Piombino, Legambiente non si arrende alla permanenza del rigassificatore

La scorsa settimana dalla maggioranza Meloni c’è stato un colpo di mano per garantirsi la permanenza del rigassificatore a Piombino. Anche se il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha annunciato che non apporrà la propria firma sulla decisione, il decreto legge 32/2026 intitolato “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni” ha stabilito una proroga che non prevede date limite e che va contro le posizioni espresse dal territorio.
Il problema però, come osserviamo da tempo su queste colonne, non è trovare un nuovo porto d’approdo per il rigassificatore rinunciarvi definitivamente. «Se vogliamo che il rigassificatore se ne vada finalmente da Piombino non bisogna affannarsi a trovare un altro luogo in Italia ove spostarlo, ma chiedere semplicemente che venga dismesso – sottolineano oggi nel merito Legambiente Toscana e il circolo Val di Cornia – Continuare a importare Gnl, oltre a rappresentare una fonte di pericolo per i luoghi in cui esso sarà rigassificato, non farà infatti che perpetuare la “dipendenza” verso una fonte altamente inquinante e climalterante». Che oggi peraltro ingrassa soprattutto le major dell’oil&gas statunitense.
«È arrivato il momento di immaginare un mix energetico armonioso – argomenta Legambiente – in cui geotermico, fotovoltaico, agrivoltaico ed eolico (onshore e offshore) possano giocare un ruolo centrale, strategico e complementare (l’una fonte verso l’altra). A puro titolo esemplificativo, nel luglio 2025, in Italia sono stati presentati 93 progetti di eolico offshore, per una potenza complessiva stimata di 74 GW, distribuiti nelle acque di 10 regioni. Di questi, progetti per 2,8 GW hanno già superato la fase di Valutazione d’impatto ambientale, quindi di fatto sono già autorizzati, ma sono fermi perché non è stata ancora calendarizzata l’asta del Fer2, (asta dei prezzi dell’elettricità), nonostante il decreto del Mase sia stato emanato ormai nell’agosto 2024. Basterebbe solo concludere rapidamente questo iter burocratico per rendere inutile proseguire con il rigassificatore di Piombino e con tutti gli altri, e chiudere poi le residue e inquinanti centrali a carbone a tutt’oggi funzionanti in Italia. Il giorno della dismissione del rigassificatore si avvicina se e solo se riusciremo a produrre più energia rinnovabile, nel minor tempo possibile».
Anche la Toscana è chiamata a fare la sua parte, compresi quei territori in Val di Cornia in cui si moltiplicano invece le sindromi Nimby e Nimto contro pale eoliche e pannelli fotovoltaici. Eppure la regione è ancora molto indietro rispetto ai pur timidi obiettivi d’installazioni stabiliti dal Governo: a fine 2025 mancavano all’appello almeno 207 MW di impianti che dovranno trovare spazio sul territorio.
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