Un granello di tufo giallo tra i flutti del Tirreno: Ventotene, l’isola del vento e delle idee
Salendo a bordo di un traghetto che solca le limpide acque del Mar Tirreno, a un certo punto si nota un’isola che emerge come una lama di tufo chiaro. Quella è Ventotene, un fazzoletto di terra nel vero senso della parola: è lunga poco meno di 3 chilometri. Le dimensioni ridotte però ingannano: qui la scala è piccola, ma il contenuto immenso. Parte dell’arcipelago pontino e collocata tra Lazio e Campania, nasce da antiche attività vulcaniche sottomarine che hanno generato tufi e coste frastagliate.
Un’origine geologica che, per fortuna, si legge ancora nelle pareti scavate dal sale, nei costoni color miele e nei tagli netti della roccia. I Greci la chiamavano Pandataria, nome interpretato come dispensatrice di beni. I Romani, invece, la trasformarono in luogo strategico e residenza d’élite, ma anche in sede di esilio per donne della famiglia imperiale.
Secoli dopo divenne terra di confino politico: tra il 1941 e il 1942, durante il fascismo, qui prese forma il Manifesto di Ventotene, testo firmato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, considerato fondamento ideale dell‘Europa unita. Le auto sono poche e i percorsi brevi, al punto che ci si accorge presto che la fretta qui stona.
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