Sanremo specchio delle tendenze di settore: formale e minimal vincono la gara
A poche ore dal termine delle Olimpiadi invernali e a una manciata di giorni dalle Paralimpiadi, in concomitanza con la Milano fashion week e nel bel mezzo dell’award season che si concluderà con la notte degli Oscar. Nonostante la tempistica non proprio favorevole ieri, tra una sfilata e l’altra, la domanda più ricorrente tra gli addetti ai lavori è stata: “ma tu stasera lo guardi Sanremo?”. Giornalisti e stylist così come pr e content creator hanno affollato défilé, presentazioni ed eventi con l’intento di rientrare nelle proprie dimore per impugnare il telecomando e sintonizzarsi su RaiUno non solo per ascoltare le 30 canzoni in gara ma, soprattutto, per osservare (e criticare) i look visti sul palco del Teatro Ariston. Non c’è Mostra del Cinema di Venezia né cerimonia di premiazione dei David di Donatello che tenga, il Festival resta l’evento nazionale nazional-popolare per antonomasia. I fashion brand, di qualunque fascia, lo hanno capito bene e sono sempre più presenti nella cittadina ligure già prima della manifestazione, pronti a collaborare con artisti in gara, presentatori, ospiti o semplici opinionisti muniti di microfono in collegamento via radio, tv e, ovviamente, social network.
La serata inaugurale del 76esimo Festival della Canzone Italiana è stata nuovamente condotta da Carlo Conti, impeccabile in Stefano Ricci, affiancato da Laura Pausini nelle inedite vesti di annunciatrice che ha indossato tre creazioni Armani Privé. Le griffe del lusso hanno scommesso ancora una volta sull’enorme successo di pubblico della trasmissione puntando sia su interpreti già acclamati che su nomi emergenti.
A farla da padrone è stato il ritorno alla formalità maschile, anche tra gli artisti più giovani. Quasi tutte le voci hanno scelto completi classici o rivisitazioni contemporanee della giacca doppiopetto, tendenza che rispecchia pienamente quanto osservato durante le ultime edizioni di Pitti Uomo e le passerelle maschili di Milano e Parigi. Michele Bravi si è affidato ad Antonio Marras, Chiello e Tommaso Paradiso a Emporio Armani, Francesco Renga ha scelto Canali, Fulminacci e Tredici Pietro hanno optato per Ami Paris. Anche Gcds, noto per il suo dna streetwear, ha realizzato un look formale custom made per il giovane Sayf. Eddie Brock ha optato per Luigi Bianchi Flirt, Samuel Jay ha scelto Dickson Lim mentre Ermal Meta ha indossato una creazione di Trussardi, Enrico Nigiotti era in Barena Venezia. Sal Da Vinci, Raf e Marco Masini in versione “cerimonia”. Non solo lusso, quindi, ma anche proposte premium.
Lontani da felpe e denim, seppure non in completo, Nayt in Canaku, brand della new wave milanese, Fedez in Jil Sander, Luchè in Louis Vuitton, Leo Gassmann in Dsquared2 & Magliano, J-Ax in Gas, Lda e Aka7even in Pence1979. Molto interessanti Dargen D’Amico in Mordecai di Ludovico Bruno e la scelta vintage di Colombre (Tom Ford) in coppia con Maria Antonietta che ha indossato la replica dell’abito indossato da Nada a Sanremo nel 1969.
Meno numerose, ma più estrose, le cantanti in gara. Svolta minimal per Serena Brancale in total white e Malika Ayane in Jil Sander. Patty Pravo si è affidata all’estro del sarto Simone Folco, Levante all’eleganza precisa di Giorgio Armani. Mara Sattei ha indossato un abito corsettato e drappeggiato di Vivienne Westwood a prova di errori. Arisa, tra le più applaudite dal pubblico dell’Ariston, ha dato visibilità a Des_Phemmes, marchio in ascesa fondato da Salvo Rizza. Hanno preferito look più audaci Ditonellapiaga, in Dsquared2, e la rock band Bambole di Pezza. ‘Less is more’ non è la massima a cui fa riferimento Elettra Lamborghini, perfettamente a suo agio nella creazione di Tony Ward Couture.
Sarà Spotify a decretare i veri vincitori della kermesse canora ma, per quanto concerne le pagelle stilistiche, al netto di alcuni scivoloni, il Festival di Sanremo sembra rispecchiare il ‘ritorno all’ordine’ del sistema moda senza, per fortuna, interferenze da parte dell’onnipresente fast fashion.
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