Vicky Tsai è la donna che ha cambierà la tua skincare routine. Ma non come pensi

Aprile 21, 2026 - 08:30
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Vicky Tsai è la donna che ha cambierà la tua skincare routine. Ma non come pensi

La prima cosa che colpisce di Vicky Tsai, founder di Tatcha, è il sorriso. Sorride per tutta la durata della masterclass, con quella calma rara che mette immediatamente a proprio agio. Ha una voce morbida, rassicurante, e mentre racconta la sua visione della bellezza ripete un concetto semplice ma potentissimo: la skincare deve dare gioia. E ascoltandola si capisce subito che non è uno slogan, ma una filosofia di vita.

La meditazione può aiutarci ad aumentare l’energia

La presentazione che precede l’intervista one-to-one aiuta a entrare davvero nell’universo del brand. Usare i prodotti Tatcha, formulati e realizzati in Giappone, non significa semplicemente seguire una routine skincare. Significa trasformare ogni gesto quotidiano in un rituale consapevole, dove ogni passaggio ha un significato che va oltre la pelle.

Con Vicky, struccarsi la sera non è più soltanto rimuovere trucco e impurità: diventa un modo per lasciar andare il peso della giornata, per immaginare che stress, ansie e tensioni scivolino via insieme all’acqua nel lavandino. Un gesto semplice che si trasforma in un piccolo atto catartico, quasi meditativo. Ed è proprio questa la chiave di Tatcha: riportare intenzione e presenza in una routine che troppo spesso viene fatta in automatico.

Non sorprende allora scoprire che il brand abbia persino un monaco zen come Global Director of Mindfulness. Perché la filosofia di Tatcha non riguarda solo la pelle, ma il modo in cui scegliamo di prenderci cura di noi stesse.

Cosa significa Tatcha

La vita è un percorso a ostacoli e quella di Vicky non fa eccezione. Di origini taiwanesi, americana di prima generazione, «ero brava con i numeri e sono finita a Wall Street», lo dice come se fosse un percorso già scritto. Ma deve aver letto male i segni.

Vicky Tsai, founder di Tatcha – Courtesy Press Office

L’11 settembre e la malattia del marito l’hanno cambiata per sempre, dentro e fuori. Lo stress le aveva dato grossi problemi alla pelle, con ulcere e sanguinamenti che l’hanno portata ad usare stereotipi e le hanno la sciato la pelle definitivamente sensibilizzata. Poi il viaggio in Giappone, che ha disegnato un nuovo percorso. E il nome del brand, Tatcha, è proprio legato al concetto del sollievo che si prova quando si rilascia il fiato dopo averlo trattenuto a lungo.

The Dewy Milk Moisturizer, Tatcha (da Sephora).

Durante la sua presentazione ha parlato di Ikigai (l’equivalente giapponese della nostra ragione di vita, ndr) e tutto quello che fa sembra avere uno scopo ben preciso, come ogni passo della skincare routine.
Certo, con piacere. Quando studiavo con Ito-san, un monaco zen con cui continuo ancora oggi a lavorare, ho imparato qualcosa che mi ha cambiato completamente prospettiva. Mi disse che quasi mai si sedeva a meditare. Io rimasi sorpresa: sei un monaco, come è possibile? E lui mi spiegò che, alla fine, si capisce che la vita stessa è meditazione. Non è qualcosa che fai a parte, è un modo di vivere. Per trasformare qualsiasi gesto in un rituale meditativo bisogna creare una pratica che ti riporti al momento presente e al tuo corpo. Questa è la meditazione.

Come avviene nel concreto questa meditazione di bellezza?
Oggi l’attenzione è frammentata, soprattutto a causa dei telefoni. Anche la skincare spesso diventa qualcosa che si fa in automatico. Io invece ho voluto portare intenzione in ogni gesto, trasformando la routine in una vera e propria meditazione della pelle. Quando mi detergo il viso, penso a cosa sto trattenendo e che non mi serve più: paura, ansia, tensioni. Le immagino sciogliersi e scivolare via. Dopo mi sento più leggera. Il secondo passaggio è la pulizia più profonda, ed è anche un momento per lasciare andare i giudizi su me stessa. A fine giornata pensiamo sempre a cosa non abbiamo fatto bene. In quel momento mi ricordo che posso fare meglio domani, senza punirmi per il passato. Il terzo step è l’essenza, ed è legato al recuperare la propria energia. Durante la giornata diamo tanto agli altri. Qui immagino di riprendermi quell’energia, perché bisogna mettere prima la propria maschera dell’ossigeno.

E il momento conclusivo?
Infine la crema idratante: è il momento dell’amore. Penso all’amore che ricevo nella mia vita e lo porto sulla mia pelle. Alla fine del rituale ho lasciato andare, mi sono ritrovata e mi sono amata. Questa è la mia meditazione, mattina e sera. E richiede solo cinque minuti.

La bellezza insegnata da una geisha e da un monaco zen

Durante la presentazione ha citato una geisha e un monaco zen che hanno avuto un grande impatto sulla sua vita. Li ha incontrati davvero? E cosa ha provato in quei momenti?
Sì, li ho incontrati davvero. La prima geisha che ho conosciuto era Suzuka, nel 2009. Indossava un kimono giallo, ed è anche per questo che il colore è diventato così importante per me. La cosa straordinaria delle geishe è che quando sei con loro ti fanno sentire la persona più importante e più bella al mondo. E questo mi ha fatto riflettere: pensiamo sempre che la bellezza sia qualcosa da cercare o da mostrare, ma in realtà è come fai sentire gli altri. Negli anni ho capito che quando le persone dicono che qualcuno è bellissimo, spesso è perché li fa sentire amati. Questo è ciò che ho imparato: la bellezza è una sensazione.

E il monaco zen che ruolo ha avuto?
Dal monaco zen ho imparato invece la connessione. Dopo l’11 settembre volevo scappare, ma non potevo. Il mio corpo era presente, ma la mia mente no. Per anni ho vissuto scollegata, e questo si rifletteva anche sulla mia salute: ulcere, emicranie, infezioni. La pelle era solo una manifestazione di qualcosa di più profondo. Il suo insegnamento è stato riportarmi nel mio corpo e vivere in modo consapevole».

La svolta giapponese

Il Giappone è stato il momento della svolta per lei? È lì che ha avuto l’idea del brand?
La mia prima esperienza in Giappone è stata un’epifania. Ho scoperto un modo di vivere completamente diverso, che mi ha mostrato una strada verso la cura e la felicità. Ma non sapevo che sarebbe diventato un brand skincare. Quello è arrivato dopo, con il tempo. Quello che ho imparato davvero è che non serve andare in Giappone per stare meglio. Bisogna portare quegli insegnamenti nella vita quotidiana. L’ho capito soprattutto durante il Covid, quando non potevo viaggiare ed è stato uno dei periodi più difficili della mia vita. Ho dovuto applicare davvero ciò che avevo imparato.

Parla spesso dei giovani e delle difficoltà che affrontano oggi. È qualcosa che le sta particolarmente a cuore?
Sì, moltissimo. Penso ai ragazzi di oggi, a mia figlia che ha 16 anni: hanno vissuto una pandemia, tensioni sociali, l’impatto dei social media e ora anche l’intelligenza artificiale. È una quantità enorme di cambiamento e stress in pochissimo tempo. Per questo voglio aiutarli a rimanere connessi al proprio corpo e a sé stessi.

Può raccontarci del progetto Room to Read e perché ha deciso di sostenerlo?
Ho sempre avuto un rapporto complicato con la bellezza. Da giovane non mi sentivo rappresentata, non mi riconoscevo negli standard e questo mi ha portata a sviluppare un forte senso di insicurezza. Quando ho scoperto Room to Read, mia figlia stava imparando a leggere. Ho visto quanto l’educazione influenzi il modo in cui una persona si percepisce. Quando sono andata in Cambogia e ho incontrato quei bambini, ho capito che ogni bambino è come il tuo. E se hai la possibilità di aiutarli, devi farlo. Per me è stato naturale voler supportare questo progetto.

Ha detto che per anni Tatcha non è stata profittevole e che all’inizio il mercato non accoglieva bene lo skincare asiatico. Com’è cambiata la situazione oggi?

«All’inizio era difficile, perché lo skincare asiatico non era conosciuto e sembrava complicato. Oggi invece è ovunque. Il mio libro (Pure Skin: Discover the Japanese Ritual of Glowing) nasce proprio per semplificare questo approccio e renderlo accessibile, senza intimidire le persone».

Il termine anti-aging e gli ingredienti fermentati in cosmetica

È molto critica verso il termine “anti-aging”. Perché?
Perché l’idea stessa è sbagliata. Il punto della vita è vivere, quindi perché dovremmo sentirci in colpa per il fatto di invecchiare? Inoltre è un concetto che viene usato soprattutto sulle donne, per farle sentire inadeguate e spingerle a comprare prodotti. Io credo in un approccio diverso: prendersi cura della pelle, nutrirla e prevenirne il deterioramento. In Asia si parla molto di prevenzione, mentre in Occidente si tende a correggere quando è troppo tardi».

Si considera una pioniera nell’uso di ingredienti come quelli fermentati?
Penso che il Giappone sia sempre stato un pioniere. Io mi considero più una studentessa della cultura giapponese. Condivido una saggezza che esiste da secoli. In Asia siamo visti come molto tradizionali, mentre in Occidente come innvativi. È una questione di prospettiva.

Ha lasciato il ruolo di CEO più volte. Com’è stato per lei?
È la seconda volta che faccio questo passo. Dopo tanti anni, è bello vedere nuovi leader portare il brand in direzioni diverse. Il mio ruolo oggi è trasmettere i valori e la storia. Il loro è costruire il futuro. E questo mi dà anche più tempo per stare vicino ai clienti, che è ciò che amo di più».

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