Plastica: da problema a risorsa rinnovabile

Perché parlare di plastica oggi (e come)? Il punto riguarda la transizione da materiale inquinante e disperso nell’ambiente a risorsa rinnovabile di grande valore: ne parliamo nella rubrica Transizione plastica (#plastic-transition)
Plastica: la troviamo ovunque, negli imballaggi, negli elettrodomestici, nei vestiti ,perché è leggera, resistente e incredibilmente versatile. Eppure, proprio per questo, è diventata uno dei problemi ambientali più urgenti del nostro tempo.
L’inquinamento da plastica non si limita alle immagini di bottiglie abbandonate sulle spiagge. Il vero problema è più invisibile: micro e nanoplastiche che si infiltrano negli ecosistemi, nella catena alimentare e persino nel nostro corpo.
Come gestiamo questi rifiuti? Cosa succede dopo che gettiamo via un imballaggio? Sono domande che non possiamo più permetterci di ignorare.
La plastica, se gestita diversamente, può smettere di essere un problema e diventare una risorsa. Le bioplastiche aprono nuove possibilità per materiali più compatibili con l’ambiente.
L’ecodesign di nuove plastiche, il riciclaggio meccanico e chimico si sta evolvendo, così come le filiere dedicate al recupero dei materiali e le pratiche di upcycling, che trasformano i rifiuti in materiali utili.
L’innovazione sostenibile sta cercando di rimettere ordine in un sistema che per decenni ha funzionato in un’unica direzione: produrre, usare, buttare. Questo modello deve cambiare e passare a una sistema di economia circolare, che progetta un prodotto dall’inizio alla fine, per ridurre scarti e recuperare materie prime seconde.
Così da questo mese, nella rubrica Transizione plastica, il lettore di GreenPlanner troverà i contributi firmati da Gennaro Agrimi, professore di Biochimica all’Università di Bari Aldo Moro.
Laureato in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche e con un dottorato in Biochimica Cellulare, ha costruito nel tempo un percorso di ricerca che lo ha portato a collaborare con istituzioni in Germania, alla Rwth Aachen University grazie a una borsa Daad, e in Francia, come visiting professor all’Università di Lille.
Il cuore del suo lavoro sta in una domanda concreta: è possibile sfruttare il potenziale dei microrganismi per trasformare i rifiuti in qualcosa di utile? La risposta, per lui, è sì.
Attraverso biocatalisi, fermentazione microbica, ingegneria metabolica e biologia sintetica, studia come convertire scarti di varia natura, tra cui le plastiche, in risorse a valore aggiunto, mettendo la biotecnologia al servizio dell’economia circolare e dell’upcycling.
La sua ricerca si muove tra discipline diverse: dalla biochimica alla biologia sintetica, dall’ingegneria metabolica alla fisiologia dei microrganismi. Non si tratta solo di ricerca di base, ma di scienza orientata a soluzioni concrete, pensate per essere applicate su scala industriale.
È responsabile scientifico di progetti di ricerca nazionali ed europei, ha firmato numerose pubblicazioni scientifiche ed è titolare di brevetti nel campo delle biotecnologie industriali. Transizione plastica, quindi, sarà un percorso che racconta come la ricerca universitaria possa dialogare con le sfide reali del nostro tempo.
Crediti immagine: Depositphotos
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