Trump e Putin al bivio: il Tycoon precipita nei sondaggi, lo zar inizia il quinto anno di una guerra che doveva essere lampo
Trump e Putin al bivio della storia. Il tycoon precipita nei sondaggi, lo zar inizia il quinto anno di una guerra che pensava di finire in una settimana. Due leader delusi alla ricerca di un diversivo che faccia dimenticare scelte sciagurate. Mica facile. Tutto è in salita
. Il presidente americano è disapprovato da sei cittadini su dieci (sondaggio Ipsos per il Washington Post), Putin è prigioniero di negoziati di pace improduttivi e si affida ai droni mentre la Ue minaccia nuove sanzioni a Mosca e aiuti a Kiev. Oltretutto lo zar non si fida più di Trump che dopo il summit di Anchorage (accolto dal presidente Usa senza battere ciglio) aveva accettato la richiesta di riconoscere alla Russia i territori del Donetsk ancora controllati dagli ucraini. Ma all’indomani del vertice in Alaska, il Tycoon ne ha combinate di tutti i colori: dalla pace di Gaza siglata senza neanche invitare Putin al bliz in Venezuela, fino all’attuale minaccia di attaccare l’Iran. Troppo per zar.

La solitudine di Trump
Il 47% disapprova il Tycoon “fortemente” e, soltanto l’85% dei repubblicani, lo sostiene. Sopratutto c’è il 69% degli elettori indipendenti, cioè quelli che non sono iscritti a nessuno dei due partiti, che disapprova il presidente “nettamente”. Di qui il tentativo del tycoon di risalire la corrente e presentarsi alle elezioni di mid-term, in calendario per il prossimo 3 novembre, con una immagine rassicurante. Ma pesano sulla sua amministrazione due grandi delusioni: inflazione e tariffe. In più il presidente ha parlato male dei Democratici ma anche della Corte Suprema. Urge una svolta choc sennò si mette male.
La frustazione di Putin
Il conflitto più lungo del dopoguerra sta riportando l’Europa in un clima da Repubblica di Weimar. Quattro anni senza fine pesano come macigni. Il 24 febbraio 2022 Putin, con un discorso televisivo alla nazione, comunicava “l’operazione militare speciale in Ucraina”. Sono passati 48 mesi di combattimenti che hanno combinato un disastro: danni per 600 miliardi di dollari, 1,2 milioni di militari russi uccisi o feriti e dispersi. E mentre lo zar continua a bombardare l’Ucraina (ospedali e asili compresi), a Bruxelles si consuma un’altra battaglia fatta di veti, prestiti congelati e oleodotti feriti. Ma la Ue si è trovata pure ostaggio del veto incrociato di Ungheria e Slovacchia.
I raid russi non si fermano. Anzi la scorsa settimana, con l’Ucraina alle prese anche col freddo e con il blackout energetico, Mosca “continua ad investire più negli attacchi che nella diplomazia” (parole e musica di Zelensky). L’Europa dal 2022 ha fornito 194,9 miliardi di aiuti all’Ucraina di cui 70 in assistenza militare. Ne serviranno circa 600, secondo la Banca Mondiale, per la ricostruzione, cioè una cifra tre volte superiore al Pil del Paese.
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