Le emissioni della Cina sono diminuite grazie al boom dell’energia solare: la conferma della Yale school of environment

Mar 4, 2026 - 06:30
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Le emissioni della Cina sono diminuite grazie al boom dell’energia solare: la conferma della Yale school of environment

Diversi segnali in questo senso erano già arrivati nei mesi scorsi, corroborati poi da nuovi aggiornamenti forniti a febbraio da agenzie economiche e finanziarie, ma ora una nuova conferma anche dalla prestigiosa Yale school of environment: per la prima volta, si legge in un’analisi della rinomata scuola di specializzazione fondata nel 1900 dalla Yale University, le emissioni di gas serra della Cina sono entrate in una fase di declino strutturale grazie alla massiccia diffusione degli impianti per le energie rinnovabili.

Stando alle statistiche ufficiali diffuse da Pechino e analizzate dagli esperti della scuola di Yale, nel 2025 le emissioni prodotte dal settore energetico e industriale sono diminuite nel Paese dello 0,3%, mentre il consumo di energia è aumentato del 3,5%. Lo scorso anno, le energie rinnovabili hanno fornito il 40% dell’energia elettrica in Cina, in aumento rispetto al 37% dell’anno precedente, con il solare che ha rappresentato la maggior parte della crescita. Tra l’altro, l’energia rinnovabile aggiuntiva ha più che soddisfatto l’aumento della domanda e, di conseguenza, l’energia prodotta dal carbone è leggermente diminuita. «Si tratta di un segnale incoraggiante, poiché suggerisce che la transizione energetica su larga scala in cui la Cina ha investito massicciamente ha iniziato a tradursi in risultati misurabili», ha affermato Duo Chan, scienziato climatico dell’Università di Southampton commentando questi dati. «Sebbene un anno di emissioni inferiori non significhi che la sfida climatica sia stata risolta, la portata dell'impiego delle energie rinnovabili da parte della Cina ci porta a sperare che questo possa essere l’inizio di un calo sostenuto delle sue emissioni».

Nel dettaglio e prendendo in considerazione i consumi energetici complessivi, l’uso di carbone è cresciuto dello 0,1%, quello di petrolio del 3,6% e quello di gas del 2%, mentre l’uso di energie non fossili è aumentato del 14%. Tuttavia, i ricercatori di Yale sottolineano che dopo aver sottratto l’uso non energetico, il consumo totale di energia fossile è diminuito dello 0,4%, dimostrando come la domanda dell'industria chimica abbia trainato l’uso di combustibili fossili. La produzione di energia da fonti prive di carbonio è cresciuta del 14%, coprendo tutta la crescita del 4,8% della produzione totale di energia e spingendo l'energia termica (carbone, gas e biomasse) al ribasso dello 0,7%.

L’energia solare, viene calcolato, ha contribuito per il 62% alla crescita della produzione di energia pulita, l’energia eolica per il 24%, l’energia idroelettrica per il 7% e l’energia nucleare per il 6%. La produzione di energia eolica è cresciuta del 13%, mentre la capacità è aumentata del 23%, indicando problemi di integrazione nella rete.

Nel complesso, la quota di produzione di energia pulita nel mix energetico cinese ha raggiunto il 40% rispetto al 37% del 2024, con l’energia solare ed eolica che rappresentano il 22%, in aumento rispetto al 18% dell’anno precedente. Nel mix energetico totale, la quota di energia non fossile è salita al 21,7%, rispetto al 19,8% di un anno prima.

Spostando lo sguardo dal recente passato al prossimo futuro, gli analisti della Yale ritengono che la Cina stia pianificando un ulteriore calo dell’energia prodotta dal carbone: con l’aumento delle energie rinnovabili, Pechino ha infatti iniziato a ristrutturare il proprio parco di centrali a carbone affinché fungano da complemento all’energia eolica e solare, piuttosto che da fonte di energia di base. Sempre più spesso, i generatori a carbone fungeranno da centrali utili per soddisfare i picchi di domanda di energia o le lacune nell’approvvigionamento di energia eolica e solare.

Tra l’altro, nell’analisi viene sottolineato che insieme al recente calo dell’energia prodotta dal carbone, la crisi in atto in Cina nel settore edile ha portato a una diminuzione della produzione di cemento, riducendo ulteriormente le emissioni. Secondo l’analisi pubblicata a febbraio da Carbon Brief e a a cui si faceva riferimento all’inizio dell’articolo, anche le emissioni dei trasporti sono diminuite lo scorso anno, grazie al continuo passaggio della Cina ai veicoli elettrici. Carbon Brief ha rilevato che le emissioni di carbonio della Cina sono rimaste stabili o in calo per quasi due anni, aumentando la possibilità che il Paese abbia finalmente superato il picco delle emissioni.

Spostando lo sguardo invece di migliaia di chilometri, i ricercatori della Yale sottolineano che nel frattempo anche negli Stati Uniti le energie rinnovabili continuano a guadagnare terreno, «nonostante l’amministrazione Trump abbia tagliato i sussidi alle energie pulite e smantellato le normative sull’uso dei combustibili fossili». Secondo quanto riportato da Bloomberg, lo scorso anno le aziende elettriche statunitensi hanno generato una quantità record di energia pulita e, secondo le stime del governo statunitense in parte riprese anche dalla Ieefa, quest’anno il 93% della nuova capacità energetica proverrà da fonti eoliche, solari e batterie.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia