Referendum sulla giustizia, il bivio tra due aspirazioni autoritarie: la ‘trumpiana’ e quella ‘gratteriana’

Mar 19, 2026 - 15:30
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Referendum sulla giustizia, il bivio tra due aspirazioni autoritarie: la ‘trumpiana’ e quella ‘gratteriana’

Ieri è sceso in piazza il popolo del No, a Roma, nella storica Piazza del Popolo. Hanno parlato Elly Schlein e tutti i leader del centrosinistra. Il Campo largo ha trovato l’unità e anche l’entusiasmo. Oltre ai partiti – tutti i partiti del centrosinistra, e poi i 5 Stelle e Rifondazione comunista – c’era anche la Cgil e c’erano tantissime bandiere della Fiom. Chi è un po’ vecchio, come me, si ricorda un’altra manifestazione a Piazza del Popolo. Gremita. Credo che fosse il 9 maggio del 1974. Parlò Berlinguer. E poi tutti i leader dei partiti laici, i socialisti, i socialdemocratici, i liberali, i repubblicani e Marco Pannella che era stato il leader della battaglia per il divorzio in Italia. Eravamo alla vigilia del primo referendum dopo quello del 1946 tra monarchia e repubblica. Il paese era diviso in due: da una parte la sinistra e i liberali, dall’altra la Dc di Fanfani e i fascisti di Almirante. Il referendum era stato chiesto dalla destra democristiana (il loro leader era un certo Gabrio Lombardi, zio di padre Lombardi che poi divenne il portavoce di papa Ratzinger). La legge sul divorzio (si chiamava Baslini Fortuna, prendeva il nome dai due deputati che l’avevano scritta, un liberale e un socialista vicino ai radicali) era stata approvata dal Parlamento quattro anni prima.

I clericali volevamo cancellarla con un referendum. I comunisti cercarono in tutti i modi di evitare il referendum trattando col Vaticano una modifica della legge. Pannella invece non voleva che si trattasse col Vaticano o voleva andare al referendum. La spuntò Pannella e a quel punto la macchina comunista si gettò nella battaglia con tutta la sua forza notevole. Le previsioni però erano che vincesse Fanfani, appoggiato dalla Chiesa che aveva ancora una fortissima influenza sull’elettorato. Invece i cattolici non seguirono il partito. Vinse il No. 58 a 42. Fanfani fu spazzato via. La Dc l’anno seguente impresse una svolta a sinistra alla sua storia ed elesse segretario il partigiano Benigno Zaccagnini. In qualche modo la piazza di ieri assomigliava a quella di 52 anni fa. Una piazza molto identitaria. E che ha chiaro il suo avversario principale. Allora l’avversario era Amintore Fanfani (quelli di Lotta Continua parlavano di Fan-fascismo) oggi è Giorgia Meloni. Tra Pannella e i comunisti non correva buon sangue, ma si unirono nella battaglia. Un po’ come oggi l’impressione è che tra il partito delle Procure e il Pd, cioè i due pilastri dello schieramento del No (proprio come Pannella e il Pci furono pilastri nel 1974) non corra buon sangue e neanche grande identità di vedute. Però ieri la piazza era unita, teneva insieme il Campo largo e un pezzo significativo del mondo della cultura, dello spettacolo e del diritto.

La battaglia tra i due schieramenti è abbastanza innaturale. Gran parte del mondo liberal è schierato con la sinistra e sostiene il No, sebbene la riforma sia una riforma di impronta garantista. Gran parte del mondo reazionario, invece (culturalmente molto più vicino a personaggi come Gratteri o Woodcock che ad Elly Schlein, o a Marco Boato, o a Patrizio Gonnella, o a Maurizio Landini) è schierato a corpo morto con lo schieramento del Sì. In questa competizione referendaria che, secondo i sondaggi, ha un esito molto incerto, si giocano tantissime battaglie parallele, che non si incontrano mai e che sono contraddittorie. Giorgia Meloni continua a dire che lei anche se sconfitta non si dimetterà. E che bisogna discutere del merito della riforma e non degli equilibri politici. Poi però sostiene che la riforma servirà a mettere in cella più spacciatori, tossicodipendenti e soprattutto immigrati irregolari, ma questo – per fortuna – non è vero.

La distinzione delle carriere non comporterà la svolta giustizialista che vorrebbe la destra. Chi ha solo letto il testo della riforma lo sa. E non è neanche vero che il risultato non avrà conseguenze sulla politica. Il governo, che ha sostenuto compatto la legge costituzionale e ha impedito un confronto parlamentare, sa benissimo che se vince il No la posizione della premier e dell’esecutivo si indebolisce moltissimo. Sul piano psicologico e dei rapporti di forza. E siccome, attualmente, dal punto di vista quantitativo gli elettori del centrodestra e quelli del centrosinistra più o meno si equivalgono, la prospettiva elettorale del 2027 (o prima….) cambia radicalmente. Se Meloni perde il referendum difficilmente potrà cambiare la legge elettorale introducendo fantasmagorici premi di maggioranza, per la semplice ragione che rischierebbe di essere lei la vittima del premio.

Fingere che il referendum sia solo una questione che riguarda la giustizia è una ipocrisia pura. Utile forse in campagna elettorale, ma che aggira inutilmente la sensibilità degli elettori. Tutti sanno che se vincerà il No, per il blocco Meloni è una sconfitta. Mentre se il Sì vince Meloni risulterà blindata e lanciata verso una nuova vittoria alle elezioni politiche. E sanno anche che se vince il No si rafforza il partito delle Procure. Che prende coraggio, si sente legittimato da un voto popolare, aumenta le sue pretese di avere un peso sull’esecutivo e sul legislativo. Vedete: sono due pericoli gravi, e tutti e due portano con sé una certa aspirazione autoritaria. “Orbaniana” e trumpiana quella del Si, “gratteriana” quella del No.

Gli elettori si troveranno di fronte a questo dilemma. Non dovranno decidere solo se preferiscono un giudice “terzo” o invece un giudice che resti nella stessa carriera del Pm. Se mantenere o cancellare il potere delle correnti in magistratura. Dovranno pensare anche alle conseguenze politiche. Sarebbe irresponsabile non farlo. Se vi dicono che i referendum non c’entrano niente con la politica e che conta solo il testo delle leggi, non stateli a sentire: mentono, e lo sanno. Poi scegliete secondo coscienza, che è sempre la cosa giusta da fare.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia