Trescore Balneario è la Columbine italiana, prenderne atto eviterà errori

Mar 28, 2026 - 20:00
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Trescore Balneario è la Columbine italiana, prenderne atto eviterà errori

Un anno fa, in Italia scoppiava il fenomeno “Adolescence”. La miniserie britannica introduceva – non senza semplificazioni e qualche scivolata – gli italiani al tema degli incel, e in particolare a quella frangia della subcultura digitale che sceglie la reazione violenta, l’omicidio o la strage. Questioni tutt’altro che recenti, temi già studiati e raccontati anche nel nostro Paese, ma che prima di allora non avevano ancora assunto una dimensione mainstream: argomenti di nicchia ad appannaggio esclusivo di nicchie altrettanto ristrette.

Se ad “Adolescence” possiamo riconoscere il merito di aver presentato i temi della radicalizzazione online e delle bolle eversive ad un pubblico di fatto ignaro, allo stesso tempo non possiamo ignorare il problema più grande legato all’impatto della miniserie sugli spettatori: l’identificazione di un intero sottobosco eversivo con la sola etichetta incel. Di fronte a un tipo di terrorismo – perché di terrorismo si tratta – inedito, la ricerca di un termine che potesse identificare un assassino non riconducibile all’eversione politica o al fondamentalismo ha portato i media a monitorare esclusivamente la subcultura incel, ad attribuire qualsiasi caso legato alla radicalizzazione online al mondo dei celibi involontari.

È per questo che la prima reazione dopo i fatti di Trescore Balneario è stata la confusione, lo spaesamento dei giornali e del pubblico di fronte agli aggiornamenti sulle indagini nei confronti del tredicenne che ha aggredito la sua professoressa di francese. L’assenza di richiami, da parte dell’aggressore, esplicitamente misogini o riconducibili a quella frangia specifica ha svelato l’impreparazione degli italiani su un fenomeno che esiste da decenni e che per la prima volta si è presentato – con i dovuti distinguo – nel nostro Paese.

L’aspirante assassino di Trescore Balneario ha preso esplicitamente spunto da un immaginario che abbiamo imparato a conoscere, quello degli school shooter americani. Lo dimostrano alcune scelte consapevoli fatte a ridosso dell’attacco: i pantaloni mimetici e la maglietta bianca sulla quale ha scritto in stampatello “VENDETTA”, un richiamo esplicito agli autori del massacro della Columbine del 1999 (uno dei due assassini, Harris, indossava la maglietta bianca con su stampata la scritta “Natural selection”; quella maglietta, assieme alla mimetica e al trench di pelle nero, è diventata la divisa ufficiosa, l’immagine stereotipica, dello school shooter americano); il tentativo di emulare gli assassini della Columbine anche nella ricerca di materiale esplosivo e nel procurarsi armi; il manifesto diffuso su Telegram, scritto in inglese e titolato sulla falsariga di quelli partoriti dai mass shooter anglosassoni; la diretta dell’attacco, non dissimile da quella fatta da Brenton Tarrant, l’autore della strage di Christchurch nel 2019, una strage “politica” ma che per la sua componente memetica, per l’utilizzo dello shitposting da parte dell’assassino, è entrata a pieno titolo in questo pantheon criminale; i meme e lo shitposting, appunto, che si alternano nella stessa chat Telegram nella quale viene diffusa la diretta dell’aggressione.

È necessario soffermarsi su quest’ultimo punto. Su Il Giornale, Alberto Bellotto e Manuela Messina, hanno riportato alcuni dei meme pubblicati su Telegram dall’aggressore, meme che hanno per protagonisti Adam Lanza (il mass shooter autore della strage nella scuola di Sandy Hook), il prima citato Tarrant e la sigla “No Lives Matter”, network nichilista radicale eversivo nei contenuti e, in alcuni casi, nelle azioni.

Meme e shitposting sono i mezzi che hanno contribuito maggiormente alla nascita di una subcultura stragista. È con questi che casi diversi tra loro come quello di Columbine, di Christchurch, dell’incel di Isla Vista nel 2014, sono stati accorpati in un immaginario unico, quello del ragazzino che prende le armi e compie un massacro per motivi tanto campati in aria quanto seducenti per una platea che vi si identifica e finisce per simpatizzare e fare propria «la causa dei reietti». Adam Lanza si era radicalizzato su un forum dove circolavano meme sugli stragisti della Columbine, quattordici anni dopo diventa lui stesso meme condiviso dall’attentatore di Trescore Balneario.

Di fronte al primo caso italiano di terrorismo memetico, viene da chiedersi cosa fare, come reagire a un fatto inedito senza scadere nell’allarmismo e nelle analisi superficiali. Lo school shooting – la strage nella scuola su modello Columbine – resta un fatto che non ci appartiene: se lo school shooting è diventato un fenomeno pop è soprattutto per la frequenza con il quale avviene negli Stati Uniti (dall’inizio alla fine del 2023, ne abbiamo contati 656). A questo dato vanno sommate la diffusione e soprattutto l’importanza culturale che in America hanno le armi da fuoco, elementi per i quali chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale può evitare di annunciare urbi et orbi l’avvento dei mass shooting in Italia. Ma i fatti dimostrano che questo stragismo fondato sull’emulazione non ha bisogno di replicare in tutto e per tutto le sparatorie nelle scuole per attecchire in un contesto alieno come quello italiano.

Anche in “Adolescence”, il protagonista non apre il fuoco sulla massa ma compie un omicidio come quello che si è rischiato di avvenisse pochi giorni fa in provincia di Bergamo. Da qui la caccia a un mandante, a un’organizzazione che possa aver plagiato il tredicenne – tra tutte le ipotesi diffuse nei giorni scorsi, l’unica non campata in aria è quella del network 764, organizzazione che abbiamo sfiorato trattando della rete terrorista su Roblox e che approfondiremo prossimamente – una ricerca, a tratti disperata, di un movente. Sappiamo che il terrorismo memetico è un fenomeno che regge sui cani sciolti, fattore che rende particolarmente difficile la possibilità di neutralizzare, sul nascere, cellule eversive ma questo non si deve tradurre in una resa annunciata di fronte la possibile emergenza.

La radicalizzazione del tredicenne di Trescore Balneario regge su un codice, su un’ondata subculturale, già radicata nel tempo e in un certo senso sdoganata nella sfera online (sui social, la Columbine – e con questa tutto l’immaginario che ne deriva – è diventata suo malgrado un meme anche per gli utenti più innocui). La prevedibile risposta di molti opinionisti prestati al giornalismo è stata la demonizzazione dei social, le paternali su Internet e le sue conseguenze. L’Italia del 2026 si trasforma così negli Stati Uniti del 1999, dove i media tradizionali tentavano di spiegare Columbine come la conseguenza naturale delle subculture goth, della musica metal e dei videogiochi. L’effetto di quella strategia particolarmente lungimirante fu di provocare, in molti ragazzi che si identificavano in quei filoni, empatia e conseguente solidarietà nei confronti degli assassini. Il meccanismo si ripropone negli articoli che in questi giorni citano i passaggi del manifesto scritto dall’aggressore, ponendo l’accento sul presunto bullismo subito dal tredicenne, che raccontano con toni enfatici il sottobosco Telegram nel quale si è mosso e in quelli dove, sputando su ogni regola deontologica, vengono allegate le clip della diretta diffusa dall’aspirante school shooter.

Un primo passo per impedire l’effetto copione sarebbe quello di attenersi alle regole codificate dai ricercatori Adam Lankford ed Eric Madfis di fronte l’emergenza dei fame-seeking shooter (letteralmente, stragisti in cerca di fama): non scrivere i nomi, non mostrare nulla, riportare tutto il resto. Indicazioni che acquistano ancora più valore in un contesto come quello italiano, dove il voyeurismo morboso della cronaca nera egemonizza il racconto mediatico. Allo stesso tempo, è necessaria una maggiore consapevolezza del fenomeno. Come evidenziato da Assia Neumann Dayan nel suo ultimo pezzo incentrato proprio sui fatti di Trescore Balneario, psicologi, psichiatri e professori italiani interpellati sul tema hanno avanzato soluzioni tanto prevedibili quanto inutili, dai corsi sul buonsenso e il rispetto fino all’introduzioni di leggi ad hoc («come se fosse legale andare a scuola armati» scrive giustamente Neumann Dayan).

Sia i provvedimenti di stampo conservatore che quelli più idealmente progressisti ignorano l’elefante nella stanza: c’è un luogo dove avviene la radicalizzazione, e anche se non è fisico questo non vuol dire che sia inesistente. E non intendiamo i social tout court, ma i canali Telegram, gli specifici server dei giochi online sfruttati per il reclutamento di possibili attentatori, i luoghi dove l’indottrinamento e l’assimilazione di certi concetti è esplicito. Il caso di Trescore Balneario spaventa perché costringe gli italiani a fare i conti con una realtà sconosciuta. Ora è il momento di superare lo shock e trovare un modo adeguato per rispondere all’episodio “americano”, possibilmente evitando gli errori degli ultimi giorni.

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