Nude Project porta la sua visione nel cuore di Roma. Aperto il secondo store tricolore

Aprile 2, 2026 - 01:30
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Nude Project porta la sua visione nel cuore di Roma. Aperto il secondo store tricolore
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Nude Project raddoppia nel Bel Paese, e questa volta si ispira alla ‘Dolce Vita’ romana. Dopo il debutto a Milano tre anni fa, il giovane brand di origini spagnole, fondato da Alex Benlloch e Bruno Casanovas nel 2018, ha scelto il centro storico di Roma per l’apertura del suo secondo store italiano. Un’inaugurazione che, con i suoi 100 metri quadrati in Via Frattina 101, rappresenta un altro importante passo nello sviluppo retail del brand (tra i più recenti ci sono stati Berlino e Miami, mentre nei piani ci sono anche Parigi e un secondo temporary negli Usa, a Los Angeles) e, come racconta Casanovas, un ritorno ‘affettuoso’, dato che ha trascorso parecchio tempo a Roma prima dell’inaugurazione dello scorso weekend.

“Penso che Roma sia una di quelle città dove non hai bisogno di avere un piano super elaborato. È semplicemente bella da girare e godersela, e sono sicuro che aprire il secondo negozio in Italia abbia avuto senso, perché l’Italia è uno dei nostri mercati più grandi. Il supporto che abbiamo ricevuto dall’Italia è sempre stato incredibile, fantastico”, racconta Casanovas a Pambianconews. “È una sorta di relazione molto ‘fraterna’, in un certo senso. Anche se magari la scena della moda è più grande a Milano, Roma ha una cultura così forte, e ci sono meno brand. Per questo penso che sia anche un posto speciale dove aprire un negozio. Credo che a chi ci segue piacerà molto”.

A rendere speciale il monomarca contribuisce anche il concept, ispirato appunto a La Dolce Vita. “Piuttosto che un riferimento nostalgico, il concept diventa un’esplorazione contemporanea dell’atteggiamento italiano verso la vita, caratterizzato da un equilibrio tra spontaneità ed eleganza, intimità e vita sociale”, sottolinea il brand, che per i suoi negozi punta sempre a creare “hub culturali”, dove la connessione con la clientela è fondamentale, unendo spesso arte, architettura e creatività. “Per questo il boh romano si propone come un invito a rallentare, a vivere il presente e a riscoprire il valore della connessione umana”. Non a caso, per l’apertura, Nude Project ha collaborato con gli artisti Román de Castro, Mago Dovjenko e Iván Floro.

Il nuovo store di Nude Project a Roma

Fondamentale, sottolinea Casanovas, è stata anche la ricerca per la nuova vetrina: “È stato difficile trovare il posto giusto, ci è voluto molto tempo. Abbiamo guardato tanti posti. Anche se c’è molto turismo a Roma, non volevamo che fosse in una zona troppo turistica. Volevo essere in un posto dove chi sa, sa”. L’ambiente è animato poi da un team iniziale di nove persone, destinato a crescere fino a quindici nei periodi di maggiore affluenza. “Avremo un team simile a quello di Milano. La cosa interessante è che le persone del nostro negozio di Milano ci hanno aiutato a trovare il tipo di persone di cui abbiamo bisogno per Roma. Il nostro team di Milano è così coinvolto nel brand e nel fare le cose nel modo giusto che abbiamo anche alcune persone del negozio di Milano che sono ora passate al negozio di Roma. Sì, vogliamo persone incredibili, cool, che amino davvero quello che fanno.”

Dietro l’apertura di questo nuovo negozio (l’undicesimo a livello europeo) c’è anche un fattore piuttosto ironico, considerata la nascita interamente digitale del brand (famoso tra la Z Generation grazie all’uso dei social e a campagne mirate). “Penso che funzioni così bene [il retail, ndr.] per noi perché è così ironico. Siamo un brand giovane, digitale, Gen Z. E penso che la gente non si aspetterebbe il retail da noi, ma noi lo valorizziamo così tanto. Facciamo già tante vendite online, quindi vediamo il retail non come un posto per fare più soldi, ma come un posto per creare un’esperienza unica per chiunque entri”. Per questo nel nuovo negozio sono presenti elementi come come le ciliegie oversized retro-illuminate all’ingresso, un sistema audio completamente integrato permette DJ set e un distributore di vino (parte della prima “Wine Experience” del brand in store, riservata ai membri del programma fedeltà).

Questo approccio si è rivelato vincente anche in altre esperienze retail, come il pop-up store di Miami, dove il brand ha incontrato una risposta inaspettata (con tanto di fila chilometrica fuori dal negozio) . “Miami mi ha fatto capire che c’era qualcosa che non sapevamo esistesse, una connessione con le persone americane che non ci aspettavamo, soprattutto con quanto la cultura latina sia crescita negli Stati Uniti con Bad Bunny e tutto quello che sta succedendo nel modo. Gli Stati Uniti stanno sicuramente diventando più latini, e noi ci colleghiamo molto con la loro cultura perché condividiamo gli stessi valori. Ha avuto senso in modi che non avevamo previsto.”

D’altronde Per Casanovas, l’obiettivo di creare esperienze fisiche con il brand è stato chiaro fin da subito: “Per noi, un negozio è più come un tempio. Le persone devono andarci per più di un semplice acquisto. Gli eventi sono fondamentali per noi, perché quando parliamo di comunità, l’unico modo per costruirla è attraverso gli eventi. Vogliamo che le persone si connettano. È essenziale avere un negozio perché, senza di esso, le persone potrebbero ‘dimenticarti’. Non importa quanto sei grande sui social media, devi restare connesso con le persone”.

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Redazione Redazione Eventi e News