La prima bioraffineria è la pianta e la chimica verde è un’opportunità da coltivare

Aprile 30, 2026 - 16:30
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La prima bioraffineria è la pianta e la chimica verde è un’opportunità da coltivare
chimica verde bionet

La chimica verde in Italia ha un grande alleato, ovvero l’associazione Chimica Verde Bionet che quest’anno compie 20 anni. Noi di GreenPlanner abbiamo intervistato la presidente dell’associazione: Sofia Mannelli

Tanto si può fare senza ricorrere alle fonti fossili. E nel nostro Pase la valorizzazione di soluzioni rinnovabili la sta portando avanti, da vent’anni, anche l’associazione Chimica Verde Bionet (Cvb), che nasce in Italia per la promozione della chimica verde, intesa come “un sistema rigenerativo basato su materie prime di origine biologica a ciclo corto, piante, animali, funghi o microrganismi indissolubilmente legato all’agricoltura“.

In tal senso il manifesto dell’associazione ricorda che “la prima bioraffineria è la pianta e la chimica verde è un’opportunità da coltivare“. In occasione del ventennale dell’associazione abbiamo voluto fare il punto con la sua presidente, Sofia Mannelli.

Innanzitutto, prima di entrare nel dettaglio sulla giornata, quali motivazioni l’hanno portata a promuovere e guidare l’associazione Chimica Verde Bionet?

Ho conosciuto i fondatori dell’associazione nel 2005, per un progetto in Sicilia sulla Brassica carinata, mentre lavoravo in un’importante società di sviluppo e realizzazione di progetti strategici complessi.

Luca Lazzeri, il primo presidente di Cvb e grandissimo ricercatore del Crea, era stato un mio compagno di liceo, ma poi ci si era persi di vista. Sono rimasta affascinata dalla passione, professionalità, entusiasmo di tutti coloro che poi sono stati il nucleo fondatore dell’associazione.

Li ho continuati a seguire, mi sono associata nel 2007 e ho iniziato a collaborare con loro. Con il tempo le cose sono cambiate e sono stata maggiormente coinvolta. Alla scadenza del mandato di Luca, lui stesso mi segnalò come possibile presidente.

Non avevo e non ho la sua competenza, ma la passione è simile, mi sono candidata e sono stata eletta. Negli anni abbiamo, insieme a Beppe Croce e a tutto il direttivo portato avanti molti progetti entusiasmanti, credendoci profondamente. Ancora adesso è così.

Cosa è cambiato in questi vent’anni di attività? Quali sono i successi più significativi?

La passione e la serietà professionale sono immutate, l’associazione è cresciuta e si è affermata in campo nazionale. All’inizio eravamo tra i pochi, pochissimi a parlare di chimica verde, di sostenibilità agricola, a costruire tavoli di concertazione e disseminazione con il settore agricolo.

La mission dell’associazione è sempre la stessa: integrare la tutela ambientale con lo sviluppo economico. Per statuto, ogni filiera promossa deve rispondere a rigorosi criteri di sostenibilità, salvaguardia della biodiversità e tutela del paesaggio.

Questo impegno è sancito dalla Carta degli Impegni, un documento valoriale che ogni socio – sia esso un’impresa, un ente pubblico o un privato – è tenuto a sottoscrivere per garantire coerenza con gli obiettivi associativi.

CvB aveva, da tempo, aperto porte e finestre  allo studio di altre filiere: bioplastiche, con l’entrata di Novamont tra i soci, Detergenza e Cosmesi grazie alla conoscenza con Fabrizio Zago, Nutraceutica, Beni Culturali con Luigi Campanella, successivamente diventato presidente e importantissimo animatore del nostro Comitato Tecnico Scientifico, Bioenergie con l’entrata del socio Re-Cord con David Chiaramonti, Tessile con Federcanapa e Beppe Croce.

Così con il tempo abbiamo ricevuto finanziamenti per progetti nazionali e internazionali per la valorizzazione di bioprodotti, bioenergie, oltre che per la fondamentale divulgazione e consapevolezza tra la cittadinanza e di un progetto pionieristico di rigenerazione economica e sociale dell’isola di Capraia, che ha trasformato l’isola in un vero e proprio laboratorio a cielo aperto per l’economia circolare, come un modello da perseguire e un esempio di buone pratiche, a livello nazionale e internazionale di cui siamo molto fieri.

Per l’associazione, la Chimica  Verde è un’opportunità da coltivare: oggi quali sono ancora le difficoltà e i limiti che non consentono uno sviluppo e una crescita adeguati di questo approccio produttivo?

Nel nostro Position Paper presentato il 10 aprile, spieghiamo che “l’obiettivo cruciale della bioeconomia e della chimica verde, l’obiettivo per cui la nostra associazione si batte da 20 anni, non si misura con la crescita di prodotti bio-based sui vari mercati, ma si misura sulla loro reale efficacia a ridurre emissioni climalteranti, consumi energetici, distruzione di risorse e di biodiversità“.

Questo obiettivo oggi è messo in discussione da diversi fattori concomitanti: il clima da economia di guerra che si sta diffondendo sul globo intero in questi ultimi anni. Viviamo una situazione paradossale: si spende per il riarmo e si resta disarmati sul fronte della cura del Pianeta.

Economia di guerra ed economia circolare forniscono risposte radicalmente diverse a due tipi di emergenza. La prima nasce dalla volontà di sostenere uno sforzo bellico, la seconda dalla volontà di contrastare la crisi ambientale e lo spreco delle risorse

L’economia di guerra è un sistema transitorio (ma che può durare per molti anni) in cui le industrie civili si riconvertono, i consumi vengono razionati, le risorse ridistribuite in funzione dell’efficienza bellica.

In questo scenario, anche l’agricoltura assume un ruolo strategico spesso a scapito della sostenibilità ambientale. Si punta sulla massimizzazione a breve termine delle rese, facendo largo uso di fertilizzanti chimici e monocolture.

Questo modello, pur efficace nel breve periodo, lascia conseguenze disastrose sul suolo, sulle risorse naturali e sulla tenuta delle comunità, con un impoverimento di una parte della popolazione

L’economia circolare, al contrario si fonda su tre principi chiave: ridurre, riutilizzare, rigenerare. L’obiettivo non è solo economico, ma anche ecologico e sociale. Nell’ambito agricolo, ciò si traduce in un approccio che promuove la diversificazione delle colture e la biodiversità, il recupero degli scarti organici, il compostaggio, l’uso razionale delle risorse idriche e il ritorno a pratiche agroecologiche.

In un’epoca segnata da crisi climatiche, squilibrio di risorse e instabilità geopolitica, scegliere il modello da seguire non è più solo una questione teorica, ma una responsabilità concreta.

Un altro fattore è il persistente differenziale di prezzo tra bioprodotti e prodotti convenzionali. Differenziale causato dai costi delle materie prime, da volumi di produzione ancora ridotti e da processi non ancora ottimizzati. E in una situazione di crisi di diversi comparti industriali e di ridotto potere di spesa dei consumatori, il fattore prezzo acquisisce più rilevanza.

Tuttavia, per quanto forti, queste tendenze globali potranno rallentare lo sviluppo dell’economia circolare, ma non arrestarlo: grazie all’innovazione tecnologica, i prodotti bio-based, come del resto le energie rinnovabili, stanno infatti raggiungendo prestazioni tecniche e costi che li renderanno sempre più competitivi e desiderabili.

Nel nostro position paper abbiamo identificato molti punti deboli, vi invito a leggerlo e scaricarlo dal nostro sito.

Immaginiamo di festeggiare un ulteriore ventennio di Chimica Verde: cosa vorrebbe vedere nel futuro?

Luca Lazzeri, fondatore e primo presidente di Chimica Verde Bionet, in un’intervista a Focus, nell’agosto 2014, disse: “Non c’è una pianta che salverà il mondo, ma ci sono molte piante in ambienti diversi, molte piante con caratteristiche diverse: la biodiversità ancora una volta“.

Vorrei vedere progredire la ricerca su questi temi, vorrei formazione professionale, la chimica verde apre tantissime opportunità di lavoro nei cosiddetti Green Jobs,  vorrei leggere e sentire più comunicazione e disseminazione, molte cose ancora non sono conosciute dalle persone, o sono considerate come estranee e non accettabili: l’accettabilità sociale dei prodotti bio-based, delle nuove tecnologie è fondamentale, ma occorre fare ancora molto lavoro. Noi ci siamo e ci crediamo profondamente.

E, anche la redazione di GreenPlanner c’è e ci crede (ndr).

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Laura CipollaLaura Cipolla: curiosa su tutto ciò che coinvolge la trasformazione della materia, dai sistemi viventi alle applicazioni della chimica, in particolare quelle legate alle biotecnologie. Per lei, la chimica è la vita, è il nostro Pianeta | Linkedin

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