Meloni e il problema politico dei maschi innamorati

Aprile 4, 2026 - 03:30
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Meloni e il problema politico dei maschi innamorati

Per quanto possiamo non apprezzare Giorgia Meloni e la sua politica, per quanto possiamo non amare una certa tendenza a ridurre ogni problema a questione di genere e ogni comportamento maschile a emblema del patriarcato, per quanto possiamo disinteressarci delle vicende sentimentali di questo governo – il primo presieduto da una donna, ricordiamolo, nell’intera storia d’Italia – ci vuole davvero un cuore di pietra per non provare un minimo di solidarietà umana, in questi giorni, per la nostra presidente del Consiglio.

Con la liaison Conte-Piantedosi (dove Conte non sta ovviamente per il leader del Movimento 5 stelle di nome Giuseppe, ma per la giornalista, attrice, influencer di nome Claudia) siamo infatti al terzo caso in tre anni che la vede costretta a fronteggiare gli effetti politici di una crisi coniugale-sentimentale diretta conseguenza dell’incapacità maschile di garantire quel minimo di sana e prudente gestione della propria carica ormonale che sarebbe ragionevole attendersi da un adulto, specialmente nel momento in cui l’adulto in questione – o magari la sua compagna – abbia raggiunto una posizione di potere. Terzo caso – dopo l’indimenticabile affaire Sangiuliano-Boccia e dopo l’imbarazzante vicenda che ha portato alla separazione della stessa presidente del Consiglio dal suo compagno Andrea Giambruno – a tenersi bassi.

Su Repubblica, per esempio, Francesco Bei aggiunge all’elenco anche il caso del ministro-cognato Francesco Lollobrigida e della sua separazione da Arianna Meloni. Ma quello a me sembra un caso diverso, che riguarda esclusivamente la loro vita privata, senza significativi effetti sul governo. Non credo si possa dire lo stesso degli altri tre.

Nei dettagli dell’ultimo scandalo, quello che riguarda il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, non ho intenzione di entrare, perché li trovate già su tutti i giornali, perché in fondo ho il cuore tenero e perché l’essenziale mi sembra sia stato già detto da Guia Soncini, o meglio da Maurizio Costanzo, da lei citato, con «quella frase che diceva sulle incapaci in tv, sul fatto che una volta i commendatori alle amanti aprivano una boutique, adesso un programma in televisione».

Mi interessa invece la dinamica, la banalità e la ripetitività dei comportamenti, delle vanterie e delle volgarità, dei piccoli abusi, delle grandi illusioni e delle immancabili delusioni che costellano questi percorsi, tutti uguali, tutti così atrocemente deprimenti e al tempo stesso, ammettiamolo anche noi maschi, così tremendamente familiari.

Soncini se la prende con i commentatori di sinistra che «dalle settimane in cui scambiarono Rosaria Boccia per Rosa Luxemburg» non hanno imparato niente: «Hanno smesso di pensare che la via al governo in un paese di ladri passasse per il tacciare l’avversario di corruzione; e hanno iniziato a pensare che, in una repubblica fondata sull’adulterio, si possa guadagnare consenso dicendo che se sistemi l’amante è scandaloso».

E ne conclude che forse, invece dell’educazione sessuale, bisognerebbe pensare a mettere nei programmi scolastici Dino Risi. Ma più che Dino Risi a me viene in mente Gianna Nannini e quella sua vecchia canzone sui maschi innamorati.

Certo è facile ora ironizzare sulla destra tradizionalista e sui suoi presunti valori, sulla presidente del Consiglio donna, madre e cristiana, tradita prima dal suo compagno (quali emozioni, quante bugie…), poi dal ministro che doveva essere la guida della nuova egemonia culturale, Gennaro Sangiuliano (tu, quell’espressione malinconica, e quel sorriso in più…), e ora anche dal ministro dell’Interno, forse il più importante per l’immagine del governo legge e ordine (così vicino e così immobile… parla qualcosa!).

C’è poco da fare, coi maschi innamorati: dalle veline, dietro ai talk show, ogni decreto nella notte è quasi amor. E insomma, davvero, in questi giorni ci vuole proprio un cuore di pietra per non provare un moto di solidarietà per Giorgia Meloni. Io dico che diventa femminista.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.

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