Mangiare e bere a scrocco come filosofia di vita

La bionda e la mora. La prima con disinvoltura afferra dalla tavola elegantemente apparecchiata una bottiglia di Champagne, la fa sparire sotto il braccio, e con la mano libera prende una seconda bottiglia, questa volta sembrerebbe di rosso. L’altra, l’amica, ben vestita e impeccabilmente pettinata, osserva la manovra, forse con un certo imbarazzo, forse con la giusta apprensione di chi in un furto ha il ruolo del palo. Sullo sfondo altre dame, non meno raffinate, posano per selfie in compagnia di altre pregiate bottiglie. Il video ha fatto il giro del mondo, semplicemente perché la sottrazione indebita di bottiglie è avvenuta dopo la sparatoria alla cena dei corrispondenti alla Casa Bianca. L’attentato a Trump è appena passato, e le malandrine protagoniste sono giornaliste, forse più dedite a Bacco che alla cronaca. C’è chi dice che la bionda e la mora siano state poi fermate da un cameriere, chi addirittura ipotizza che si tratti di una scherzosa messa in scena. Ma a noi piace pensarle libere e felici di tracannare la loro refurtiva, anche perché tanti avrebbero pensato di farlo, ma pochi avrebbero avuto lo stesso coraggio delle due americane.
Ed è anche bello pensare che l’arte di scroccare non è prerogativa di pochi, ma sentimento comune e condiviso. Sì, perché le due giornaliste sono diventate virali, ma non sono certo le prime e non saranno le ultime ad approfittare di situazioni letteralmente ghiotte.
Un esempio illustre e tutto milanese è offerto dalla Banda del Panino. Non si tratta di semplici “imbucati”, ma di una vera e propria organizzazione, con regole ferree e un codice d’onore, nata (e cresciuta) con lo scopo di mangiare gratis e abbondantemente durante gli eventi che la metropoli offre, sapendo modulare perfettamente la propria performance in base alle situazioni: ci sono conferenze stampa o party dove è necessario fingere di essere giornalisti, o esperti, o invitati, altre, come le fiere, in cui semplicemente si può saltare da uno stand all’altro nutrendosi di assaggi. Il tutto accuratamente pianificato e architettato con movimenti sincroni calibrati al millimetro.
Altra cosa sono gli imbucati, si diceva, di cui esiste un vasto campionario: chi si introduce alle feste (gettonatissimi i matrimoni, quando anche gli sposi non sanno bene chi siano gli invitati dell’altro ramo) regalandosi un banchetto gratis, chi si aggrega a eventi privati come feste di classe o manifestazioni sportive, chi si infila nei meeting e nei congressi al momento del buffet per fare incetta di tartine e salatini.
E a proposito di buffet, un vero e proprio must sono quelli della colazione negli hotel, dove è possibile farsi scivolare con nonchalance marmellatine e burrini in borsa, ma non basta: c’è chi a colazione si prepara il pranzo. Come? Due fette di pane bianco, un po’ di prosciutto e il formaggio già tagliato e si compone un tramezzino. I professionisti sfruttano anche la macchinetta che tosta il pane per dare un tocco di croccantezza. Un tovagliolo e l’involto finisce in borsa, pronto per mezzogiorno.
Altro luogo feticcio per gli scrocconi è il bar. Molti ricordano Renato Pozzetto che in “Un povero ricco” ordina un bicchiere di acqua del rubinetto, la macchia con un po’ di latte «per mandar via quel saporaccio di cloro» (più di mezzo bicchiere) e completa con una generosa dose di zucchero perché adesso non sa più di cloro, sa di latte «e il latte senza zucchero non è buono». Senza arrivare a tanto (e a farsi minacciare dal barista) c’è chi ordinando semplicemente un caffè fa incetta di biscottini e di bustine di zucchero, dolcificante e miele. Ne ha bisogno? No, è semplicemente il gusto di rubacchiare perché è gratis, un po’ come portar via le saponettine e i boccettini di shampoo dalle camere degli alberghi.
E se si racconta di persone che hanno rubato fiori e frutti dai centrotavola (fa niente se le mele sono lucidate con prodotti che danno l’effetto “laccato”) e di altre che hanno svuotato interi contenitori di tovagliolini, non mancano esempi di un’attitudine solo terribilmente simile a quella degli scrocconi: la parsimonia eccessiva. Il parsimonioso si muove in maniera apparentemente più discreta: se ordinare una sola pizza in due per poi dividerla con il commensale è un’abitudine piuttosto diffusa, anche se poco gradita ai ristoratori, ancor meno gradita è la richiesta di portare la torta “fatta in casa” per festeggiare un compleanno, dicendo che il festeggiato la preferisce.
Il top è raggiunto da quelli che al proprio matrimonio informano il titolare del ristorante scelto per il banchetto che il vino non serve: lo porteranno gli sposi, quello dell’amico contadino, buono e genuino, e sicuramente più economico. E se qualche invitato se ne infilasse una bottiglia in borsa, si raggiungerebbe una perfetta quadratura del cerchio, anche senza scomodare il presidente degli Stati Uniti.
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