Per il ferrosilicio UE il problema del caro-energia, che con la guerra in Iran rischia di aggravarsi
Bruxelles – Utile per produrre acciaio inossidabile, utilizzato per i rivestimenti degli elettrodi e la fabbricazione di componenti per elettrovalvole ed iniettori: il ferrosilicio è una lega di grande uso e grande importanza per il comparto industriale e tecnologico, eppure il suo mercato è in crisi e la colpa sarebbe da imputare alla Cina. Grande produzione e vendita sottocosto sarebbero l’oggetto di una concorrenza sleale lesiva del ‘made in EU’. Così almeno denuncia l’europarlamentare francese Mathilde Androuët nella sua interrogazione parlamentare, che trova conferme e smentite nella Commissione europea.
“L’indagine sulle misure di salvaguardia per le ferroleghe ha dimostrato che il settore, come molti altri, si trova ad affrontare sfide diverse dalle pratiche commerciali dannose, quali gli elevati costi energetici“, chiarisce il commissario per il Commercio, Maros Šefčovič nella sua risposta. Dunque, in questo caso, almeno, non va puntato il dito contro Pechino. Vero è, aggiunge, che per quanto riguarda il ferrosilicio “non c’è stato un aumento delle importazioni“. Per cui, anche se l’esecutivo comunitario resta disponibile a venire incontro alle imprese del settore ed “esplorare tutte le possibili opzioni disponibili nell’ambito degli strumenti di difesa commerciale”, nel caso specifico “è necessario esplorare anche altre opzioni politiche per aiutare i produttori di silicio dell’UE a operare in modo sostenibile”.
La risposta di Šefčovič è di questi giorni, ma si riferisce ad una situazione denunciata a fine gennaio, prima cioè che scoppiasse la guerra in Iran con tutte le sue ripercussioni per i prezzi dell’energia. Se il problema del ferrosilicio europeo era una questione di bollette, ciò potrebbe acuirsi sulla scia dei rincari sopraggiunti con il conflitto di Israele e Stati Uniti nel golfo Persico.
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