Si esce meno e si seleziona di più

Il dato più netto emerso da un’analisi di McKinsey & Company su americani e ristorazione è semplice da leggere e difficile da gestire: si mangia ancora fuori, ma con più cautela. Negli Stati Uniti il rallentamento della ristorazione nasce da una combinazione ormai nota: inflazione persistente e percezione di valore più fragile. Il risultato è un cambiamento di comportamento che riguarda frequenza, spesa e aspettative, soprattutto al ristorante, che è un bene voluttuario non indispensabile.
Il cliente non rinuncia, ma seleziona. Esce meno, ordina meno, valuta di più. Il prezzo resta centrale, ma non basta a spiegare le scelte. Il criterio diventa il valore percepito, cioè il rapporto tra quanto si spende e quanto si riceve in termini di qualità, coerenza e affidabilità dell’esperienza.
Il valore è il nuovo parametro
Negli Stati Uniti il concetto di valore si è spostato. Secondo la ricerca non coincide con il prezzo basso, ma con la sensazione di aver speso bene. Quando qualità e porzioni non sono all’altezza, l’esperienza viene percepita come non soddisfacente e si traduce in una riduzione della frequenza.
Questo genera un effetto immediato che porta a meno visite, maggiore attenzione alle promozioni, maggiore severità nel giudizio. Il consumo fuori casa smette di essere abitudine e diventa scelta ponderata.
Meno delivery più controllo
Un segnale parallelo riguarda i canali. Il delivery perde terreno sotto il peso di commissioni e rincari, mentre cresce il ritiro diretto, percepito come più equo. Non è un ritorno al passato, ma un tentativo di riprendere controllo sulla spesa senza rinunciare alla comodità.
Generazioni divergenti
Il rallentamento non è uniforme. Le fasce più adulte e con reddito medio-basso riducono in modo significativo le uscite. I più giovani mantengono una certa propensione alla spesa, ma la concentrano su occasioni più significative. Meno routine, più momenti selezionati.
In Italia c’è la stessa traiettoria, ma con più fragilità intrinseca nel sistema.Il quadro italiano è sorprendentemente coerente con quello americano, ma con alcune differenze strutturali che ne amplificano gli effetti.
Secondo i dati di FIPE, i consumi fuori casa hanno raggiunto nel 2025 quota cento miliardi di euro. La crescita è minima, circa +0,5 per cento sull’anno precedente, e il livello resta inferiore al periodo pre pandemico. La crescita è trainata dai prezzi, mentre i volumi risultano in contrazione. In altre parole, si spende di più ma si consuma meno. È lo stesso meccanismo osservato negli Stati Uniti. A questa dinamica si aggiunge un secondo elemento. Il numero di imprese attive è in calo, con una riduzione intorno all’un per cento nell’ultimo anno. Il settore si sta restringendo. Allo stesso tempo i margini restano compressi, con una redditività media tra il 5 e il 9 per cento. Questo significa che l’aumento dei prezzi non si traduce automaticamente in maggiore sostenibilità economica.
Prezzi e percezione
I prezzi nella ristorazione italiana continuano a crescere, con incrementi intorno al 3 per cento nel 2025 e un aumento più ampio nel triennio recente. Anche qui emerge una tensione evidente. I servizi, tra cui la ristorazione, crescono più dei beni di consumo, rendendo il pasto fuori casa relativamente più oneroso rispetto all’alternativa domestica. Il risultato è identico a quello americano. Il cliente diventa più selettivo e più esigente. Il dato più significativo riguarda il traffico. Il mercato supera i 100 miliardi di euro, ma le visite diminuiscono. Ci sono meno occasioni in cui si esce, si fa molta più selezione nell’uscita. È qui che il parallelo con gli Stati Uniti si chiarisce.
Se negli Stati Uniti si contano meno uscite ma con più attenzione al valore, in Italia i segnali sono gli stessi ma con tre aggravanti: meno margine, meno personale, una struttura sempre più frammentata. Dipende tutto da un sistema diverso: la ristorazione italiana conta oltre trecentomila imprese, in larga parte di piccole dimensioni. Le catene hanno un peso limitato rispetto al mercato americano. Questo rende il sistema meno reattivo e più esposto agli shock. A questa fragilità si aggiunge il tema del lavoro. Oltre un milione di occupati e una difficoltà diffusa nel reperire personale qualificato. La pressione non riguarda solo la domanda, ma la sostenibilità complessiva del modello.
Se si dovesse sintetizzare il 2026, la formula è semplice. I clienti chiedono meno delusioni per euro speso. Non cercano necessariamente novità ma hanno bisogno di coerenza, di piatti che mantengono le promesse, di ambienti che funzionano e esperienze facilmente leggibili. Il mercato non si sta contraendo, ma si sta selezionando: e in un sistema come quello italiano, più frammentato e meno protetto, questa selezione rischia di essere più rapida e più dura.
L'articolo Si esce meno e si seleziona di più proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0


