Rischi catastrofali, costi attesi per 7 miliardi di euro l’anno in Italia: 41 milioni gli immobili esposti

Aprile 22, 2026 - 13:00
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Rischi catastrofali, costi attesi per 7 miliardi di euro l’anno in Italia: 41 milioni gli immobili esposti

Avvenimenti che, fino a pochi anni fa, si definivano «eccezionali» stanno diventando sempre più frequenti. Terremoti, alluvioni, eventi atmosferici intensi incidono infatti in modo diretto sulla sicurezza delle persone, sulla continuità economica dei territori, sulla sostenibilità dei conti pubblici. Solo negli ultimi 12 anni, terremoti, alluvioni e tempeste convettive, hanno generato costi per oltre 100 miliardi di euro, la maggior parte dei quali originati da alluvioni (44,8 miliardi) e tempeste convettive (36,4 miliardi). Non a caso il direttore editoriale del nostro giornale, Erasmo D’Angelis, e l’economista Mauro Grassi hanno lanciato la proposta di un Piano nazionale ad hoc, delineata nel libro “Fuori dalle emergenze”, edito da Il Mulino: il punto di partenza è che ‘’Italia continua a spendere molto per riparare i danni, ma troppo poco per evitarli. Ne deriva un modello inefficiente, costoso e socialmente insostenibile. Ecco allora la necessità di un Piano quindicennale capace di superare la frammentazione e introdurre una visione unitaria delle azioni e degli interventi.

Va analogamente in questa direzione anche un’altra iniziativa presentata ieri a Roma, ovvero la prima edizione del “Natural Risk Forum”, think tank promosso da Unipol con l’obiettivo di stimolare una riflessione ampia e strategica sui rischi catastrofali naturali e il loro impatto sul Paese. Capire il rischio non è un esercizio accademico ma una condizione necessaria per prendere decisioni, è il concetto su cui si è insistito. E con questo obiettivo è stato presentato al forum il “Natural Risk Index (Nri)”, un indicatore originale che fornisce una misura sintetica e comparabile dei rischi catastrofali a livello regionale. L’indicatore - che si avvale dei modelli catastrofali sviluppati da Gallagher Re - considera tre tipi di eventi catastrofali: terremoti, alluvioni e tempeste convettive.

Per misurare il Nri, l’analisi  è partita dalla mappatura del patrimonio immobiliare italiano esposto agli eventi catastrofali concentrandosi su tre macrosettori: imprese (attività produttive e commerciali); abitazioni (patrimonio residenziale) ed edifici pubblici (immobili della Pubblica Amministrazione). Sono state invece escluse le infrastrutture (strade, ponti, ferrovie, reti energetiche e idriche), che seguono logiche di gestione del rischio basate su fondi pubblici, piani straordinari o responsabilità dei concessionari.

I risultati di questa analisi riportano un primo dato rilevante: in Italia sono 41 milioni le unità immobiliari potenzialmente esposte agli eventi catastrofali. Mentre a livello di distribuzione geografica, le provincie con il maggior numero di beni esposti sono Roma, Milano e Napoli.

La ricerca ha quindi misurato il valore di ricostruzione dei 41 milioni di unità immobiliari. Il dato comprende l’intero costo di ricostruzione, includendo non solo il valore strutturale degli edifici, ma anche ciò che è contenuto al loro interno (per esempio macchinari, merci o mobili). La stima incorpora, inoltre, il costo associato all’interruzione delle attività produttive, tenendo conto delle perdite economiche derivanti dalla temporanea sospensione o riduzione dell’operatività a seguito dell’evento catastrofale. Nel complesso, dunque, il valore rappresenta una misura integrata dell’impatto economico totale, considerando sia i danni materiali diretti sia gli effetti economici indiretti.

Il secondo dato rilevante emerso dalla ricerca è rappresentato dal valore di ricostruzione complessivo degli immobili: si tratta di 14.400 miliardi di euro, pari a circa sette volte il Pil nazionale. La distribuzione geografica di questo valore mostra una significativa asimmetria territoriale per le esposizioni commerciali e industriali tra nord e sud, mentre per gli edifici residenziali la distribuzione risulta più omogenea.

In questo contesto, il Natural Risk Index (Nri) costituisce una evoluzione metodologica significativa in quanto integra in un unico indicatore le tre dimensioni del rischio: pericolosità (la probabilità che un evento dannoso si verifichi in una determinata area), esposizione (il valore economico dei beni e delle attività presenti in un territorio e potenzialmente soggetti a eventi catastrofali) e vulnerabilità (quanto tali beni siano predisposti a subire danni economici o perdite). Il Nri non fornisce, dunque, una stima assoluta del costo medio annuo regionale ma consente di valutare e confrontare il peso relativo del rischio tra le diverse regioni italiane.

Le regioni con il Nri più elevato risultano essere Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. In base ai risultati dell’analisi, il rischio catastrofale in Italia appare fortemente guidato dall’interazione tra pericolosità naturale e concentrazione del valore economico: le aree con la maggiore densità di abitazioni, imprese ed edifici pubblici, risultano le più esposte in termini assoluti.

I grafici sottostanti mostrano la distribuzione territoriale del Natural Risk Index per le regioni italiane, per tutti i Peril (terremoti, alluvioni e tempeste convettive). La scala di colori rappresenta il valore dell’indice, con tonalità più scure associate a un impatto economico relativo più elevato. Per maggiore chiarezza, i numeri riportati all’interno di ciascuna regione indicano la posizione in classifica, dove 1 corrisponde alla regione con il valore più alto del Natural Risk Index e 20 a quella con il valore più basso.

Se il Nri fornisce una misura relativa del rischio, l’analisi del costo medio annuo atteso consente di cogliere anche la dimensione assoluta del rischio.  La ricerca stima che il costo medio annuo delle catastrofi naturali risulta pari a circa 7 miliardi di euro annui.

In questo contesto, il costo medio atteso per abitante, secondo l’analisi, risulta tipicamente compreso tra 100 e 200 euro. Calabria, Emilia-Romagna e Umbria si sono posizionate in testa alla classifica del danno per abitante, in coda Valle d’Aosta, Puglia e Sardegna.

Un ulteriore elemento emerso dall’analisi riguarda il Protection gap ovvero la percentuale di costi che, in caso di evento catastrofale, non risulta coperta da assicurazione. Dalla ricerca è emerso che il Protection gap in Italia è oggi pari al 79%: ogni 100 di potenziali danni, solo 21 sono coperti da assicurazione. Questa percentuale varia tra le regioni italiane passando dal 72% in Trentino-Alto Adige, la regione con la maggiore copertura relativa, fino al 93% in Calabria.

Le conclusioni a cui giungono gli esperti dicono che i rischi naturali non possono essere eliminati, ma possono essere compresi, misurati e gestiti. Il Nri va esattamente in questa direzione: trasformare dati complessi in conoscenza utile per le Istituzioni, che possono orientare politiche di prevenzione e mitigazione; per i territori, che possono acquisire maggiore consapevolezza delle proprie fragilità e priorità; per il mercato assicurativo, che può sviluppare soluzioni più coerenti con il rischio reale.

Enrico San Pietro, group insurance general manager di Unipol, commenta: «Il Natural Risk Index vuole essere un contributo importante per migliorare il modo in cui leggiamo e affrontiamo il rischio catastrofale nel nostro Paese. È evidente l’urgenza di adottare un approccio sistemico e integrato, fondato su una riduzione strutturale del rischio nelle aree più vulnerabili attraverso una maggiore diffusione delle coperture assicurative, lo sviluppo di politiche di prevenzione e adattamento basate su dati e analisi avanzate e il potenziamento della resilienza finanziaria e operativa del sistema economico».

 Stefano Genovese, head of institutional & public affairs di Unipol e coordinatore del think tank Natural Risk Forum commenta: «Il Natural Risk Forum si propone come una sede qualificata di dialogo tra Istituzioni, mondo della ricerca e settore privato sul tema delle catastrofi naturali. Il valore della prevenzione e della riduzione della vulnerabilità territoriale va oltre la dimensione strettamente assicurativa e richiede la definizione di una governance della gestione complessiva del rischio, basata su un vero partenariato pubblico-privato e sull’analisi scientifica dei dati».

Luigi Ferrara, capo dipartimento Casa Italia, presidenza del Consiglio dei ministri: «Occasioni come quella odierna sono essenziali per fare il punto sui rischi catastrofali nel nostro Paese e per rafforzare un approccio più consapevole, integrato ed efficace alla loro gestione. Comprendere a fondo le vulnerabilità del territorio e tradurre questa conoscenza in azioni concrete di prevenzione, mitigazione e adattamento è oggi una priorità non più rinviabile, di fronte a fenomeni destinati a incidere sempre più sul futuro dell’Italia».

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