Referendum, le toghe esultano per la vittoria del Sì: è ancora scontro con i penalisti sul voto

Mar 24, 2026 - 18:00
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Referendum, le toghe esultano per la vittoria del Sì: è ancora scontro con i penalisti sul voto

I veri vincitori della campagna referendaria sulla separazione delle carriere sono loro: i magistrati, più che i partiti dell’opposizione. Ci hanno creduto sin da subito e si sono mossi prima di tutti per mettere in moto una macchina capillare in tutta Italia per spiegare ai cittadini il no alla riforma targata Nordio e Meloni. Poco dopo i risultati certi a favore del No, scelgono la linea morbida. Nessuno scontro con la politica, nessuna rivendicazione. E hanno respinto le accuse di chi, dal fronte del Sì, li ha accusati ancora di essere diventati partito politico. Ma vediamo cosa è successo ieri, dopo che l’affluenza alta di domenica aveva messo paura alle toghe.

“Ha vinto la Costituzione”: queste le prime parole del comunicato della Giunta dell’Anm ieri pomeriggio quando la vittoria era ormai chiara. “Oggi (ieri, ndr) è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutti i cittadini”. Il risultato del referendum “non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza – osservano i vertici del sindacato delle toghe – abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia”. Il sindacato delle toghe decide di parlare intorno alle 17:10 quando i risultati sono chiari. Ma nessuna conferenza stampa. Quella è lasciata al loro comitato Giusto Dire No, riunito nella sede nazionale di Libera a Roma.

A parlare davanti ai cronisti ci sono il presidente onorario, l’avvocato e costituzionalista Enrico Grosso, e il presidente, il magistrato Antonio Diella. “Oggi (ieri, ndr) ha vinto la Costituzione ed ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l’indipendenza della magistratura. Abbiamo trattato gli elettori da adulti e gli elettori hanno saputo rispondere da persone adulte”: ha detto pure Grosso, dopo la vittoria del No al referendum. Poi ha aggiunto: “Siamo molto soddisfatti del risultato e che il nostro messaggio sia stato capito. La maggioranza degli italiani ci ha premiato per la nostra sincerità”. E ha concluso: “Ringrazio tutti gli elettori per questa straordinaria prova di democrazia. Erano anni che non si vedevano così tante persone andare a votare dopo che ci è stato detto che gli italiani avevano perso ogni affetto verso la cosa pubblica. L’idea che questo nuovo entusiasmo sia stato suscitato da una domanda che ha direttamente a che fare con la Costituzione, da costituzionalista mi emoziona”.

Ha preso poi la parola Diella a cui abbiamo chiesto cosa pensasse della dichiarazione data poco prima da Nicolò Zanon durante la conferenza stampa del Comitato Sì riforma: “L’Associazione Nazionale Magistrati si è costituita davvero come un soggetto politico a tutto tondo e forse da domani saranno proprio loro a dover dire qualcosa per ricostruire il rapporto di fiducia nei confronti di tutti i cittadini italiani, non soltanto di una parte”. Diella ha replicato: “La grande notizia è che non ci costituiremo partito, cosa che ci siamo sentiti dire fino a pochi minuti fa”. E ha proseguito: “Non abbiamo la vocazione di trasformarci in partito politico. Siamo stati un soggetto che ha voluto parlare della Costituzione senza porsi il problema se potesse avere conseguenze, che non ci riguardano, su equilibri di altro genere. Non ci interessiamo degli equilibri politici. Abbiamo vinto e il nostro lavoro è finito qui. A noi interessa il servizio giustizia per i cittadini”. Ha rivendicato poi lo sforzo per spiegare nel merito il senso della riforma: “Secondo tanti avevamo poco da dire e poco da fare, invece dopo il lavoro di questi mesi, la testardaggine nel voler spiegare il senso della riforma, dobbiamo prendere atto con soddisfazione” del risultato. “Abbiamo scelto di non fare valutazioni di ordine politico, che non spettano a noi, né vogliamo entrarci adesso” ha concluso.

Intanto ieri, qualche minuto prima delle 15, il Dubbio ha dato la notizia delle dimissioni del presidente dell’Anm Cesare Parodi. Lo ha comunicato al Comitato direttivo centrale dell’Anm prima delle proiezioni sul referendum per slegare la decisione dall’esito del voto. A spingerlo a lasciare la guida dell’associazione Nazionale Magistrati ci sarebbero gravi motivi personali che gli impedirebbero di continuare a ricoprire serenamente il suo ruolo. A questo punto sabato prossimo, alla riunione già programmata del Cdc si potrebbe, se il punto verrà inserito nell’ordine del giorno, già eleggere il nuovo presidente che guiderà l’Anm post referendum, dopo la formalizzazione ufficiale delle dimissioni del procuratore di Alessandria. Le polemiche sul ruolo dell’Anm non sembrano però destinate a concludersi. “C’è un dato con cui ci dovremo confrontare tutti perché oggettivamente nell’ambito di questa campagna referendaria è accaduto un fatto straordinario: una esondazione della magistratura rispetto al suo compito ordinario di organo della giurisdizione”, ha detto Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, commentando lo scrutinio del referendum nel corso di una conferenza stampa. “Da Mani Pulite in poi abbiamo dovuto constatare che la magistratura si è fatta sempre più soggetto politico. Però ai tempi di Mani Pulite il consenso che veniva ricercato dalla magistratura era di tipo mediatico mentre abbiamo assistito ad un salto di qualità che è consistito da parte dell’Anm di fondare un Comitato. Significa che la magistratura ha tracimato al di fuori di quella che dovrebbe essere la sua vocazione di imparzialità istituzionale” ha concluso.

A parlare anche il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, frontman non ufficiale della magistratura in questa campagna referendaria: “La vittoria del No al referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie”. Alle 18 poi festeggiamenti a piazza Barberini a Roma: “Viva l’Italia che resiste”. Questo slogan ha accompagnato la manifestazione del Comitato per il No della società civile per festeggiare l’esito della consultazione. L’iniziativa era stata annunciata dal segretario generale della Cgil Maurizio Landini, durante la conferenza stampa insieme al presidente del Comitato Giovanni Bachelet. Quest’ultimo aveva sottolineato: “Sono contento di questa vittoria e penso che sia una vittoria che, come quella della lotta partigiana o quella del referendum con pochissimo margine fra monarchia e Repubblica, sia una vittoria non per noi, ma una vittoria per tutti, anche per quelli del Si’, come e’ stato allora, perche’ e’ una garanzia per tutti i cittadini e tutti nel lungo periodo saranno contenti che hanno vinto il No”.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia