Citroën si prepara a riportare in vita uno dei simboli più iconici dell’automobile europea. E lo fa guardando dritto al futuro. Elettrico, accessibile e (almeno nelle intenzioni) davvero popolare. Il palcoscenico scelto non è casuale. Il
Paris Motor Show, dove la casa francese vuole presentarsi con un concept destinato a far discutere. Protagonista? Niente meno che la
mitica Citroën 2CV, reinterpretata per una nuova epoca. Obiettivo, provare a riprendere quello spirito un po’ ruvido, pragmatico, che aveva reso la 2CV un’auto per tutti. E dietro al progetto c’è il via libera del CEO
Xavier Chardon, che sembra voler cavalcare il "momento giusto".
Un ritorno che non vuole essere "nostalgia"

Negli ultimi anni, il
nome 2CV è tornato spesso nei corridoi di Citroën. Più come suggestione che come progetto concreto, almeno fino ad ora. Già nel 2009, con la
Citroën Revolte (nella foto), si era provato a reinterpretare quell'eredità. Il tutto sotto la direzione di
Jean-Pierre Ploué. Un’idea interessante, certo, ma forse troppo distante dall'essenza originale.Questa volta, invece, il messaggio sembra diverso. Il responsabile del design
Pierre Leclercq insiste su un punto chiave. Non copiare il passato, ma di tradurne i valori. Accessibilità, semplicità, comfort senza fronzoli. In pratica, un’auto che abbia ancora senso per chi vive fuori dai grandi centri o semplicemente non vuole spendere cifre assurde. Ed imperativo, evitare l’effetto “operazione nostalgia” che spesso funziona all'inizio, ma poi si sgonfia.
Dimensioni contenute, ambizioni molto concrete
Il riferimento più evidente guardando l'attuale mercato potrebbe essere la
nuova Renault 5. Un modello che ha già dimostrato quanto il design neo-retrò possa funzionare, anche commercialmente. Ma Citroën sembra voler andare ancora più in basso, sia come prezzo che come dimensioni.Il modello di paragone diventa allora la
Renault Twingo elettrica da circa
19.500 euro. Compatta, essenziale, senza troppi lussi. Un’auto pensata più per l’uso quotidiano che per impressionare. Sul piano tecnico? Batterie LFP intorno ai 27 kWh, autonomia nell’ordine dei
250–260 km e potenze contenute, diciamo sugli
80 cavalli.
La partita si gioca anche in Europa

C’è poi tutto il tema normativo, che pesa parecchio. La futura categoria “M1E” della Commissione Europea (ancora in fase di definizione) punta a
favorire la nascita di elettriche compatte, prodotte localmente e soprattutto più economiche.Il limite dei 4,2 metri e l’obbligo di produzione nell’UE non sono dettagli. Così come non lo è la spinta verso una filiera europea delle batterie. In questo senso, l’accordo tra Stellantis e CATL per la
gigafactory di Saragozza (operativa dal 2026) rappresenta un tassello fondamentale.L’obiettivo è abbastanza chiaro: riempire quello spazio
sotto i 25.000 euro che oggi, di fatto, è ancora troppo vuoto. E farlo prima che siano altri (magari extraeuropei) a prendersi quella fetta di mercato. Se tutto andrà secondo i piani, la nuova 2CV elettrica potrebbe arrivare sulle strade intorno al 2029. Non proprio domani. Ma nemmeno in un futuro troppo lontano.Nel frattempo, gli ingegneri stanno lavorando anche su aspetti più “romantici”, se vogliamo. Ad esempio. Sarà possibile mantenere il classico tetto in tela arrotolabile? Non è un dettaglio da poco, perché è proprio lì che si gioca una parte dell’identità del modello.La base tecnica potrebbe essere l’architettura “
Smart Car”, già utilizzata su modelli come
Citroën C3, Citroën C3 Aircross e
Fiat Grande Panda. Una piattaforma pensata per essere economica e versatile, ma che ora deve dimostrare di poter scendere ancora di livello, senza compromettere troppo sicurezza e qualità.Resta da capire se Citroën riuscirà davvero a trovare quell’equilibrio sottile tra passato e futuro. Perché
rifare la 2CV non è difficile. Rifarla nel modo giusto, invece, è tutta un’altra storia.[drivek_widget brand_id="citroen" model_id="c3"]