“Prendi parola” invita gli adulti a tacere per un momento, e a mettersi in ascolto

Che cosa succede quando le parole smettono di essere uno slogan vuoto e diventano invece uno strumento di sopravvivenza? E come appare il mondo degli adulti visto dagli occhi di chi, a soli sedici o diciassette anni, sta già affrontando le sfide della vita, a volte segnate da procedimenti giudiziari o contesti di fragilità?
Le risposte – in questo caso – non si trovano in un saggio di sociologia, ma sul palco della Sala Tre del Teatro Franco Parenti, dove dal 17 al 22 marzo andrà in scena Prendi parola – Il mondo degli adulti visto dai ragazzi.
Il progetto, ideato e diretto da Angelo Campolo — attore e regista già vincitore del Premio In-Box con il celebrato Stay Hungry — non è un semplice spettacolo, ma l’approdo di un lungo percorso di scrittura creativa e di teatro partecipativo cominciato a ottobre 2025.
Nato dalla sinergia tra il Teatro Franco Parenti, la Cooperativa La Strada e alcuni licei milanesi, il laboratorio ha coinvolto ragazze e ragazzi di età compresa tra i 13 e i 20 anni, provenienti da background complessi. Insieme al regista, e supportati dai tutor Arianna Sangiuliano e Giacomo Lisoni, i giovani protagonisti hanno trasformato le loro quotidianità — fatte di chat, strade di quartiere e silenzi istituzionali — in una fiaba metropolitana corale.
Prendi parola rifugge la freddezza del resoconto cronachistico per abbracciare una più ampia e approfondita narrazione civile. Sul palco, il conflitto tra generazioni e la ricerca della propria identità si incontrano, e diventano un unico racconto. Le domande dei ragazzi sono quesiti esistenziali: “Chi voglio essere? Che posto ho in una comunità che spesso non ascolta?”.
«Il teatro si conferma luogo di ascolto radicale», si legge nelle note di presentazione, «dove la fragilità diventa materia creativa e il racconto di sé acquista insieme forza politica e poetica». L’impatto dell’iniziativa supererà i confini delimitati dalla scena. Per questo, è previsto un incontro pubblico che vedrà la partecipazione di autorità, educatori, assistenti sociali ed esperti del settore. L’obiettivo dell’incontro è quello di trasformare l’emozione della rappresentazione in una riflessione concreta sulla fragilità adolescenziale e sul ruolo dell’arte come strumento di prevenzione e reinserimento sociale.
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