Salvini, il carburante aerei e due affermazioni che mal si conciliano: nessuna emergenza, c’è per il mese di maggio

Prendete queste due frasi e vedete un po’ voi se possono andare bene insieme. La prima: «Non siamo di fronte a un’emergenza che mette a rischio la sicurezza dei voli o la continuità del sistema». La seconda: «Le riserve disponibili in Italia garantiscono l’operatività almeno a tutto il mese di maggio». A metterle insieme in uno stesso discorso di pochi minuti, quello fatto ieri nel corso del question time alla Camera, è il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture Matteo Salvini. Il tema è la crisi energetica che sta colpendo in modo particolare il settore dell’aviazione nel suo complesso, dalle compagnie aeree agli aeroporti, perché i prezzi del jet fuel si sono impennati dall’inizio della guerra in Iran e i regolari approvvigionamenti, a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, sono sospesi da tempo. Salvini, parlando a Montecitorio, dice che il carburante per gli aerei c’è fino a tutto maggio, ma la domanda sorge, come si suol dire, spontanea: cosa succede dopo maggio? Seguita da un po’ di altre domande. Com’è possibile che non siamo di fronte a un’emergenza e che non è a rischio la continuità del sistema se tra una trentina di giorni non c’è la garanzia che del carburante ci sia ancora? Non c’è un’emergenza e quindi chi sta pensando di acquistare un biglietto aereo per, diciamo, giugno o luglio o agosto, può mettere mano al portafogli tranquillo? O visto che il carburante per gli aerei ci sarà fino a tutto maggio è meglio aspettare giugno e vedere cosa succede? Una risposta a queste domande, nella sua risposta data nel corso del question time alla Camera, il ministro non l’ha data.
L’opposizione è andata all’attacco ma ormai è un po’ come infierire, considerando che a Salvini non sta andando tanto bene ultimamente: ha incassato un sonoro stop dall’Unione europea non appena ha proposto un abbandono unilaterale del Patto di stabilità (peraltro dopo aver fatto irritare gli stessi alleati di Forza Italia), poi ieri la Lega ha tentato un blitz in commissione Bilancio per prorogare le concessioni dei balneari e di nuovo è andata a sbattere contro un muro. I leghisti, dopo averla avuta vinta in commissione Ambiente con la scusa del ciclone Harry e la proposta di prorogare fino al 2030 le concessioni balneari in Sardegna, Sicilia e Calabria per «incentivare immediati interventi di messa in sicurezza e mitigazione dell’erosione costiera, anche con investimenti privati a medio termine che consentano il regolare avvio delle attività turistiche estive», si sono visti smontare la loro strategia dagli stessi alleati di governo, che hanno votato contro: il rinnovo automatico delle concessioni demaniali va contro la direttiva europea Bolkestein e l’Italia non ha certo bisogno di incorrere in una nuova, l’ennesima, procedura d’infrazione da parte della Commissione europea. E a pesare, tra l’altro, è stato anche il parere negativo dato dal ministero dell’Economia e delle finanze: mancano le coperture, hanno fatto sapere dal dicastero guidato dal ministro – leghista – Giancarlo Giorgetti.
Salvini può consolarsi col Ponte sullo Stretto di Messina? Chissà. Il Senato ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto Infrastrutture-Commissari (Dl 32/2026) che riguarda anche l’opera tanto cara al ministro dei Trasporti. E, come fa notare il senatore Pd Antonio Nicita, questo provvedimento è in pratica una pietra tombale sulle velleità salviniane. «Il ponte sullo Stretto è morto – ha detto in aula il vicepresidente del gruppo Pd – non è morto solo per due rilievi fondamentali insuperati, uno dell’Antitrust sugli aiuti di Stato e uno dell’Anac sul fatto che serve una nuova gara. È morto perché all’articolo 1 comma 8 del è scritto che i lavori del Ponte inizieranno nella seconda parte della legislatura, non di questa ma della prossima, nella quale auguro a tutti di esser presenti».
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