Neve in quota, temperature sopra la media portano fusione anticipata ed equivalente idrico a -22%

Mar 16, 2026 - 22:00
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Neve in quota, temperature sopra la media portano fusione anticipata ed equivalente idrico a -22%

Ha nevicato e anche tanto, a febbraio. Ma il picco è stato ormai raggiunto e le temperature sopra la media stanno provocando la fusione del manto nevoso con circa un mese di anticipo. È quanto emerge dall’ultimo bollettino della Fondazione Cima, che per tutto l’inverno ha prodotto aggiornamenti su quel che avviene in alta quota. Se a novembre a caratterizzare questi report era la scarsità di precipitazioni e a dicembre la situazione si era fatta critica (anche in vista delle Olimpiadi che sarebbero arrivate di lì a breve) a gennaio e febbraio ci sono state abbondanti nevicate sulle montagne italiane. Ora che siamo a marzo però, la neve accumulata durante l’inverno inizia progressivamente a fondere, alimentando fiumi, laghi ed ecosistemi a valle, e lo fa con una rapidità che è stata riscontrata negli ultimi anni ma non nei decenni passati. Stando ai dati forniti da Cima, l’Italia si affaccia a questa fase di fusione ancora con un deficit di equivalente idrico nivale (Snow water equivalent, Swe) che tocca –22%. «Osservando l’andamento stagionale, la dinamica ricorda quasi una montagna russa – si legge nell’ultimo bollettino – Dopo la crescita progressiva del manto nevoso fino a metà febbraio, la curva ha raggiunto il suo picco, più o meno nei tempi attesi dalla climatologia, e ha poi iniziato a scendere. La fusione sta procedendo rapidamente». Quanto rapidamente? «La fase di fusione sembra anticipata di circa un mese rispetto al comportamento tipico osservato nel periodo storico. Nel complesso, le Alpi italiane si trovano ora attorno a –12% rispetto alla media stagionale. Questo passaggio dall’accumulo alla fusione è un momento naturale del ciclo della neve, ma quest’anno appare più rapido del normale, come già capitato spesso negli ultimi anni».

Anche più preoccupante è la situazione sulla catena degli Appennini. Segnalano infatti gli esperti Cima che sulla dorsale appenninica «il picco stagionale è stato raggiunto all’inizio di febbraio, come spesso accade, e la fase di fusione è iniziata già da diverse settimane. Dopo essere rimasti per buona parte dell’inverno all’interno della “normale” variabilità stagionale, gli Appennini mostrano ora un deficit molto marcato, pari a –73%. La discesa della “montagna russa nivale” è iniziata prima e si sta rivelando più rapida».

Spiegano sempre gli esperti che la causa principale di questa accelerazione è legata alle condizioni meteorologiche di febbraio, caratterizzate da temperature superiori alla media. Altro fattore sono state le scarse precipitazioni in alcune aree, come quella del Triveneto, in cui il trimestre invernale ha registrato deficit di precipitazioni che hanno toccato quota -60%. «Il risultato è una combinazione ben nota per chi studia la neve: meno nevicate e temperature più elevate, condizioni che favoriscono una fusione anticipata e riportano rapidamente il sistema in deficit».

La stagione nivale ha insomma ormai superato il suo punto di massimo accumulo. Il picco è alle spalle e la fase di discesa è iniziata. La domanda ora non è più solo quanta neve cadrà, ma quanto velocemente quella già presente si trasformerà in acqua. È in questa fase che si definisce l’impatto reale della neve sulla disponibilità idrica primaverile ed estiva. Il prossimo aggiornamento Cima, previsto a metà aprile, permetterà di capire meglio quanto di questa neve riuscirà davvero ad arrivare ai fiumi e ai bacini del Paese. Intanto, come spiega il loro ricercatore esperto di idrologia nivale Francesco Avanzi, «la neve inizia a fondere, partendo dalle quote più basse, e si “ritira” progressivamente verso l’alta montagna. È un processo naturale, ma quando la fusione inizia troppo presto può ridurre la quantità di acqua che rimarrà disponibile nei mesi più caldi». Sul fronte delle precipitazioni le previsioni stagionali di ItaliaMeteo ci dicono che marzo potrebbe risultare più secco della norma sulle aree montane italiane, con una possibile ripresa delle condizioni più umide nel trimestre aprile-giugno. Non sono condizioni ideali per il mantenimento della risorsa nivale e il contesto meteorologico sembra favorire la prosecuzione della fusione piuttosto che nuove nevicate tardive.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia