE possono essere trattate come importatori, facendo scattare dazi. Secondo l’accordo informale, che dovrà essere approvato ora dall’Aula e dai ministri, ci sarà un nuovo balzello “per ogni voce che entra nell’UE da paesi terzi e inviata direttamente ai consumatori dell’UE”. Non si chiama dazio, i legislatori europei la definiscono “nuova tassa di gestione” concepita per “coprire il costo aggiuntivo della gestione di un numero sempre crescente di singoli pacchi”.
Sarà la Commissione europea a stabilire il livello della tassa, e la rivaluterà ogni due anni. Gli Stati membri inizieranno a riscuoterla non appena il sistema di tecnologia dell’informazione (IT) necessario diventerà operativo, e comunque entro e non oltre l’1 novembre 2026.
Nella pratica Amazon per poter far arrivare pacchi e pacchetti a destinazione dovrà pagare. Anche se, a dirla tutta, non si fanno nomi. Chi li fa, nomina operatori cinesi. “Con questa riforma, renderemo piattaforme come Temu e Shein importatori responsabili dei beni che vendono ai nostri consumatori”, scandisce Jeannette Baljeu, responsabile del file per il gruppo dei liberali europei (RE). Dunque la misura viene dichiaratamente spacciata come anti-Cina, viste anche le denunce dell’UE in materia di sicurezza dei prodotti venduti su queste piattaforme. Inevitabilmente la stretta viene operata anche su Alibaba o AliExpress, ma il principio cade anche su altri marchi dello shopping on-line, inclusa Amazon. La Commissione europea stima comunque 5,9 miliardi di articoli di basso valore siano entrati nell’UE nel 2025 in pacchi spediti direttamente ai consumatori, di cui oltre il 90 per cento provenienti dalla Cina.
La riforma del codice doganale dell’UE si inserisce in un più ampio disegno di adeguamento dell’Unione europea ad una realtà cambiata. L’accordo tra Parlamento e Consiglio si aggiunge alla stretta decretata a dicembre 2025 sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro: a partire dall’1 luglio 2026 in tutta l’UE verrà applicato un dazio di tre euro per ogni prodotto comprato su internet e in arrivo da Paesi extra-UE. Inoltre, lo stesso accordo che considera le piattaforme come importatori prevede il ruolo della nuova autorità doganale, con sede a Lille (Francia), che sarà responsabile nel coordinare l’attuazione delle nuove regole sul commercio elettronico.
La riforma prevede un nuovo hub doganale che sarà gestito dalla nuova Autorità doganale dell’UE (EUCA). Sarà disponibile per l’uso facoltativo entro il 2031 e obbligatorio entro il 2034. L’hub dei dati sostituirà almeno 111 sistemi software attualmente utilizzati dalla dogana. Ciò renderà più efficaci gli affari doganali più facili e più rapidi, l’analisi dei rischi e la cooperazione doganale più efficace. Il commissario per il Commercio, Maros Sefcovic, saluta il risultato politico per il significato anti-frammentazione che porta con sé: “Questa riforma rappresenta un passo trasformativo verso un sistema doganale più unificato e moderno nell’UE, in cui l’Unione doganale europea agisce come un’unica entità”. Per questo “l’accordo segna un momento cruciale, aprendo un nuovo capitolo per la nostra Unione doganale”.
Per le autorità doganali di tutta l’UE, questa integrazione dei dati significa accesso a informazioni in tempo reale e di prima mano, nonché una visione d’insieme a livello europeo. Si prevede che ciò consentirà agli Stati membri di risparmiare oltre 2 miliardi di euro all’anno in costi operativi.
“La parte principale di questa riforma è il trasferimento delle responsabilità dal consumatore al venditore”, sottolinea Dirk Gotnik (PPE), responsabile del negoziato inter-istituzionale per il Parlamento europeo, nel corso della conferenza stampa convocata per fare il punto della situazione dopo il via libera raggiunto nella tarda serata di ieri (26 marzo). Inoltre, spiega, si trattava di intervenire in modo tale da porre fine all’evasione fiscale, visto che si stima che il 65 per cento delle spedizioni e-commerce sia sottovalutato nel valore, con conseguente perdite di fatturato. Due pacchetti su tre sfuggirebbero dunque alla giusta imposizione fiscale. “Ogni giorno entrano nell’UE sei milioni di piccole pacchi” per via del commercio on-line, ricorda Gotnik, e “molte tasse trans-frontaliere non vengono pagate”, sostiene. “La frode dell’IVA è il punto di partenza per le attività criminali”.
Da questo punto di vista, la riforma prevede che le aziende che ignorano ripetutamente le norme dell’UE potrebbero essere punite con una multa di almeno l’1 per cento e fino al 6 per cento del valore totale delle merci importate nell’UE nei 12 mesi precedenti. Inoltre, le autorità doganali potranno sospendere, revocare o annullare il loro trader di fiducia o lo status di AEO e contrassegnarli come operatori ad alto rischio. Di fatto le piattaforme verrebbero fermate, e smetterebbero di operare. “Verrebbero messe in quarantena, è l’opzione nucleare”, riconosce Gotnik. “Prima abbiamo i due livelli di multe: quella più lieve e quella più salata”.
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