Quanta acqua serve? Il V Forum di Legambiente Toscana accende un faro sull’impronta idrica

È l’acqua, fonte di vita per eccellenza, la matrice ambientale che più di ogni altra veicola la crisi climatica sui nostri territori, che si tratti di siccità e alluvioni, o più banalmente del quantitativo di oro blu che consumiamo a livelli ciclopici per alimentare uno stile di vita decisamente assetato.
Sappiamo che quello europeo è il continente che si surriscalda più rapidamente al mondo, a velocità doppia rispetto alla media globale, facendo segnare circa +2,5°C rispetto all’era pre-industriale (1850-1900); l’Italia non sfugge alla regola – nell’ultimo decennio gli eventi meteo estremi sono cresciuti del 526% – e men che meno la Toscana, dove l’incremento di temperatura è addirittura pari a +2,05°C rispetto al 1961-1990.
Sul territorio locale si alternano anni particolarmente siccitosi (come il 2022) a fasi piovose come il 2025 (+20% precipitazioni rispetto alla media), suggerendo la necessità di incrementare gli investimenti nelle infrastrutture idriche così come nella progettualità delle “città spugna”, così come peraltro delineato nella proposta avanzata nelle settimane scorse per la Toscana centrale da Plures insieme alla Fondazione Earth and water agenda (Ewa).
In tutto questo così complesso, quale ruolo possono svolgere singoli cittadini e imprese? Anche se non ce ne accorgiamo, qualsiasi cibo o bene di uso quotidiano per essere prodotto ha bisogno di utilizzare acqua in una o tutte le sue fasi produttive. C’è un indice in particolare che è in grado di misurare questa tendenza: la water footprint o impronta idrica di un prodotto, costituita per definizione dal volume d’acqua dolce consumata per produrlo, sommando tutte le fasi del suo ciclo di vita.
Qualche esempio? Si stima che per produrre un foglio di carta servano 10 litri d’acqua, una tazza di caffè 140 litri, un chilo di pasta 1.849 litri, un hamburger 2.400 litri, un paio di scarpe in pelle 8.000 litri d’acqua. Questo sommando tutte e tre le dimensioni che compongono l’impronta idrica: verde (il volume di acqua piovana evaporata durante il processo produttivo, tipicamente acqua meteorica che alimenta colture agricole), blu (l’acqua di superficie o di falda impiegata durante la produzione), grigia o inquinata (il volume di acqua dolce necessaria per assimilare il carico inquinante sulla base di norme idriche esistenti).
Per il cittadino è utile conoscere l’impronta idrica per prenderne di coscienza e orientare così i propri comportamenti verso la preservazione dell’oro blu; per le industrie, al contempo, rappresenta uno strumento da associare ad altri indicatori simili, quali ad esempio la carbon footprint, per ottimizzare la propria produzione risparmiando acqua, energia e (dunque) danaro.
È questo il contesto in cui prenderà vita il V Forum Acqua di Legambiente Toscana, incentrato quest’anno proprio sull’impronta idrica: un confronto di alto livello in agenda – con la media partnership di greenreport – nella Borsa Merci di Arezzo per l’intera giornata di venerdì 8 maggio. Il Cigno verde chiamerà a raccolta i principali stakeholder del mondo idrico regionale, dalle imprese di gestione del servizio integrato a Confindustria, dal Lamma all’Arpat, dai Consorzi di bonifica all’Autorità di bacino.
La partecipazione alla kermesse è gratuita, ma è necessario registrarsi scrivendo a info@legambientetoscana.it. Stay tuned, ci vediamo ad Arezzo.
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