La destra riscrive la legge elettorale, il centrosinistra deve riscrivere sé stesso

Febbraio 28, 2026 - 23:00
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La destra riscrive la legge elettorale, il centrosinistra deve riscrivere sé stesso

È tutto molto semplice. Come pensava di poter vincere, o almeno pareggiare, il centrosinistra? Aggiudicandosi la gran parte dei collegi uninominali, visto che a differenza delle elezioni del 2022 stavolta avrebbe potuto presentarsi unito con il “campo largo”, la foto di famiglia più o meno forzata, ma competitiva. Uniti per vincere. Mettere insieme Partito democratico, Movimento 5 stelle, sinistra rossoverde, i centristi. E andare a prendersi quei collegi uno per uno. E allora la destra che fa? Cambia le regole.

Se davvero prenderà corpo una riforma che cancella i collegi uninominali, sarà un bel colpo chirurgico, non una limatura tecnica. Come dire a Jannik Sinner che può pure scendere in campo senza poter usare il rovescio lungolinea. Gioca pure, Jannik, ma con l’arma spuntata.

Certo, anche con la nuova legge resta in piedi il concetto di coalizione perché c’è il candidato presidente del Consiglio (ancorché non sulla scheda ma nel programma) ed è sulla base delle coalizioni che scatta il premio di maggioranza. Però, così è un’altra cosa. L’operazione della destra punta a smontare il giocattolo di Elly Schlein colpendo al cuore la sua strategia, mettere insieme tutti i progressisti (come si chiamavano ai tempi della gioiosa macchina da guerra) secondo la famosa logica “testardamente unitaria”.

Condivisibile o meno, non era solo una tattica elettoralistica ma una linea politica che almeno in parte avrebbe dovuto irradiarsi sul territorio, nei collegi uninominali appunto e cementare la coalizione. Ma se non c’è il collegio da conquistare, la tentazione di marcare ciascuno le differenze torna fortissima e ognuno corra per sé, poi si vedrà. L’Ulivo è un modello irripetibile, a partire dalla caratura dei personaggi, ma insomma il “campo largo” poteva in qualche modo evocarlo.

Ora, però, i collegi sfumano e con essi i seggi che sarebbero stati conquistati. Il Pd farà le barricate, le sta già montando, ma non è detto che Elly Schlein disapprovi un modello che strangola nella culla il pareggio, la possibilità di governi tecnici, di manovre trasversali: la segretaria si è messa su questa strada, e rischia tutto. Il cammino per lei ora è più in salita. E non ci sono scorciatoie. C’è solo, evidente più che mai, il problema politico di un “campo” che non riesce a essere maggioranza nel Paese. Che non riesce a esprimere ancora un leader e un programma e che anche per questo non riesce ad allargarsi a nuove forze.

Non è questione di ingegneria istituzionale. È una questione tutta politica. La destra fa la destra: usa la leva delle regole per consolidare il vantaggio. Il centrosinistra deve decidere se limitarsi a denunciare la mossa o se trasformarla nell’occasione per fare finalmente i conti con sé stesso. Dica adesso al Paese, il “campo largo”, cosa propone. Il tempo stringe: con la discussione sulla nuova legge siamo già in campagna elettorale.

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