Una Flottilla per Cuba: l’umanità è più forte della guerra e del bloqueo

Gli scatoloni pieni di farmaci e generi di prima necessità occupano l’ampio marciapiede d’ingresso al Terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino. Ogni partecipante al volo per l’Avana ne porterà qualcuno con sé. Attivati, esponenti del sindacato e della politica, volti noti e meno noti ma tutti insieme per dire che Cuba non è sola. Volti stanchi ma emozionati, pronti a un viaggio solidale per dare un minimo di respiro alla popolazione dell’isola caraibica, simbolo di un altro mondo possibile che non si arrende alle logiche della guerra, del riarmo e del finanzcapitalismo che schiaccia chiunque non accetti le sue regole.
Giovani e meno giovani uniti in un gesto di amore in un pianeta devastato dalle guerre. La cargo-bike progettata dagli indomiti operai ex Gkn di Campi Bisenzio ha bisogno di due carrelli per essere portata nelle stive dell’aereo, dopo i controlli di rito. Antonella Bundu, Massimiliano Del Moro, Peter Wood, Lucia Pennesi e Luca Giordano si affannano dietro le casse piene di aiuti, soprattutto farmaci essenziali, oncologici e altro materiale sanitario, di cui gli ospedali hanno estremo bisogno. Belle fotografie dell’European Convoy, una missione umanitaria inserita nel quadro della campagna Let Cuba Breathe, promossa dall’Agenzia per l’interscambio culturale ed economico con il paese caraibico (Aicec), con l’obiettivo di comunicare e documentare le conseguenze sulla popolazione delle sempre più dure restrizioni imposte dalla amministrazione di Washington. Gli aiuti raccolti nel vecchio continente si aggiungeranno a quelli del Nuestra America Convoy, coalizione globale di movimenti sociali e organizzazioni non governative coordinate dall’Internazionale Progressista.
Gli aiuti sono destinati a una popolazione stremata dall’embargo economico con cui dal lontano 1959 gli Stati Uniti cercano di cancellare la rivoluzione socialista cubana. Un “bloqueo” durissimo, antistorico e senza alcuna giustificazione – condannato a più riprese dall’assemblea generale delle Nazioni Unite - cui si è aggiunto, dopo l’intervento Usa in Venezuela, lo stop delle esportazioni di petrolio che Cuba acquistava da Caracas. Ne è derivata una vera e propria emergenza sanitaria, perché i diffusi blackout per mancanza di energia hanno portato alla chiusura di ospedali, oltre che di scuole e servizi pubblici.
L’Alto commissariato Onu per i diritti umani ha fotografato la situazione con poche, terribili parole: “Le unità di terapia intensiva e i pronto soccorsi sono compromessi, così come la produzione, la consegna e lo stoccaggio di vaccini, emoderivati e altri farmaci sensibili alla temperatura”. L’ennesima, gravissima violazione del diritto internazionale da parte di Donald Trump ha smosso le coscienze.
Dal porto messicano di Cancun le imbarcazioni del “Nuestra América Convoy” sono pronte a salpare all’inizio della primavera, il 21 marzo, con le stive piene di generi di prima necessità raccolti da organizzazioni non governative di paesi sudamericani e del Messico. Altri container di aiuti europei, compresi generatori e pannelli fotovoltaici, viaggeranno invece via mare attraversando l’oceano Atlantico. Mentre nel volo che parte oggi da Fiumicino un centinaio di attivisti, sindacalisti ed esponenti politici solidali riducono al massimo il bagaglio personale, trovando così spazio per casse piene di medicinali.
“La Società operaia di mutuo soccorso Insorgiamo si è fatta carico e base operativa della raccolta del materiale da spedire a Cuba - racconta Massimiliano - lo abbiamo stoccato al presidio permanente di via Fratelli Cervi a Campi Bisenzio. L’iniziativa ha riscosso un enorme successo”. Accade sempre così quando i ragazzi della ex Gkn mettono in cantiere progetti umanitarie. C’è anche Mimmo Lucano, indimenticabile sindaco di Riace, che alza il pugno con Antonella Bundu, immagine di una solidarietà che non è di facciata ma reale.
Solidarietà concreta e politica, anche per sdebitarsi dell’aiuto che il nostro paese ha ricevuto dai medici cubani che in tante occasioni, non ultima la pandemia, sono venuti in Italia per assistere e curare i malati, nel segno della fratellanza internazionalista. Le casse di medicinali sono così pesanti che c’è bisogno di più mani per passare i controlli e finire nella stiva dell’aereo, danno un aiuto anche giornaliste e giornalisti arrivati per documentare questa vera e propria impresa.
I partecipanti alla spedizione umanitaria danno speranza a chi ha un estremo bisogno di aiuto, per seguire l’intera missione ed effettuare una donazione, il sito di riferimento è https://letcubabreathe.org.
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